Cala la vendita del vino. Aumentiamo il costo acqua?
- Analizzando le pratiche di alcuni paesi nordici, dove l’acqua ha un prezzo quasi equivalente a quello degli alcolici, possiamo esaminare le implicazioni di questa strategia.
- I consumatori possono interpretare l’aumento dei prezzi dell’acqua come una strategia commerciale ingannevole, piuttosto che un vero invito a scegliere il vino per accompagnare il pasto.
- Questo potrebbe portare a un calo generale delle vendite nel settore ristorativo, poiché i clienti potrebbero preferire di evitare locali che praticano prezzi esorbitanti salvo che questa pratica non venga condivisa all’unanimità.
- Inoltre, l’idea di far pagare l’acqua quanto un vino non tiene conto della crescente domanda di scelte sostenibili e responsabili.
- Alzare quel livello minimo, inserire controlli con macchinari validi e univoci, favorire la vendita a prezzi calmierati di kit di autocontrollo e autogestione e inasprire le pene in maniera severissima ed esemplare per chi viola le regole potrebbero essere soluzioni più agevoli rispetto alla bailamme che si è creata.
Negli ultimi mesi, molte regioni vinicole hanno registrato una preoccupante diminuzione delle vendite di vino.
Questo trend ha sollevato interrogativi in ambito ristorativo e commerciale dove la vendita di vino al tavolo è crollata sino a un secco -30%.
E’ giustificabile l’idea di aumentare il costo dell’acqua per incentivare il consumo di vino?
Analizzando le pratiche di alcuni paesi nordici, dove l’acqua ha un prezzo quasi equivalente a quello degli alcolici, possiamo esaminare le implicazioni di questa strategia.
In Scandinavia, ad esempio, l’acqua in bottiglia costosa è una pratica comune.
Qui, l’acqua è spesso venduta a prezzi superiori rispetto agli alcolici, spingendo i consumatori a valutare meglio le loro scelte ed orientarli verso birra o vino.
Tuttavia, questo non significa necessariamente che il pubblico si orienti verso il consumo del vino con una tale pratica. L’implicazione è anche culturale e gioca un ruolo tutt’altro che secondario.
Anzi, la percezione che da noi si ha del valore dell’acqua è fondamentale.
I consumatori possono interpretare l’aumento dei prezzi dell’acqua come una strategia commerciale ingannevole, piuttosto che un vero invito a scegliere il vino per accompagnare il pasto.
Internazionalmente, il vino è spesso percepito come un prodotto di lusso, ma un aumento artificiale dei costi dell’acqua potrebbe alienare i consumatori.
L’acqua è un elemento essenziale per la vita e la salute; farne lievitare i costi per promuovere il vino potrebbe essere visto come una manovra sleale o, peggio, come una strategia predatoria nei confronti del benessere dei clienti.
Questo potrebbe portare a un calo generale delle vendite nel settore ristorativo, poiché i clienti potrebbero preferire di evitare locali che praticano prezzi esorbitanti salvo che questa pratica non venga condivisa all’unanimità.
Ma resterebbe la questione bambini e minori che non è problema da poco condizionando la loro presenza le scelte dei genitori.
Un altro aspetto da considerare è l’impatto sulla salute pubblica.
Aumentare il costo dell’acqua potrebbe indurre alcuni consumatori a ridurre il loro apporto idrico, a beneficio di alcolici, creando potenziali problemi di idratazione e salute a lungo termine.
Si tratta di una preoccupazione particolarmente rilevante in un contesto in cui i tassi di consumo di alcol sono già elevati in molte culture.
Inoltre, l’idea di far pagare l’acqua quanto un vino non tiene conto della crescente domanda di scelte sostenibili e responsabili.
I consumatori moderni sono sempre più sensibili al tema della sostenibilità, e mantenere il costo dell’acqua a un livello accessibile è visto come un segno di rispetto per l’ambiente e il benessere collettivo.
Opzioni come l’acqua del rubinetto filtrata possono diventare una risposta ai crescenti costi, permettendo di offrire un’alternativa valida e sostenibile e pertanto che non ne giustificherebbe gli aumenti.
Infine, per affrontare la caduta nelle vendite di vino, è necessaria una promozione adeguata e una valorizzazione dei prodotti vinicoli attraverso esperienze autentiche e di qualità e una Legge meno astringente e da stato di Polizia come quella attuale che pone limiti davvero inaccettabili.
Alzare quel livello minimo, inserire controlli con macchinari validi e univoci, favorire la vendita a prezzi calmierati di kit di autocontrollo e autogestione e inasprire le pene in maniera severissima ed esemplare per chi viola le regole potrebbero essere soluzioni più agevoli rispetto alla bailamme che si è creata.
In conclusione, mentre un aumento del costo dell’acqua potrebbe sembrare una soluzione immediata per incentivare il consumo di vino, le implicazioni di tale strategia sono problematiche e potenzialmente dannose.
La vera sfida per il settore sta nel trovare alternative sostenibili e innovative, piuttosto che ricorrere a tattiche commerciali che potrebbero risultare controproducenti nel lungo termine.
Nel frattempo il “dealcolare” ammazza ancora peggio della Legge sulla guida in stato di ebrezza poiché cancella una tradizione millennaria.



