Brilùs, il Pinot Nero dell’Oltrepò che sfida la crisi del vino
- È il caso di Brilùs, giovane progetto nato nell’Oltrepò Pavese e costruito attorno al Pinot Nero, vitigno simbolo di una delle aree più vocate della Lombardia.
- La squadra riunisce professionalità complementari.
- Il Pinot Nero è stato la scelta naturale.
- Il modello operativo rappresenta uno degli aspetti più originali del progetto.
- Nel percorso di crescita, Brilùs annuncia anche la prima partecipazione al Vinitaly.
Nel pieno di una fase difficile per il comparto vitivinicolo, tra riduzione dei consumi, sovrapproduzione e prudenza del mercato, c’è chi decide di investire sulla qualità, sul territorio e su un modello produttivo fuori dagli schemi.
È il caso di Brilùs, giovane progetto nato nell’Oltrepò Pavese e costruito attorno al Pinot Nero, vitigno simbolo di una delle aree più vocate della Lombardia.
L’Oltrepò Pavese è una terra di colline, boschi e vigneti, capace di produrre oltre la metà del vino lombardo.
Qui la viticoltura è documentata fin dal XII secolo e il Pinot Nero trova una delle sue grandi patrie italiane: la più importante del Paese e, secondo molte letture enologiche, tra le aree di riferimento mondiali dopo Borgogna e Champagne.

Accanto alle Bonarde e ai rossi territoriali, il territorio esprime Metodo Classico Docg, bollicine di carattere e vini complessi ancora da scoprire.
A Montù Beccaria, Brilùs nasce circa cinque anni fa dall’incontro di quattro amici uniti da esperienze diverse, ma dalla stessa passione per viaggi, culture, enogastronomia e vino.
Un’idea nata quasi per caso, durante un aperitivo, e diventata presto un progetto imprenditoriale con un obiettivo preciso: raccontare l’Oltrepò Pavese da una prospettiva nuova, più contemporanea e identitaria.
La squadra riunisce professionalità complementari.

Sara Laurendi, calabrese di origine e milanese d’adozione, sommelier Fisar e manager con esperienza nelle vendite e nel marketing strategico per multinazionali del settore gastronomico.
Alberto Varesi, cresciuto in Oltrepò, porta nel progetto il legame diretto con il territorio e l’esperienza dell’azienda di famiglia, attiva da tre generazioni nella distribuzione nazionale di bevande alcoliche.
Luca Galmozzi, antropologo e geografo appassionato di vino, è imprenditore nel comparto del ghiaccio alimentare per l’Horeca.
Amedeo Pagnotta arriva invece dal mondo delle grandi aziende e della consulenza, con competenze nella gestione di progetti complessi.
Quattro percorsi differenti che permettono a Brilùs di osservare il mercato con uno sguardo più ampio rispetto alla sola dimensione vitivinicola.
Proprio per completare il progetto sul piano agricolo ed enologico, l’azienda ha scelto di integrare nella squadra un professionista della vigna e della cantina, figura centrale nel percorso produttivo.
Il Pinot Nero è stato la scelta naturale.

Vitigno francese, delicato e difficile, considerato tra i più nobili al mondo, nell’Oltrepò Pavese trova condizioni ideali per esprimersi soprattutto nella versione spumantizzata.
Per Brilùs, il Metodo Classico può diventare il biglietto da visita più distintivo dell’area: una risposta alla domanda di bollicine di territorio e un modo per valorizzare un patrimonio che non sempre ha ricevuto l’attenzione meritata.
La sostenibilità è una parte essenziale della visione aziendale.
Brilùs collabora con realtà agricole che praticano viticoltura sostenibile e rigenerativa, con uso limitato di trattamenti chimici, tutela della biodiversità, attenzione alla risorsa idrica e lavorazioni minime del suolo.
L’obiettivo è mantenere vivo il terreno, perché da un suolo sano nascono viti più equilibrate e vini più autentici.
Una parte delle vendite viene inoltre destinata a progetti di riforestazione e piantumazione locale, con l’intento di compensare le emissioni residue e contribuire alla rigenerazione degli ecosistemi.
Per Brilùs, fare vino significa custodire il paesaggio che rende possibile quella produzione.
Il modello operativo rappresenta uno degli aspetti più originali del progetto.
I quattro soci partecipano ai momenti della coltivazione, della vendemmia e della vinificazione, ma diventano proprietari del vino dalla fase dell’affinamento sui lieviti.
Da quel momento gestiscono direttamente la sboccatura e, con il supporto dell’enologo, definiscono anche la liqueur d’expédition, elemento decisivo nello stile finale di uno spumante Metodo Classico.
È un’impostazione ancora poco diffusa in Italia, ma consolidata in Champagne, dove grandi Maison hanno sviluppato per decenni modelli produttivi capaci di combinare conferimento, selezione, affinamento e definizione personale della cuvée.
Brilùs guarda a quell’esperienza senza imitarla: il riferimento è il metodo, mentre l’identità resta profondamente legata all’Oltrepò Pavese.
Le etichette principali sono Scintilla ed Estro, due interpretazioni differenti del Pinot Nero e del territorio. Entrambe affrontano un lungo affinamento sui lieviti, di almeno 36 mesi, ma nascono da vigneti diversi e da scelte produttive calibrate per ottenere profili distinti.

Due volti dell’Oltrepò Pavese, pensati per occasioni di consumo e gusti differenti.
Brilùs affronta così una congiuntura delicata per il vino senza rinunciare alla novità.
Il calo dei consumi e l’eccesso di prodotto hanno reso più cauti distributori, ristoratori ed enotecari, spesso orientati verso etichette già affermate.
Eppure la giovane azienda sceglie di rispondere con coraggio, ampliando progressivamente il portafoglio e cercando nuove gemme da valorizzare nel panorama dell’Oltrepò.
L’obiettivo è rafforzare la presenza sul mercato italiano, raggiungere nuove aree geografiche e avviare l’export, convinti che il Metodo Classico italiano abbia ancora molto da raccontare fuori dai confini nazionali.
Nel percorso di crescita, Brilùs annuncia anche la prima partecipazione al Vinitaly.

Il sogno finale è dare al progetto una casa: uno spazio aperto agli appassionati e agli esploratori del vino, dove raccontare il territorio attraverso esperienze immersive di enoturismo.
Un luogo per conoscere l’Oltrepò Pavese oltre gli stereotipi, attraverso le sue vigne, le persone e le bollicine di Pinot Nero.
** articolo a cura della Redazione di Virtù Quotidiane che qui ringraziamo.



