Carlin, ti vogliamo bene. Ci rivediamo

Carlin, ti vogliamo bene. Ci rivediamo

Giustino Catalano

Nessuno di noi si aspettava un’eternità di Carlo Petrini, per gli amici e compagni di questo viaggio Slow Food su questo globo “Carlin”, anche se sarebbe stata una delle poche cose che non ci avrebbe fatto male.

Stamattina è piombata sulle teste di tutti la ferale notizia della sua scomparsa nella tarda serata di ieri.

Carlin era sopravvissuto ad una pancreatite che ce lo stava togliendo prima che teorizzasse quello che è concretamente sotto gli occhi di tutti. E da quell’accidente erano passati tantissimi anni.

Mi sono chiesto come avrei spiegato ai miei nipoti chi fosse quest’uomo che ogni volta che lo ascoltavi appena finiva facevi fatica a fermare il battito del cuore che era a mille.

Di come ogni singola parola fosse precursore di stili di vita non solo di noi associati ma di tanti altri.

Se oggi accanto al nome di un prodotto qualsiasi mettiamo una ubicazione o una metodologia di produzione lo dobbiamo a lui. Un pomodoro ha cessato di essere tale per diventare del piennolo, di Torre Guaceto, San Marzano e così via.

Carlin ha dato identità alle cose e nel farlo ha dato identità e dignità a chi le faceva.

Ha creato uno spartiacque tra il cibo e il cibo “buono, pulito e giusto” trasformando ogni boccone di ciascuno di noi in un atto agricolo consapevole.

E lo ha fatto partendo da quelle che erano le depresse Langhe. Dal cappone di Morozzo, Dal peperone corno di bue di Carmagnola.

Da lì cosa sia accaduto è sotto gli occhi di tutti ma ciò che sfugge alla maggior parte delle persone è quella capacità di saper disegnare il futuro, con un pensiero divergente, in maniera diversa e rendertelo possibile mentre lo ritenevi un’utopia.

L’infinita grandezza di Carlin è stata questa.

Si vince immaginando e credendoci. Ci rivedremo.

Nel frattempo buon viaggio e vedrai che ti verrà incontro Libero Masi.

 

Fausto Costagli

Tra i tanti che potrei racconto un solo episodio, quello che per me ha rappresentato il “contatto” più rapido ma più intenso che abbia vissuto con un grande personaggio.

Era il Giugno 2006 ed a Sanremo (Imperia) in occasione del sesto Congresso di Slow Food Italia si celebrarono anche i venti anni di vita dell’Associazione che partendo dall’Italia aveva conquistato il mondo.

In quei tre intensissimi giorni, in qualità di delegato regionale, ero tra i 600 partecipanti e mi trovai a contatto con personaggi di levatura nazionale.

Tra questi i politici Gianni Alemanno e Piero Fassino, la giornalista Luciana Castellina, lo scrittore Folco Portinari e molti altri.

Praticamente “inaugurammo” il nuovissimo Palafiori utilizzando la sua ampia sala congressi ed i saloni adiacenti che ci accolsero nei mega bouffet delle pause pranzo.

Nel pomeriggio del secondo giorno tutti al Teatro Ariston per assistere ad uno spettacolo di due ore con la partecipazione di tantissimi artisti amici di Slow Food.

Cito solo Lella Costa e Francesco Guccini ma so di far torto a decine di altri.

Alla sera ci trasferimmo tutti ad Arma di Taggia dove ci aspettava una festa particolare.

Un tratto dell’ampia spiaggia era stato dedicato a Slow Food con palco e pista da ballo e con il meglio dei cibi e dei prodotti della Liguria disposti in varie tavolate.

Per raggiungere la spiaggia, evitando di riempirsi le scarpe di sabbia, era stato allestito un camminamento con tavoloni di legno.

Mentre percorrevo quello stretto passaggio mi incontrai con Carlo Petrini ed ebbi con lui quello che è stato il “contatto” di cui accennavo.

Io procedevo verso il palco mentre Carlo veniva in senso inverso, quando fummo uno di faccia all’altro, per non scendere sulla sabbia, ci prendemmo in una sorta di abbraccio ruotando le rispettive posizioni.

In quel momento nel mentre che le mie mani erano sulle sue spalle e viceversa, lui guardandomi negli occhi mi disse <Grande> ed io sorridendo gli risposi <Immenso>.

Poi ognuno riprese il proprio cammino.

