CioccolaTò 2026

CioccolaTò 2026

CioccolaTò 2026

Torino rilancia il suo simbolo e lo trasforma in progetto

Con l’inaugurazione ufficiale e il tradizionale taglio del nastro, Torino ha dato il via all’edizione 2026 di CioccolaTò, in programma dal 13 al 17 febbraio. Ma ridurre tutto a un’apertura istituzionale sarebbe limitante. L’impressione, fin dalle prime ore, è che la città non stia semplicemente ospitando un evento: stia riaffermando una parte della propria identità.

Non una fiera di settore, bensì una festa diffusa che rimette il cioccolato al centro di un racconto culturale. Un racconto che intreccia eleganza sabauda e capacità imprenditoriale, memoria artigiana e ricerca contemporanea. In una città che ha costruito la propria reputazione dolciaria tra gianduiotti e grandi maestri, l’obiettivo oggi è più ambizioso: traghettare quella tradizione verso una dimensione attuale, capace di dialogare con le nuove sensibilità del gusto.

la manifestazione
la manifestazione

Il progetto guarda avanti su due direttrici. Da un lato, consolidare il valore del saper fare torinese, che ha reso il capoluogo piemontese una delle capitali europee del cioccolato. Dall’altro, aprirsi a temi sempre più centrali: sostenibilità della filiera, tracciabilità del cacao, attenzione alla materia prima, contaminazioni con il mondo del vino, della mixology e dell’alta cucina.

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CioccolaTò si propone così come spazio di convergenza: non soltanto appuntamento annuale, ma piattaforma di confronto tra produttori, professionisti dell’ospitalità, comunicatori e pubblico curioso. Un laboratorio che supera la dimensione della semplice “kermesse” per diventare occasione di riflessione collettiva.

Un format che si consolida e una memoria che evolve

Promosso dalla Camera di Commercio e dal Comune di Torino, l’evento conferma l’impianto organizzativo già sperimentato nel 2025. Cuore della manifestazione è Piazza Vittorio Veneto, con 70 stand dedicati ai mastri cioccolatieri, affiancati dall’area talk “Casa del Cioccolato” e dalla “Fabbrica del Cioccolato”, dove il pubblico può osservare dal vivo le fasi di lavorazione.

Un format che combina esposizione, degustazione guidata, incontri divulgativi e spazi dedicati ai professionisti del settore.

gli stand
La fabbrica e la casa del cioccolato

Significativa anche la composizione dei partecipanti: il 45% dei circa 60 produttori presenti arriva da fuori regione, e alcuni dall’estero. Segnale di una crescente attrattività nazionale e internazionale. Non semplici rivenditori, ma artigiani e aziende che portano a Torino la propria interpretazione del cacao.

Per Torino, CioccolaTò non è un appuntamento stagionale qualsiasi. È un esercizio di memoria condivisa. Passeggiare tra gli stand significa ritrovare parole familiari, come nocciola,

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gianduia, cremino, ma anche scoprire nuove sperimentazioni e profili aromatici.

Negli ultimi anni la città ha rafforzato il proprio profilo gastronomico, tra il rilancio della mixology, la valorizzazione del Vermouth e una rinnovata attenzione alla cucina contemporanea. In questo contesto, il cioccolato torna a essere elemento narrativo centrale: non nostalgia, bensì continuità dinamica.

CioccolaTò diventa così punto d’incontro tra generazioni diverse: maestri storici e giovani artigiani, pubblico affezionato e nuovi consumatori attenti alla qualità e all’origine delle materie prime.

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Una città in fermento

L’edizione 2026 si inserisce inoltre in un calendario cittadino particolarmente ricco. Torino alterna grandi eventi sportivi, come la Final Four della Coppa Italia di pallavolo femminile e la Final Eight di Coppa Italia di basket maschile, a importanti appuntamenti culturali ed enogastronomici.

Il prossimo anno, ad esempio, segnerà ricorrenze simboliche come il centenario del tramezzino, nato nel 1926 al Caffè Mulassano, e i 240 anni dalla nascita del Vermouth per opera di Antonio Benedetto Carpano. Senza dimenticare il ritorno del Salone del Gusto a settembre.

In questo scenario, Torino consolida la propria immagine di destinazione non più “mordi e fuggi”, ma capace di offrire un turismo culturale ed enogastronomico strutturato, capace di attrarre visitatori italiani e stranieri.

Dal piacere alla conoscenza

Se c’è un elemento che distingue davvero CioccolaTò 2026 è la volontà di andare oltre l’assaggio immediato. L’intenzione è chiara: trasformare il consumo in consapevolezza.

Non solo acquistare una tavoletta, ma comprendere l’origine del cacao. Non limitarsi alla dolcezza, ma informarsi sulle tecniche di lavorazione, o sulle differenze tra le filiere.

È un percorso che ricorda quanto accaduto nel mondo del vino: dalla fruizione spontanea a un’attenzione crescente verso territorio, metodo e identità. Se il pubblico comincia a porsi queste domande, l’evento ha già superato la dimensione effimera.

CioccolaTò 2026 invita proprio a questo: guardare oltre la superficie, scoprire la stratificazione culturale che si cela dietro ogni morso. Per Torino significa riaffermare una radice profonda. Per chi partecipa, può diventare l’inizio di uno sguardo nuovo, più consapevole e più curioso.

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Torinese, 48 anni, laureato in Economia, dopo un'esperienza più che decennale nel mondo della Consulenza IT ho deciso di cambiare, e dedicarmi alla mia passione più grande: il vino. Diplomato AIS presso la delegazione di Torino, ho conseguito il Master Alma-AIS presso l'omonima Scuola enogastronomica, fondata da Gualtiero Marchesi. Appassionato di libri e comunicazione, scrivo di enogastronomia, attratto soprattutto dalle persone e dalle storie che vi sono dietro. Una curiosità? Ho un b&b a Torino che si chiama Turin In Wine. Come si suol dire, nomen omen.
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