Ceci di Maremma
Girovagando in tutta la Maremma sino alle pendici dell’Amiata ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone che hanno accresciuto le mie conoscenze gastronomiche.
La mia voglia di apprendere storie sulle tradizioni mi porta oggi a condividere dei racconti che hanno come legame l’utilizzo dei ceci.
Ceciarelli
Nella tradizione gastronomica che dalla zona di Pitigliano abbraccia l’Amiata i Ceciarelli sono dei minuscoli gnocchi realizzati con l’utilizzo di uova della farina e del sale con cui si prepara un insieme abbastanza tenace.
La pasta ottenuta viene sbriciolata con le mani farinose in modo da creare i ceciarelli poi, una volta eliminata la farina in eccesso, vengono cotti nel brodo o in una minestra.
A Pitigliano è chiamata “La minestra della Sciorna” dal soprannome di quella donna che l’aveva realizzata per la prima volta.
A Roccalbegna assume il nome di “Ceciarelli con le sorti” quando al brodo e ai ceciarelli vengono aggiunti dei piccoli dadini di rigatino o di salsiccia secca precedentemente cotti in un soffritto di cipolla ed olio d’oliva.
Aggiunti al brodo si disperdono e toccano in “sorte” ai vari commensali.
Ceci e Ceciarelli
Questa ricetta me l’ha detta un abile cuoca casalinga appassionata di cucina a 360 gradi.
Loredana Rabai abitante ad Arcidosso e Roccalbegna.
La ricetta, che ha radici ben diffuse nella zona grossetana, in questo caso è animata dai ricordi di Loredana che sin da bambina ha seguito la cucina familiare.
< Abitavamo a Vallerona, una località tra Santa Caterina e Cana nel Comune di Roccalbegna, per merito dei suoi terreni particolarmente adatti offriva dei ceci grossi e molto saporiti.
Ogni anno mio babbo ne seminava moltissimi ed avevamo dei raccolti che aiutavano il sostegno alimentare della famiglia.
I Ceciarelli la mia mamma li cuoceva in una minestra di ceci, andando proprio ad utilizzare i legumi coltivati nel nostro territorio.
Metteva i ceci ad ammollare per una nottata e infine li lessava.
Poi li metteva in un tegame con olio, uno spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino, un poco di conserva di pomodoro.
Dopo averli cotti toglieva l’aglio e il rosmarino e poi li passava, aggiungeva acqua in modo da farne una minestra, una volta portata a ebollizione aggiungeva i ceciarelli.
Mamma li faceva così: sbatteva un uovo con un poco di sale, poi allargava sulla spianatoia della farina e con una forchetta ci faceva colare sopra l’uovo.
Sempre con la forchetta lavorava l’impasto rendendolo tenace e poi con le mani faceva dei “pallottolini”simili a minuscoli ceci, una volta che si erano asciugati venivano cotti nella minestra>.
Zuppa di ceci e costine di maiale
La ricetta di questa zuppa mi è stata raccontata da una grande appassionata di cucina: Simonetta Marilli che abita a Castel del Piano.
La ricetta proviene da un retaggio familiare, a Simonetta gliela ha insegnata la nonna di suo marito che proveniva dalla località Marroneto di Santa Fiora.
E’comunque diffusa in varie parti dell’Amiata con dosi e tempistiche variabili di casa in casa.
Fare un soffritto con cipolla ben appassita (è preferibile la bianca ma va bene usare pure la rossa o quella dorata).
Ammollare i ceci per una nottata e poi lessarli senza buttare l’acqua di cottura.
Cuocere delle costine di maiale alla brace, più piccole possibile (anche se quelle più grosse sono più saporite).
Quando sono cotte vanno messe insieme al soffritto di cipolla, poi fatte insaporire aggiungendo: sale pepe peperoncino e paprica piccante (se piace).
Quindi versare i ceci e della passata di pomodoro, fare insaporire il tutto, aggiungere un poco dell’acqua di cottura dei ceci ed un poco di brodo vegetale, mantenere il tutto a fuoco medio fino a cottura completata.
Se la zuppa viene fatta assodare molto può essere mangiata solo con le costine, se viene lasciata più liscia si può mettere del pane abbrustolito ricoperto con la parte liquida.
Un alternativa può essere farla a minestra mettendo della pasta tipo ditalini.
Può essere mangiata anche fredda, la tradizione vuole che venisse portata ai boscaioli per dargli nutrimento ed energia nel loro duro lavoro.
Una curiosità: il Cece Nero di Sorano
Conosciuto anche come Cece Nero della Maremma si presenta con chicchi piccoli, rugosi, dal colore scuro.
Hanno una buccia molto tenace, per questo abbisognano di un lungo periodo in ammollo (sino a 24 ore) prima di essere lessati.
Anche la cottura è abbastanza lunga, circa un ora e mezzo a fuoco basso; per la loro consistenza vellutata e cremosa sono ideali per passati e creme.
Hanno un sapore molto intenso diverso dagli altri ceci.
Ottimi per delle minestre, vellutate, passati o in insalata conditi con un buon olio extravergine di oliva; come tutti i legumi sono ricchi di proteine, fibre, vitamine e minerali.
La tradizione locale vuole che portino fortuna sia a mangiarli che darli (o averli) in regalo.



