Calabria, la storia nel calice: il racconto e gli assaggi

Calabria, la storia nel calice: il racconto e gli assaggi
sala
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Il 26 gennaio, presso Palazzo Ripetta di Roma, la Calabria si è presentata ad un pubblico di esperti ed operatori di settore raccontando la sua biodiversità. Dal vino all’extravergine, dalle micro-produzioni casearie all’arte dolciaria, la regione ha svelato il suo savoir-faire.

La Calabria in tutta la sua ricchezza, in tutta la sua purezza. Nella cornice di eccezione del Palazzo Ripetta (Relais & Chateaux) di Roma, la regione si è presentata nella sua variegata biodiversità, coinvolgendo un pubblico di esperti ed operatori di settore in un piacevole tour tra calici e taglieri, sorsi ed assaggi.

Una giornata ricca di scoperte che testimonia la “visione di gruppo” di una regione finalmente consapevole delle proprie potenzialità. Una regione dalle mille sfaccettature che sa muoversi all’unisono per valorizzare le produzioni enogastronomiche di eccellenza, attraverso un racconto mai banale. Merito anche di una New Generation che ha saputo imprimere una diversa velocità alle realtà agricole del territorio, alle Istituzioni e agli Enti di Promozione.

La giornata del 26 gennaio, promossa dall’ARSAC (Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese), ha permesso al pubblico di conoscere più da vicino i vitigni autoctoni: dal Gaglioppo al Magliocco Canino, dal Pecorello al Greco Bianco, dallo Zibibbo al Greco Nero, i banchi di assaggio hanno confermato una vastità inattesa del patrimonio ampelografico regionale.

A colpire non è tanto l’alto livello qualitativo, quanto la curiosità degli addetti ai lavori, desiderosi infatti di conoscere più da vicino il patrimonio enogastronomico di una Calabria ormai risoluta a uscire fuori dai propri confini.

Gli assaggi: tra vini, piccoli artigiani e convivialità

Sul fronte dei vitigni, interessanti le riconoscibili sfumature dovute al terroir di vitigni come Zibibbo, Nerello Mascalese ed Aglianico che, stante i loro caratteri, acquisiscono in Calabria tratti assolutamente tipici.

Sul fronte degli assaggi, tutti i vigneron meritano una menzione, per passione e coraggio nel continuare a custodire il bene terra in quest’epoca di cambiamenti climatici. Ma, nell’impossibilità di degustarli tutti, riporto qualche nota ulteriore per le etichette che più mi hanno colpito (senza alcun intento di stilare una classifica).

L’ “Arciglione” – Cirò Rosso 2023 – Cataldo Calabretta (Cirò, KR)

Una certezza per chi conosce ed apprezza la Cirò Revolution. Un vino che rappresenta appieno l’anima di questo territorio vitivinicolo d’elezione del Crotonese. Sapido, ma ammaliante; agile e mai scontato, è il compagno ideale della tavola o di una bevuta tra amici.

 “Fondovalle” – Cirò Rosso Classico 2023 – Espedito Arcuri (Cirò, KR)

Interpretazione più snella della D.O.C., questo calice regala una bevuta meno concentrata, che gioca con il frutto e meno con le spezie. Si lascia bere facilmente e si lascia ricordare per la coesione gustativa.

“Terra rossa” – Calabria I.G.T. 2022 – Tenuta Pacelli (Malvito, CS)

Una piacevole scoperta questa versione in purezza del Magliocco Dolce che sa stuzzicare l’olfatto con un ampio pot-pourri di frutta rossa e fiori, di spezie ed erbe mediterranee. La bocca diverte il palato con una inattesa sapidità, bilanciata dalla morbidezza, per un calice che si lascia apprezzare per eleganza composita.

“Eleuteria” – Calabria I.G.T. 2017 – Tenuta del Travale (Rovito, CS)

Un Nerello Mascalese in purezza di grande concentrazione, che nulla ha in meno rispetto ai parenti etnei. Il bouquet è fine e ricco: le note iniziali di viola e rosa muschiata, lasciano progressivamente il passo a sentori di macchia mediterranea, vegetale di corteccia, ruggine, rabarbaro e spunti ematici. Il finale è una piacevole sinfonia di balsamicità, liquirizia e ricordi marini.

