Cantina del Vermentino. Rivisitazione del disciplinare, il nuovo enologo e le eccellenze
Venire in Sardegna e non visitare la Cantina del Vermentino è davvero un’occasione persa.
Siamo nella sottoregione Gallura, in località Monti, a pochi chilometri dal mare e da Olbia, dove questa cantina sociale grazie agli aiuti della regione ha raggiunto un’evoluzione tecnologica di altissimi livelli.
Ad accoglierci sono stati Marco Piro, agronomo, Menica Meloni responsabile dell’amministrazione e Franco Pirastru direttore commerciale. Tutti dipendenti ma anche soci conferitori.

La cantina vanta un territorio vitato di seicento ettari e circa 350 soci che aderiscono a un rigido disciplinare, producendo l’unico Vermentino Docg della Sardegna. Tutti sottolineano con orgoglio Vermentino della Gallura, e non a caso visto che qui la varietà ha un’espressione tutta propria.
Durante la visita è emerso il profondo cambiamento che sta attraversando la cantina, rimodernando alcuni spazi, liberandone altri a favore di ulteriori strutture e cisterne, insieme all’acquisizione di macchinari di ultima generazione come tutta la fase dell’imbottigliamento, settemila bottiglie a ora, e sistemi di depurazione dell’acqua ultramoderni per la pulizia e sanificazione delle bottiglie. Tutte pratiche condotte con la tecnologia che velocizza le attività e richiede meno personale. Il tutto per una produzione di circa sette milioni di bottiglie l’anno, di cui 2 milioni e duecentomila di Docg. Per l’imbottigliamento si prevedono due linee una per il sughero e una per il tappo a vite destinata all’estero. Le bottiglie infine passano per un tunnel che le asciuga, sempre a temperatura controllata, e permette l’applicazione dell’etichetta.
Il disciplinare prevede un rapporto di uva di cento quintali per ettaro per il Vermentino base e novanta per il Superiore. Da poco sono state richieste alcune modifiche che andranno solo in parte a stravolgere il prodotto e sicuramente a migliorarlo. Al Masaf il mese scorso sono giunte le seguenti richieste: ridurre i parametri delle acidità viste le temperature in aumento, ampliare la forbice del grado alcolico tra il base e il Superiore, quindi almeno tra i 12 gradi e i tredici e mezzo, per evidenziare le differenze. Poter uscire con la Riserva, e prevedere indicazioni di affinamento e permanenza in bottiglia minimi. Aggiungere la versione macerato per dare spazio alle aziende che lo producono.
In futuro si prevede la proposta di menzione delle sottozone e la possibilità di avere vigneti fino ai 600 metri di altitudine.
In Gallura la viticoltura non è stata un caso.
La cantina nasce il 31 luglio del 1956 e quest’anno sarà l’anniversario dei 70 anni con un grande evento in autunno. Questo dimostra una capacità visionaria dei contadini dell’epoca, i viticoltori hanno avuto sempre la volontà di fare vino e questo rientra nel Dna delle popolazioni del posto. La Gallura è un vero centro vitivinicolo che non avrebbe saputo altrimenti esprimere la sua personalità. Oggi i conferitori hanno dal mezzo ettaro ai 35 o più ettari, a seconda delle disponibilità, anche di mezzi e attrezzature.


La cantina
Oggi ampi locali sono la sede di vari contenitori tra acciaio, cemento, legni di diversa grandezza. Quest’anno è subentrato il nuovo enologo, Gaetano La Spina, di origini toscane e profondo conoscitore della Sardegna che avrà un nuovo approccio, portando in cantina 130 barrique di secondo passaggio. Lo stravolgimento andrà pertanto a coprire la produzione di rossi. Su seicento ettari le vendemmie iniziano dopo Ferragosto fino a ottobre e sono prima autorizzate e poi seguite dall’agronomo, ogni conferitore porta le uve che vengono analizzate per definirne la soglia di qualità, sempre nella misura definita per poter lavorare la giusta quantità di uve.


