Calabria, bella scoperta: il Bianco di una nuova aurora

i vini in degustazione

Calabria, bella scoperta: il Bianco di una nuova aurora

La degustazione “Calabria, bella scoperta”, organizzata in occasione del recente Vinitaly, è stata un’occasione per conoscere il volto Bianco di una regione dalla ricca biodiversità. Dal Pecorello al Montonico, passando per il Greco Bianco, il tasting è stato un piacevole excursus tra vitigni autoctoni e filosofie di produzione.

C’è un momento, durante le giornate frenetiche del Vinitaly, in cui il rumore della fiera sfuma e ci si ritrova a tu per tu con calici inattesi. Momenti fatti per immergersi appieno nella ricerca mista a sorpresa; quella stessa sensazione che ha accompagnato la degustazione “Calabria, bella scoperta”, organizzata presso il padiglione della regione. Un titolo che è risuonato sin da subito una promessa mantenuta; un titolo che si è di fatto tradotto in un viaggio lento lungo le vigne di una regione che sta imparando a raccontare la sua anima più luminosa e meno scontata. Quella dei vitigni bianchi autoctoni.

Un mosaico di terre e di mani

La degustazione è stata un’occasione per conoscere più da vicino il ricco patchwork di biodiversità calabrese. Da un lato Il Pollino, con i suoi respiri montani che regalano acidità taglienti e verticali; dall’altro le coste, dove il sale del mare sembra quasi depositarsi sulla buccia dell’uva.

Ma l’aspetto forse più interessante del tasting, è stato il raro excursus tra diverse filosofie di vigna. Dalla precisione quasi architettonica di chi progetta il vino con sguardo contemporaneo, alla conduzione silenziosa e ancestrale di chi asseconda la terra con un approccio quasi spirituale. Due facce di una stessa medaglia che restituiscono una biodiversità a molti ancora non nota, perché nascosta dallo stereotipo dei rossi “carichi” e concentrati.

Le etichette in degustazione: parlano gli autoctoni

Ferrocinto – Calabria Bianco “Timpa del Principe” I.G.P. 2024

Greco Bianco e Mantonico. Il naso è un’esplosione di energia mediterranea: fiori di zagara e sambuco, note croccanti di pera, mapo e pesca gialla, pervasi da quella mineralità gessosa che solo i terreni ai piedi del Pollino sanno regalare. In bocca, il sorso è un andirivieni di freschezza vibrante del Mantonico, che pulisce e invita al riassaggio, e la morbidezza sapida del Greco Bianco, che riempie il palato con una persistenza agrumata e quasi salina.

Spiriti Ebbri – Calabria Bianco “Cotidie” I.G.P. 2025

Pecorello, Greco Bianco, Malvasia Bianca, Zibibbo e altri vitigni. Il nome è un invito, quasi un manifesto: Cotidie, ogni giorno. Ma dietro questa apparente semplicità, si cela una complessità che rifugge l’ordinario. Al naso è infatti un mosaico aromatico in continua evoluzione: l’esuberanza floreale della Malvasia e la freschezza citrina del Pecorello si sposano alle note di frutta gialla del Greco Bianco. Il sorso è fresco, quasi croccante, ma si distende subito in una progressione sapida e profonda. Un vino senza filtri che parla di una quotidianità colta e si lascia apprezzare nonostante la gioventù.

A’ Vita – Vino Bianco “Leukò” 2024

70% Greco Bianco, 30% Gaglioppo. È un sorso di Calabria che profuma di mare e di mattine d’estate: un bouquet vivo di fiori bianchi, zagara e piccoli frutti a polpa chiara, con quel tocco minerale che ricorda le rocce baciate dal sole. In bocca, è agile, scattante, con una sapidità vibrante che pulisce il palato e invita immediatamente al sorso successivo. Non è solo un vino, ma un emblema di eleganza nella semplicità.

Cantine Lacquaniti – Calabria Zibibbo “Lumba” I.G.T.

100% Zibibbo. Il naso è un pot-pourri di zagara, uva spina e scorza di cedro, che si sposano armoniosamente con le sfumature salmastre della Costa degli Dei. Il sorso è fresco e sapido, con un finale lungo che ritorna sulle erbe aromatiche ed i fiori bianchi.

Colacino Wines – Terre di Cosenza Bianco “Pecorello” D.O.P. 2024

100% Pecorello. L’olfatto è un blend di zagara, vaniglia, arancia amara, pera estiva con un tocco finissimo di salvia e macchia mediterranea. La bevuta è moderatamente sapida, con una freschezza ridimensionata dall’affinamento in legno che limita il sorso, se non in presenza di abbinamenti. Un vino sicuramente gastronomico che presenta un volto più “muscolosa” del Pecorello.

Antonella Lombardo – Calabria Bianco “Autoritratto” I.G.T.

100% Mantonico. È la firma liquida della viticoltrice sul territorio di origine. Il bouquet è un piacevole rincorrersi di agrumi maturi, ginestra e una nota minerale quasi gessosa, che anticipa un sorso di peculiare tensione. In bocca è avvolgente ma agile; moderatamente morbido e indiscutibilmente sapido. Un vino di carattere e grazia, una istantanea leggibile di un terroir.

Oltre il pregiudizio

Bella scoperta! La Calabria del bianco ha finalmente smesso di essere un’eccezione per diventare una certezza. La degustazione ha confermato che il vino calabrese non è solo muscoli e calore, ma è anche luce, brezza e sottile eleganza. Una regione da scoprire a suon di calici e non solo!

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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