Moscato Passito al Governo di Saracena – Calabria I.G.T. 2015 – Feudo dei Sanseverino (Saracena, CS)

È un distillato di Calabria questa bottiglia che racconta la genesi di uno tra i vini passiti più antichi e pregiati d’Italia. Il Feudo dei Sanseverino produce questo vino secondo l’antica tecnica del “governo”: le uve Guarnaccia e Malvasia vengono raccolte a fine agosto e fatte appassire al sole; in seguito, a ottobre, si raccoglie l’uva Moscatello di Saracena (varietà locale quasi scomparsa) che viene aggiunta al mosto delle prime due uve.

Il calice è quintessenza di un terroir, tra passato e presente: l’olfatto è ricco ed è un tutto integrato di albicocca secca, miele, fichi, mandorle, con note di agrumi canditi e un delicato tocco di erbe aromatiche mediterranee. Al palato è dolce e avvolgente, con una straordinaria complessità aromatica sostenuta da una fresca vena acida che ne impedisce la stucchevolezza. Il finale è estremamente lungo e persistente.

Fuori dal calice, la storia continua: gli altri assaggi

Federica Di Lieto
Federica Di Lieto
I formaggi

Tra le piccole produzioni casearie in degustazione, coordinate dalla brava Federica Di Lieto (chef Freelance), merita sicuramente ricordare Il Caciocavallo di Ciminà (Caseificio Romano Di Rocco e Domenico Sicliano, Ciminà – RC), Presidio Slow Food, riconoscibile per la peculiare forma (presenta due testine) e per il sapore inconfondibile. Il mix di latte crudo di vacca Podolica e capra rende, infatti, questo caciocavallo un esempio di semplicità complessa. Incredibilmente lungo ed aromatico il finale.

Tra le altre eccellenze casearie calabresi, il Pecorino del Monte Poro D.O.P. (Borgo dei Vinci, Sant’Onofrio – VV), fresco e stagionato, è un inno alla tradizione pastorale del vibonese e una riuscita istantanea del territorio. In bocca come al naso, è un viaggio immaginario tra le alture del Monte Poro e si lascia ricordare per una complessa verve aromatica che con la stagionatura si arricchisce di sfumature di frutta secca e boisé.

formaggi
formaggi

Sorprendente rivelazione, la lavorazione di latte caprino e salumi di capra dell’Azienda Agricola Sant’Anna, (Campora San Giovanni – CS) conferma la biodiversità e definisce una riuscita geografica gastronomica del Cosentino. Un poker d’assi (robiola, tronchetto, erborinato e salame) che nulla ha da invidiare ai cugini di Oltralpe per qualità della materia prima e per una lavorazione ineccepibile.

La ricotta di pecora stagionata con foglie di falso pepe (Masseria De Tursi, Strongoli – KR) è un omaggio alla cultura agripastorale del territorio, che sa coinvolgere e sconvolgere piacevolmente per essenzialità. Un capitolato di un antico saper fare ormai sempre più raro.

I salumi

I salumi di suino nero d’Aspromonte di Bruno Piccolo (Locri, RC) e i prodotti ittici di Calabriaittica (Anoia, RC) sono testimonianza viva e golosa di quegli antichi mestieri che resistono in Calabria grazie al coraggio di nuove generazioni, capaci di far tesoro dei saperi trasmessi dalle precedenti.

oli extravergine
oli extravergine

Gli oli

Indiscutibilmente alto il livello qualitativo raggiunto anche nel comparto olivicolo, grazie ad una rinnovata filosofia di coltivazione e lavorazione. Ampia la varietà di cultivar e altrettanto ampia il novero dei profili organolettici di extravergine che diventano così non più mero condimento, ma veicolo aromatico. La degustazione delle etichette presenti (Jungale, Carolea 100% – Azienda Agricola Carvelli, Botricello; Dolce di Rossano Monocultivar – Olearia Geraci, Corigliano; L’aspromontano, Ottobratica, Carolea, Sinopolese – Olearia San Giorgio, San Giorgio Morgeto; Monocultivar Ottobratica -Sorello Garzo, Cerminara; Olio Monocultivar Ottobratica – Elite, San Gregorio d’Ippona; Monocultivar Nocellara del Belice – Tenute Librandi, Vaccarizzo Albanese; Grand Cru, Carolea, Nocellara Messinese – Tenute Cristiano, Lamezia Terme) ha avvalorato il carisma di un team di giovani e capaci olivicoltori, pronti a restituire alle proprie origini il giusto valore.

La “Calabria Straordinaria” ha svelato un valevole senso corale del fare che, dal lavoro tra i campi sino alla promozione di micro-artigiani, porta con sé un maturo senso di appartenenza ed una rete diffusa di nuove professionalità.

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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