Cascina Clarabella, metodo classico e di più
L’azienda agricola nasce per aiutare ad integrarsi le persone fragile a valle della Legge Basaglia, oggi è una delle realtà più rilevanti del Franciacorta.
La Franciacorta è una zona collinare della Lombardia, situata in provincia di Brescia, tra la città di Brescia e la sponda meridionale del Lago d’Iseo. Ciò che la rende però famosa in tutto il mondo, non è il lago o i castelli e i vecchi borghi, prevalentemente longobardi, che la caratterizzano, ma la produzione del metodo classico Franciacorta DOCG.
Cascina Clarabella
I trenta ettari della Cascina Clarabella sorgono in questo territorio sulle rive del lago d’Iseo, laddove chardonnay e pinot nero trovano una capacità espressiva importante, tanto da rendere lo spumante lombardo una delle eccellenze enologiche del nostro paese.

Ma la Cascina Clarabella non è solo un’azienda vinicola, esclusivamente dedicata al biologico, ma un progetto sociale che affonda le sue radici negli anni ’90 come eredità della Legge Basaglia, una legge che ha portato la fragilità psichica a non essere più considerata una forma irreversibile, mettendo al centro il malato e non più la sua mera detenzione.

A raccontarci la storia della Cascina Clarabella è uno dei suoi responsabili, Alessandro Mogavero.

Clarabella agricola
Clarabella agricola nasce nel 2002, su un piccolo solco già tracciato che ha inizio alla fine degli anni ’80 come effetto della Legge Basaglia approvata nel 1978. La legge prevedeva la chiusura dei centri di salute mentale (manicomi) e un diverso approccio alle fragilità psichiche, partendo dall’ipotesi del loro possibile inserimento sociale, anche e soprattutto attraverso percorsi lavorativi. Su input del dipartimento sanitario del territorio nasce la prima cooperativa Is.Pa.Ro, che ha dato origine poi al gruppo: classica cooperativa di giardinieri, per la manutenzione del verde, sia pubblico che privato la cooperativa è cresciuta entrando anche nel settore pulizie civili e industriali. Nel decennio ‘90 -2000 si è constatato che il percorso di recupero attraverso l’integrazione lavorativa, l’inclusione, le cure e l’attenzione sulla persona funzionava. Nel 2002 nasce Clarabella agricola.
Anche il nome è frutto del suo obiettivo, l’inclusione. A darglielo, Italo, un tipo bello tosto che non rispondeva mai, neanche al saluto. Mentre si sceglieva il nome comparve laddove si erano riuniti e qualcuno gli chiese, chissà quanto seriamente, che nome avrebbe dato alla nuova cooperativa. E lui, con naturalezza assoluta, disse Clarabella. Il perché, raccontano, rimase incomprensibile nel fiume di parole successivo. Ma ci stava. L’edificio della riunione era in precedenza una stalla; Clarabella come personaggio Disney è una mucca. Stabilito il nome la parte fondamentale per lo sviluppo della cooperativa è stato l’approccio: non hanno mai ragionato come cooperativa sociale ma come società cooperativa, inserendo al loro interno le professionalità necessarie per il suo sviluppo.
La scelta dell’agricoltura biologica

Il primo vigneto è stato piantata nel 2003, in regime da subito di agricoltura biologica. Tale scelta si è basata su un discorso di coerenza con il progetto già avviato, mirato alla cura e all’attenzione sulla persona. Hanno ritenuto giusto replicare lo stesso concetto anche nei confronti di un territorio. E se venti anni or sono pensavano di limitarsi a 6/7 ettari di vigneti, oggi sono a 13 ettari in quattro zone diverse della Franciacorta. Oggi la cantina è il core business di Clarabella Agricola. Alla quale hanno affiancato anche la produzione dell’olio. Ma il progetto primario è alla base della Cascina Clarabella. Oggi sono 28 lavoratori o soci lavoratori e quasi il 50% di loro derivano da inserimento sociale. L’inserimento lavorativo vero e proprio ha raggiunto un livello di autonomia abbastanza importante. Il tutto in relazione stretta con l’azienda ospedaliera del territorio, per quanto riguarda il monitoraggio, la cura, l’assistenza.





