Campania Stories 2026 … che bianchi!

Campania Stories 2026 … che bianchi!

Secondo report da Campania Stories 2026, i bianchi; da qualche anno i vini in mostra sono quasi 300. Impensabile di assaggiare in due giorni oltre 270 vini, non solo per la resistenza del degustatore, ma anche per un vero rispetto dei vini e dei produttori.

Bere alla cieca
Bere alla cieca

Ho bevuto i bianchi ignaro del produttore, conoscendo solo Denominazione e annata, e ho scelto interi gruppi omogenei: quest’anno i Bianchi monovarietali e blend  di denominazioni piccole, gli Ischia Doc, i prìncipi dall’Irpinia Fiano (soprattutto di Avellino DOCG) e Greco (quasi esclusivamente DOCG di Tufo), e i Pallagrello 2024 e 2023.

Kalimera
Kalimera

Buoni tutti e cinque gli Ischia (di due sole aziende, Cenatiempo Vini e Antonio Mazzella, rimarchevole che anche con la Biancolella ischitana i risultati migliori sono di vendemmie non recenti: si sono distinti infatti il Gawem 2023 di Mazzella (circa € 60) e il Kalimera 2022 di Cenatiempo (€ 30 circa).

Molto buoni anche due blend di Falanghina e Fiano: uno è il Tenuta Jossa 2022 di Astroni (€ 25-30), l’altro è Garbo bianco 2025 di Masseria di Sessa (€ 11-13). Notevole si è rivelato il Roccamonfina IGT Donna Elena di Porto di Mola: etichettato come “senza annata” ma è una 2023, frutto di una selezione tra le vigne dell’azienda (70% Falanghina, il saldo Fiano e Greco alla pari) e della vinificazione che per circa metà della massa è avvenuta in barrique con sei mesi di affinamento sui  lieviti: il risultato è un vino ricchissimo al naso (tanta frutta e tanti fiori) e assolutamente pieno ed equilibrato all’assaggio e anche discretamente dotato di allungo (€ 17-20).

Ottime notizie dall’Irpinia: Fiano un po’ meglio dei Greco, ma nessuno dei 51 assaggi ha avuto meno di 3 stelle su 5, e 43 li ho giudicati almeno con 4 su cinque.

Fiano di Avellino 2025

Gaudium di I Capitani (€ 15) e Villa Raiano Fiano (€ 15): il primo di buon naso, elegante, e sorso molto intrigante, il secondo aromaticamente completo (agrumato, frutta gialle, anche floreale) e in bocca davvero buono ed equilibrato. Entrambi ****+

Fiano di Avellino 2024 – 2021

Due vini simili, nel sintetizzarli: grandi profumi e sensazioni di bocca assai succose, grande e discretamente lunghi: di nuovo Villa Raiano, con  Alimata 2024 (€ 22), un cru storico, e il grande classico Pietracalda 2024 (€ 15) di Tenuta Capaldo Feudi di San Gregorio; anche loro ****+

Un gradino più su, quando i Fiano iniziano a diventare sublimi e imporsi al palato:
  • Boschi a Lapio 2024 di Macchie Santa Maria (circa € 28) e
  • Arianié 2023, Laura De Vito (€ 26):
    accomunati da un assaggio imponente e da una persistenza notevolissima, si differenziano al naso, il primo più complesso del secondo: ****½
Boschi a Lapio
Boschi a Lapio
A un passo dal vertice:
  • Arianiello 2022, Tenute Capaldo Feudi S.G.: aromi complessi, un accenno di elegante idrocarburo, l’assaggio è imponente ed equilibrato (€ 30). *****-
  • Oi nì 2021, Tenuta Scuotto: esce come Campania Fiano IGT questo che si avvia a diventare un altro grande classico tra i Fiano. Il naso è speciale, complesso, profondo; in bocca molto suadente, calda e armonica (€ 21). *****-
Cinque asterischi:
  • Colle delle ginestre 2022 DOCG Riserva di Tenuta del Meriggio: aromi imponenti, modulati, complessi, che anticipano un sorso notevolissimo, davvero pieno e lungo (€ 19).
  • Versante d’Ercole 2024 e Tognano 2023, entrambi di Rocca del Principe (circa € 19 il primo). Due vini ottimi, dal cuore di Lapio: fantastici e complessi al naso, imponenti, totali e lunghissimi all’assaggio, il secondo (€ 30) mi ha fatto appuntere un Wow!, imponendosi come la degustazione di giornata.
Colle delle Ginestre
Colle delle ginestre

Greco di Tufo 2025

Vesevo della omonima cantina e il Greco di Tufo di Antica Hirpinia i due assaggi da menzionare nella batteria dell’annata: ottimo naso, entrambi molto convincenti all’assaggio: ****+

Greco di Tufo 2024 – 2021

  • Contrada Epitaffio 2024 di Macchie Santa Maria (circa € 28) , aromi che iniziano a diventare più complessi, assaggio fresco, sapido e lungo. ****½
  • Pietrarosa 2024, Cantine Di Prisco (circa € 28) : appena più agrumato e meno minerale al naso, ma l’assaggio resta imponente, lungo, ****½
  • Cutizzi, Riserva 2024 di Tenute Capaldo Feudi di San Gregorio (€ 15): un altro vino quasi sempre al top da 30 anni. Naso molto buono, al sorso si distingue per l’equilibrio. ****½
  • Ponte dei Santi 2024 di Villa Raiano. Aromi eleganti e un assaggio che spicca per dinamismo ed equilibrio (€ 22) . ****½
Ponte dei Santi - Villa Raiano
Ponte dei Santi – Villa Raiano

I top

  • Colle dei Lauri Riserva 2021, Tenuta del Meriggio: presentare due vini, questo e il Fiano, Riserva, si è dimostrata un’idea vincente, al mio gusto. È opinione comune che i bianchi irpini non solo reggono, ma necessitano di anni in più per evolvere, completarsi, affinarsi. Questa 2021 (€ 19) è imponente al naso (un’antologia di agrumi e frutta gialle con spiccate note minerali) e quasi sensazionale all’assaggio.
  • Vigna Laure 2024 e Didymos Riserva 2022 di Cantine Di Marzo. Sono due passi nella storia, oltre che nel gusto eccellente; la loro storia, infatti, risale all’arrivo di Scipione di Marzo a Tufo nel 1647. Invece i vini da questa anteprima sono moderni, brillanti, scanditi nel loro essere cru, e gli altri due vini presentati erano comunque meritevoli) il primo (€ 22) giovane, ma comunque, notevole; il secondo (€ 30) sontuoso al naso e portentoso all’assaggio; fermenta ed affina in anfora, ma la nota è squisitamente tecnica, rimanendo assai marginale al gusto. Il Greco di questa edizione di Campania Stories.
Didymos
Didymos

Al prossimo sunto da CS 2026.

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Come e perché, sono le mie domande preferite. Studi classici e poi Architettura, mi sono sempre occupato di design, fotografia e arte. Sono giornalista pubblicista e dirigo il Caffè, settimanale di politica e cultura a Caserta, scrivendoci, dalla fondazione, soprattutto di fotografia e arte contemporanea. La “chiamata di Bacco” è arrivata grazie ad alcune visite in vigna insieme a produttori appassionatissimi (uno per tutti, Corrado D’Ambra, quanto ci manca!) che di questa passione mi hanno evidentemente contagiato. Docente dei Master of Food sul vino di Slow Food e della Fisar, ritengo che il vino sia un fenomenale condensato di sapere e, soprattutto, di piacere, da trattare, però, senza troppe spocchie.
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