Campania Stories 2026: iniziamo dalle bolle

Campania Stories 2026: iniziamo dalle bolle

L’edizione numero quindici di questa grande anteprima Campania è stata basata in provincia di Caserta, con la Reggia (e in particolar modo le due sale degli appartamenti della Regina, riportate allo splendore vanvitelliano negli ultimi mesi)  a fare da cornice all’inaugurazione e il Vega Palace di Carinaro, struttura che unisce un ristorante fine dining, un bistrot e una pasticceria, per le degustazioni.

da sinistra Ian D'Agata, Fabrizio Fiorenza, Diana Cataldo
da sinistra Ian D’Agata, Fabrizio Fiorenza, Diana Cataldo

E, ovviamente, dal vino iniziamo, ma è impossibile tacere del momento più emozionante della serata inaugurale, cioè la consegna a Ian D’Agata del Premio Maria Felicia Brini, (che era un’ottima produttrice di Falerno e una meravigliosa testimonial dei vini di tutta la nostra provincia, scomparsa troppo presto) consegnato da Fabrizio Fiorenza: D’Agata, che da decenni è una delle voci più autorevoli a raccontare vino e territori, è il direttore dell’International Wine Accademy of Rome, ed è, di fatto, un collezionista di premi per la stampa enogastronomica; per otto anni è stato anche coautore della sezione dedicata all’Italia nella guida tascabile di Hugh Johnson, la guida al vino più venduta al mondo.

Partiamo dagli spumanti, ovviamente

In assaggio c’erano 13 bianchi, 4 rosati e un frizzante rosso, il Gragnano Penisola Sorrentina di Salvatore Martusciello che pur facendo categoria a sé, si è confermato di notevole fattura, di grande naso e bocca gustosa, tipica: un gioiello tradizionale, irrinunciabile per la gastronomia regionale.

Dei 17 assaggi sette sono stati quelli che mi hanno convinto di più, provandoli, come preferisco, alla cieca: quattro dalla nostra provincia, due irpini e un salernitano: da questo partiamo, San Salvatore 1988 Gioì 2022, brut rosé da uve aglianico. Spuma notevole, bel naso di piccoli frutti rossi, eleganti, all’assaggio è un grande piacere, completo, dinamico, fresco, equilibrato e lungo, intorno a 25 euro.

San Salvatore - Gioì
San Salvatore – Gioì

Il Bla Bla Bla 2022 di De Gaeta

Anche il Bla Bla Bla 2022 di De Gaeta è da aglianico, ma stavolta vinificato in bianco, ed è dosato extra brut; dalle uve di Castelvetere sul Calore uno spumante interessantissimo, piacevole e abbastanza complesso al naso, anche questo in bocca è ancora più notevole: equilibrato anche al dosaggio minore, gira assai bene e chiude davvero lungo, in enoteca tra 20 e 25 euro.

De Gaeta - Bla Bla Bla 2022
De Gaeta – Bla Bla Bla 2022

Anni Venti di Cantine Di Marzo

E’ oramai un classico: questo millesimato 2020 è davvero ricco al naso, fruttato e citrico, al gusto conferma le sue qualità di freschezza, sapidità, con una certa rotondità che lo fa essere molto equilibrato; chiude lungo, e lo si trova a circa 30 euro.

Cantine di Marzo - Anni Venti
Cantine di Marzo – Anni Venti

I casertani

Una piacevole sorpresa corale, perché anche gli altri due (La Masseria di Sessa e Masseria Piccirillo) hanno presentato vini che mi sono piaciuti molto, ma appena meno dei sette. Il Pallagrello nero di Cantina di Lisandro è l’unico Metodo Charmat tra i sette: piccoli frutti rossi, fragoline e gelsi, al naso, e anche all’assaggio una buona qualità; freschezza e sapidità danno vita a una dinamica interessante e davvero piacevole, lo si trova tra 20 e 25 euro.

Lisandro - Brut rosè
Lisandro – Brut rosè

Villa Matilde Mata Bianco

E’ invece l’unico non millesimato del mio elenco, ma è comunque frutto di un lunghissimo affinamento sui lieviti di circa 10 anni. Questo spumante da falanghina è rimarchevole nella sua matrice vulcanica, alle falde del Roccamonfina: al naso è ancora fruttato, complesso, con una delicata nota fumé; all’assaggio è più compassato, ovviamente, assolutamente completo, equilibrato e lungo nel finale: appena sopra i 30 euro.

Villa Matilde - Mata Bianco
Villa Matilde – Mata Bianco

Asprinio, finalmente

Caputo 1890 con la 2021. La spuma è molto bella, il naso è agrumato, di marmellata di limoni, sferzante: in bocca il quinquennio trascorso ha fatto del grande piccolo vino di Mario Soldati un efficace vino, che resta dinamico e molto fresco, ma che sa essere abbastanza equilibrato e lungo nel finale: intorno ai 35 euro.

Caputo 1890 - Caputo brut
Caputo 1890 – Caputo brut

La “Coda di pecora”

Ultimo, ma in effetti primo nel mio personalissimo cartellino, è un vino che è un assoluto unicum (e di cui sul Caffè avevamo parlato alla presentazione sul mercato dello spumante): la “Coda di pecora” spumante extra brut del 2021 di Il Verro. Shèeèp (con tre e e due accenti) parte portentoso dal naso, notevole e intrigante, ma conquista all’assaggio, fresco davvero, sapido il giusto, dinamico quasi elettrizzante, equilibrato e davvero lungo: una conferma della sua qualità, a circa 40 euro.

Il Verro - Shèeèp
Il Verro – Shèeèp

I miei report da Campania Stories, che continueranno nelle prossime settimane, non possono prescindere da un grande plauso alla squadra di servizio di AIS Campania, capitanata da Carmine Madonna: la sede di quest’anno non mancava di charme, ma forse difettava un po’ di spazi per i degustatori e di comodità (anche a muoversi) per i sommelier. Bravi, dunque e grazie per la collaborazione efficace.

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Come e perché, sono le mie domande preferite. Studi classici e poi Architettura, mi sono sempre occupato di design, fotografia e arte. Sono giornalista pubblicista e dirigo il Caffè, settimanale di politica e cultura a Caserta, scrivendoci, dalla fondazione, soprattutto di fotografia e arte contemporanea. La “chiamata di Bacco” è arrivata grazie ad alcune visite in vigna insieme a produttori appassionatissimi (uno per tutti, Corrado D’Ambra, quanto ci manca!) che di questa passione mi hanno evidentemente contagiato. Docente dei Master of Food sul vino di Slow Food e della Fisar, ritengo che il vino sia un fenomenale condensato di sapere e, soprattutto, di piacere, da trattare, però, senza troppe spocchie.
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