Esiste un’ulteriore restrizione per chi vuole aderire al Prodotto Qualità, prevedendo una resa di 60 quintali ettaro, in base a una selezione già fatta da enologo e agronomo prima della maturazione delle uve.
Il vino che non viene imbottigliato va a confluire nelle damigiane per il vino sfuso. Tutte le bottiglie sono sistemate sui pallet per le spedizioni, disposti da un macchinario anch’esso acquisito di recente.
La bottaia inaugurata nel 1997, conta 700 metri quadri di cantina dove lavorano vini rossi e il Vermentino Arakena, l’unico che fa legno. All’interno le botti grandi da 25 ettolitri, i tonneaux e le barrique appena acquistate per volontà del nuovo enologo, “battezzato” con la vendemmia 2026.
Gli assaggi hanno coperto la gamma dei vini dal frizzante al rosso invecchiato. Proponiamo con piacere Vermentino di Gallura Docg Bàlari 2025, vino frizzante di bassa gradazione (11%), che si esprime tra frutto, freschezza e mineralità. Ottimo da bere in estate.

S’eleme, 2025, una delle etichette storiche. Sorso fragrante, ricco di erbe aromatiche e della freschezza tipica del bianco gallurese, lieve nota ammandorlata al sorso. Si vende in cantina a 5,70 euro ed è un vino che non delude mai.
Funtanaliras, 2025. Una vera ispirazione per il Vermentino, presentato la prima volta nel 1989, da uve vinificate in acciaio. L’equilibrio tra mineralità e freschezza è un connubio imprescindibile, al sorso è sapido, ricorda il mare che si infrange sulle rocce granitiche. Esemplare di questa zona.

Vermentino di Gallura Superiore Aghiloia, 2025, altra etichetta storica. Si aspetta a raccogliere l’uva che nel calice diventa un nettare succoso e complesso. Sorso molto amalgamato, burroso, ampio. La sua morbidezza e l’incedere lento ricordano un’elegante signora.

Arakena, Vermentino di Gallura Superiore, 2024, vino che fa sei mesi di tonneau. Il giallo è dorato brillante, con riflessi verdolini. I sentori sono di elicriso, frutto anche tropicale, la sensazione è di grande estrazione. Al gusto intenso e molto persistente, fresco e sapido è un vino molto raffinato.

Cannonau di Sardegna Doc, Kiri, 2025, vino premiato al Grenache du Monde e che fa solo acciaio. Sorso molto verticale, fresco, immediato, teso e davvero appagante. Colore poco trasparente e elegante.

Tàmara, 2023, Cannonau che fa sei mesi di tonneau. Sorso profondo, intenso, elegante, i sentori richiamano la roccia, il sale, le erbe officinali essiccate. Per un prezzo in enoteca a 8,50 euro.

Cannonau di Sardegna Riserva, Ruè, 2019. Il vino rimane due anni in tonneau, il sorso è molto profondo, intenso, complesso, al colore rubino quasi compatto, con lieve tendenza granato. Il sorso è ampio, slanciato, esprime note di terziarizzazione, mantenendo freschezza e cenni di frutto sul finale molto lungo. Ottimo assaggio per un prezzo in cantina a 16 euro.

Colli del Limbara Rosso Igt, 2018, da un uvaggio tra autoctoni e internazionali, 13 mesi di botte. La stratificazione del sorso è molto complessa, dal frutto essiccato, la confettura, erbe, bosco, humus, mirto, cenni balsamici, spezie. Tannino molto levigato, sorso estremamente equilibrato. Da applauso.
Monti e la sua vocazione al vino
Monti è la zona più vitata in Gallura e la quarta per superficie in Sardegna, raccoglie le produzioni del territorio e nel nome della Cantina del Vermentino ciascun conferitore è come parte di una grande famiglia, questa è la loro forza.
Lasciando la cantina si sentono forti gli odori della terra, i suoni del canto diurno delle cicale, le piante sparse che emanano i loro effluvi fragranti e densi, mentre ci avviciniamo ai vecchi alberi da sughero, che provvedono alle chiusure delle bottiglie, tesorieri di vini preziosi, piccole opere d’arte tutte uniche e figlie del granito e del terreno povero che vige in questa regione, dove il vento sanifica naturalmente e la mano è quella di un’esperienza che qui non è solo ricerca ma è vita stessa.