Cinque secondi, due parole, un abbraccio, per sempre nella mente.

Michele Polignieri

Dominus.
Ti chiamavo cosi quasi a testimoniare il rispetto reverenziale che nutrivo nei tuoi confronti.
Non perchè fossi il datore di lavoro cui si deve ogni sorta di piaggeria, ma semplicemente perchè ti riconoscevo  quell’eleganza intellettuale che era innata in te.
Lo stile, diceva Giorgio Armani, si puo costruire, ma l’eleganza no.
Quello è un dono naturale, e tu ne avevi di eleganza emozionale, intellettuale e, soprattutto, creativa.
Quella creatività, cioè, che ha consentito all’intero pianeta di fare la conoscenza del tuo nome, tanto da farti meritare, anni fa, la prima telefonata che un pontefice facesse appena insediato,  sino a diventarne il più importante ispiratore , “Comunità Laudato SI” .
Sei stato una luce nel mondo, una luce viva mai prona ai compromessi anche se, per motivi oggettivi, qualche concessione è stata necessaria per poter realizzare l’immensa tua opera.
Dal Salone del Gusto di Torino, a Terra Madre sino al capolavoro cui la Ministra Moratti non potè ostacolare alcun diniego: l’Università delle Scienze Gastronomiche con la sua splendida sede albertina di Pollenzo.
Molti ti seguivano senza sapere perchè.
Come fossi un pifferaio.
Ma io ebbi modo di intercettare quella scintilla di briosità di pensiero.
Quella che ti fece individuare dal mondo intero come il più degno, tra i contemporanei,  cui riconoscere il Premio Nobel
Per la Pace che non si è fatto in tempo a farti recapitare.

Alessandro Manna

Grazie!, è la prima parola da dirgli.

Senza l’intuizione e la sensibilità e la capacità comunicativa e il suo carisma molti dei nostri piaceri contemporanei sarebbero scomparsi.

Molte delle conquiste di noi consumatori (ma lui, immaginifico, ci definiva co-produttori) non ci sarebbero state.

Molta della considerazione che il mondo del cibo – dai produttori di bontà ai cuochi, dai viticoltori ai pizzaioli, dai casari agli osti – semplicemente non avrebbe potuto essere.

Tutta la considerazione che il cibo (a partire da quello italiano) è qualcosa che conforma tradizione e cultura, rispetto ambientale e progresso, semplicemente non avrebbe avuto senso.

Grazie per i gusti che siamo riusciti a conservare, per i gesti, le tradizioni, per i piaceri che riusciamo a conservare.

Per quanto il cibo e il vino (e le birre e le altre bevande) siano diventati centrali per il loro senso di bontà, di rispetto ambientale e di giusta remunerazione e di quanto sia in fondo piacevole litigare su chi fa la genovese migliore e qual è il Bric migliore per il Barolo, con la consapevolezza che è dalla terra che nascono i sapori.

Grazie, dunque, Carlin: persino l’Unesco sarebbe stata meno completa senza di te.

Marco Lombardi

La Cinegustologia è ufficialmente nata nel 2007 con un laboratorio che ho tenuto all’università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo grazie all’attuale rettore, Nicola Perullo, e grazie a lui, Carlo Petrini.

Da piemontese l’ho spesso incontrato a Terra Madre e al Salone del Gusto di Torino.

Ho ancora negli occhi la sua passione e la sua vera verità.

Quella che oggi permette a tutti quanti noi di mangiare un po’ meno peggio che in passato, e di guardare negli occhi le tematiche ambientali che prima di lui neanche avevano diritto di cittadinanza.

Occupandomi anche di cinema, ogni tanto ho condotto dei cineforum presso il bellissimo cinema Vittoria di Bra, che si trova proprio davanti casa sua.

Diverse persone mi hanno raccontato, negli ultimi tempi, la pena di vederlo uscire di casa con fatica, ma anche con la sua solita dignità, profonda e umanissima.

La sua Slow Food, prima che diventasse “multinazionale”, è stata una delle invenzioni più importanti del secondo ‘900. Grazie, Carlin, bevi delle buone Barbere non barriccate, in cielo.

