Chianti Classico Collection 2026 fa il pieno di presenze e apprezzamento
Un’edizione quella del 2026, la trentatreesima, che ha fatto davvero i numeri. Chianti Classico Collection conferma ancora una volta il Gallo Nero come riferimento per una cultura del vino che va sempre modificando i suoi parametri e definendo le linee per il futuro. Le aziende presenti 223, 400 i giornalisti da oltre venti paesi, 1500 operatori italiani, 500 appassionati da tutta Italia per visitare gli stand.

Gli operatori stampa e i giornalisti sono stati accolti nella sala per la degustazione seduta e servita in un momento topico dell’anno, in cui le annate si confrontano e si tirano le somme. Il vino non mente e soprattutto le annate che sono cartina di tornasole impeccabile per capire l’andamento di una vendemmia e il risultato nel calice. Ma prima di tutto il vino come cultura, che è il motto portante dell’anno 2026, all’entrata della Stazione Leopolda il monito Wine is Culture sopra un bacco di tre metri su uno sfondo nero e rosso porpora.
La sfilata dei vini è cinematografica, tra il set e la realtà il confine è un preludio al gusto e all’assaggio che si apre su uno scenario immersivo. L’atmosfera raccoglie chi partecipa amplificando l’emozione di far parte di qualcosa di grandioso, un’élite che è voce e matrice di un dettato, quello enoico, tracciato da più linee identitarie, non solo la mano del viticoltore, ma anche il territorio, la storia, l’entroterra culturale. Il know how che si sposa col sentire comune di una denominazione che si è fatta gruppo compatto, quella del Chianti Classico, dal passato ambiguo e difficile ma che ha raddrizzato il tiro col contingentamento dei vigneti, il disciplinare stringente e l’obiettivo di qualità dato ulteriormentecon le Uga, Unità Geografiche Aggiuntive e la Gran Selezione.

Il mercato
Parlando ancora di numeri, l’andamento del mercato nel 2025 ha confermato il buon momento della denominazione, con una crescita in volume di oltre l’1% e un incremento in valore del 2,6% rispetto al 2024. Un risultato particolarmente significativo in un contesto globale complesso, segnato da dazi, instabilità dei consumi e un potere d’acquisto in calo. Il Chianti Classico, invece, naviga con rotta salda grazie a una strategia orientata al valore e a una crescente affezione verso le sue tipologie premium: Riserva e soprattutto Gran Selezione, che rappresentano oggi il 43% del volume e il 55,2% del valore complessivo.
In Italia, che oggi vale il 19% delle vendite, l’approccio “bere meno, bere meglio” spinge la domanda verso posizionamenti più alti, con una preferenza marcata proprio per la Gran Selezione, sempre più percepita come simbolo qualitativo del Gallo Nero.
Sul fronte estero, il Nord America domina con forza crescente. Gli Usa salgono dal 36% al 37% in volume, nonostante i dazi portati al 15%, mentre il Canada compie un balzo dal 10% al 12%, pari a una crescita del 33%. Ancora più impressionanti i risultati per le tipologie premium: negli Usa la Riserva cresce del 14% e la Gran Selezione del 20%, mentre in Canada entrambe salgono di quasi il 30%. Una conferma solida dell’attaccamento del consumatore nordamericano.
Quello che emerge da questa edizione è un forte attaccamento al valore del vino che è non solo prodotto e bevanda di eccellenza, ma anche un tramite per comunicare il passato di un territorio, la sua presenza attiva e lo sguardo al futuro, tramite ricerca e rinnovata energia. Il vino nel Chianti Classico racconta il territorio, la sua storia, le tradizioni, le ricchezze artistiche, è modello di come si possano condividere valori e incentivare la convivialità, la ricchezza umana di chi lo produce e di chi lo consuma, in un percorso inesauribile che, guardando incessantemente alla qualità, traduce nel mondo un esempio virtuoso e impeccabile.

Le annate a confronto: 2023 vs 2024
In un confronto tra le annate, si evidenziano intanto le differenze climatiche che viaggiano da 2023 a 2024 su binari quasi opposti, ma complementari. La 2023, annus horribilis per la viticoltura, offre vini a dir poco difficili, impulsivi, corposi, di grande presenza ma di ardua interpretazione. Nel quadro complessivo di una qualità che non si smentisce, come critici siamo costretti a sottolineare i difetti ma senza eccedere, perché nel 2023 i viticoltori hanno davvero fatto del loro meglio a fronte di un meteo impietoso. Vini mediterranei, rotondi e caldi, dal gusto intenso ma a tratti poco persistenti, quasi spenti. Tannini inquieti, poco domati, sorsi angusti, chiusi e che non hanno respirato. Un vorrei ma non posso dove le aziende hanno davvero lottato per sopravvivere.
L’annata 2024 si è risollevata e i produttori hanno fatto bene i loro compiti in vigna. I vini risultano freschi, agrumati, dai sentori floreali compatti e piacevoli, fragranze più sinuose, sussurrate, meno impeto e maggiore eleganza. Un sorso schietto, vispo e agile, immediato ma non per questo non promettente a una durata nel tempo che siamo curiosi di osservare, per la Riserva e soprattutto la Gran Selezione. Vini ben adatti ad accompagnare il cibo, in una visione “giovane” del bere, meno complessa, più affidabile e sincera. Anche in questo caso alcune etichette mancano di lunghezza, di previsione, tannini meno coesi e ruvidi, qualche imprecisione in cantina. Nel complesso però una rinascita del Chianti Classico verso note più appaganti e meno celebrali.

Qualche assaggio
Chianti Classico Docg 2024, Banfi. Frutto al naso, in bocca fresco e minerale, arricchito dalla nota vegetale del Cabernet che esulta sul finale. Da uve Sangiovese 85%, Cabernet Sauvignon 10%, Merlot 5%
Chianti Classico Docg 2024, Belvedere1, equilibrato, speziato e fresco, Sangiovese in purezza.
Chianti Classico Docg 2024, Casale dello Sparviero, biologico. Buono al naso, invitante. Bocca minerale, vivace, scattante. Sangiovese 95%, Canaiolo 5% che gli dona brio, gusto e uno slancio di vitalità.
Chianti Classico Docg 2024, Castello di Meleto, biologico. Al naso molto fruttato, note di amarena, ciliegia, molto lungo al sorso. Beva appagante. Sangiovese 95%, Merlot 5%. Molto buono.
Chianti Classico Docg 2023, Arillo in Terrabianca, Sacello, vino minerale, sorso freschissimo, gioviale, allegro, note mediterranee e speziate in equilibrio con sentori fruttati lo rendono completo e gradevole. 100% Sangiovese.
Chianti Classico Docg 2023, Calcamura, lievi note di tostatura, vaniglia, spezie dolci, tannini levigati e piacevoli, presenti. Buon sorso di Sangiovese 100%.
Chianti Classico Docg 2023, Castello di Bossi, biologico, tanto frutto scuro, prugna, note tostate a seguire, complesso con finale ammandorlato. Non smentisce il nome dell’azienda. Ottimo vino seppur in annata difficile. 100% Sangiovese.
Chianti Classico Docg 2023, Castello di Radda, biologico, vino profumato, agile, schietto. Molto buono. Sangiovese 95% e Canaiolo 5%.
Chianti Classico Docg 2023, Istine, biologico. Ben bilanciato tra le note fruttate e la mineralità crescente e progressiva. Sorso lungo e tanta freschezza anche sul finale. Ottimo esempio di Sangiovese in purezza.

Conclusioni e considerazioni
Terminiamo con un piccolo appunto sulla presenza di alcuni vitigni territoriali e/o internazionali a completare la ricchezza del Sangiovese ma talvolta a riequilibrare austerità e fiacchezza. Il Merlot arrotonda e ispessisce, il Canaiolo dona carattere e slancio con note talvolta fruttate, un vitigno “ganzo”. Il Cabernet Sauvignon integra e affina le mineralità e gli aromi varietali con un sorso in parte impegnativo, ma sempre autentico.
Per le Gran Selezioni in molti casi alziamo gli applausi perché il trend verso apici eccezionali si manifesta grazie alle Uga e alle loro spinte direzionali e un maestoso lavoro in vigna, a ridipingere in stile italico un richiamo alle selezioni francese della singola vigna o Cru. Meno accento sulle Riserve che hanno bisogno di una piccola rispolverata e un richiamo più brillante verso il futuro, in questa loro fase ormai intermedia che guarda al passato ma senza vigore sufficiente per affrontare nuovi mercati o tendenze giovanilistiche. L’Annata strizza l’occhio invece all’ora e adesso, un sorso che sa di territorio, collina e gioia nel bere e nel fare vino. Parla una lingua contemporanea ma saprebbe anche improvvisare a soli interessanti con una certa spregiudicatezza. Tra la Gran selezione e l’Annata si gioca il futuro del Chianti Classico.
Grazie a un’organizzazione monumentale e impeccabile.