Questo articolo è stato visualizzato: 111143 volte.
Condividi Questo Articolo
Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
Nato in Calabria nel marzo del 58 da genitori pugliesi, esercita la professione di Medico Veterinario Igienista (Qualità e Sicurezza Alimentare) presso la ASL BARI come Dirigente Medico Veterinario Area Ispezione e Controllo degli Alimenti di Origine Animale. Laureatosi in Medicina Veterinaria nel 1985,  consegue la seconda Laurea in Scienze della Maricoltura ed Igiene dei Prodotti Ittici presso l'UNIBA nel 2007. Esercita per quanto previsto per i medici e veterinari del Servizio Sanitario Nazionale, la libera professione intra moenia ad Altamura a favore di animali d’affezione.  Si occupa da sempre di produzione agro alimentare, è stato curatore/relatore per corsi sui formaggi, sulle carni e  salumi, oltre  referente regionale in Puglia, dal 2007 al 2014, del progetto educativo e di formazione per i docenti del MIUR "Orto in Condotta". Fonda nel 2007 l’Associazione “Il Sogno di Arlecchino_Ricerca e tutela della Biodiversità” che candida alla gestione del progetto pilota “CENTRO STUDI PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ E DEL TURISMO SOSTENIBILE” ed all’utilizzo di terapie “altre” nel contesto del disagio mentale. Sommelier con diploma AIS , ha collaborato al progetto editoriale dell’A.I.S. Puglia “Messaggi in Bottiglia” e di Slow Food Editore "Extravergine". E’ Iscritto dal 2011, presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, all’Albo Nazionale degli Assaggiatori di Olii di Oliva Vergine ed Extravergine ed è   membro effettivo del Gruppo Panel di assaggio olio DOP Terre di Bari, presso la Camera di Commercio di Bari.  Impegna la propria competenza istituzionale, per declinare al meglio le tematiche inerenti la produzione agro zootecnica e la valorizzazione dei prodotti di qualità sanitaria, etica e nutrizionale anche in attività extra professionali, attraverso l'organizzazione in ambito Universitario di eventi a carattere scientifico e di aggiornamento professionale; nel 2015 consegue il Master Universitario in Cultura dell'Alimentazione e delle Tradizioni eno gastronomiche, presso l'Università degli Studi UNIROMA 2 di Tor Vergata.Ha governato la Condotta Slow Food delle Murge dal 2010 al 2018
Sono nato a Massa Marittima (GR) il 13 febbraio 1951. Vigile urbano prima e funzuinario all’Ufficio Urbanistica poi, la mia vita è sempre stata guidata da un forte spirito di gratuità e amore per la Maremma. Nel 1985 ho anticipato i tempi, fondando l'Associazione "Amici della Birra", diventata un riferimento nazionale. Con Slow Food, però, dal 2002 al 2018, ho dato forma a progetti di grande impatto sociale e ambientale. Ho collaborato attivamente con Slow Food Editore alla stesura di storiche guide (Osterie d'Italia, Guida agli Extravergini, Vini d’Italia e molte altre), mettendo la mia esperienza al servizio della narrazione gastronomica e produttiva del Paese. Nel 2018 ho lasciato gli incarichi attivi in Slow Food per dedicarmi a tempo pieno alle mie passioni più care: fare il nonno e scrivere. Oggi collaboro stabilmente con La Torre Massetana e nel 2024 ho pubblicato per Ouverture Editore la mia raccolta di racconti: "Nonno, mi racconti una storia".
Come e perché, sono le mie domande preferite. Studi classici e poi Architettura, mi sono sempre occupato di design, fotografia e arte. Sono giornalista pubblicista e dirigo il Caffè, settimanale di politica e cultura a Caserta, scrivendoci, dalla fondazione, soprattutto di fotografia e arte contemporanea. La “chiamata di Bacco” è arrivata grazie ad alcune visite in vigna insieme a produttori appassionatissimi (uno per tutti, Corrado D’Ambra, quanto ci manca!) che di questa passione mi hanno evidentemente contagiato. Docente dei Master of Food sul vino di Slow Food e della Fisar, ritengo che il vino sia un fenomenale condensato di sapere e, soprattutto, di piacere, da trattare, però, senza troppe spocchie.
Giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico per Il Messaggero, Gambero Rosso, Radio Roma Capitale e Cinecritica. Insegna Giornalismo Culturale e Storia dell'alimentazione in Sapienza, ed è regista del film Fritti dalle stelle, un documentario satirico sull'alta ristorazione visibile su Prime video. È inoltre autore e conduttore del programma "Come ti cucino un film", in onda su Gambero Rosso Channel, nel quale - grazie alla Cinestologia - racconta il cinema con delle associazioni alla tavola.
Nessun commento

Lascia un commento