Cocta Risto Club: A Pietralata inaugura la terrazza che unisce cucina, cocktail e cultura urban

Cocta Risto Club: A Pietralata inaugura la terrazza che unisce cucina, cocktail e cultura urban

Nel panorama sempre più vivace del quartiere Pietralata a Roma, c’è un luogo che prova a superare il concetto tradizionale di ristorante. E si trasforma in uno spazio di incontro, contaminazione e convivialità. Con l’inaugurazione della terrazza estiva, Cocta Risto Social Club apre ufficialmente una nuova stagione. Fatta di cucina creativa, mixology contemporanea e atmosfere urban sotto le stelle.

Il progetto

Ma Cocta non nasce semplicemente come ristorante: il progetto prende forma dalla visione di Jacopo De Sanctis. Il giovane imprenditore romano che ha trasformato la passione per i viaggi e suggestioni internazionali in un format difficilmente etichettabile. Jacopo ama definire Cocta una “super osteria”: un modo contemporaneo e giovane di reinterpretare il concetto classico di osteria, senza rigidità e senza formalismi.

Nato grazie a un finanziamento della Regione Lazio e della Comunità Europea dedicato allo sviluppo dell’imprenditoria giovanile, Cocta fonde cucina, mixology, musica, moda e convivialità. Creando uno spazio sociale dove mondi apparentemente lontani riescono a convivere naturalmente.

Il locale

Il locale si sviluppa attraverso un ampio salone dallo stile minimal e industrial, caratterizzato da colori chiari e atmosfere contemporanee. A cui si aggiunge la terrazza estiva, spazio pensato per ospitare aperitivi, eventi privati e serate durante la bella stagione.

I tavoli Social
I tavoli Social

In questo equilibrio tra ricerca gastronomica e convivialità, il vero fulcro del progetto sono i Social Table, elemento distintivo del locale. I tavoli sociali, che possono ospitare da quattro a otto persone, sono attrezzati con differenti modalità di cottura integrate direttamente al tavolo e permettono agli ospiti di vivere una cena completamente interattiva e condivisa.

La particolarità

Il cliente in fase di prenotazione, può scegliere quale esperienza vivere e quale tipologia di cottura utilizzare durante la cena. Le tecniche disponibili arrivano da culture gastronomiche internazionali anche molto lontane tra loro. Dalla piastra refrattaria per crostacei e cibi scottati allo yakiniku giapponese per carne e verdure, passando per fonduta, shabushabu, hotpot e raclette.

Ogni modalità cambia completamente il modo di vivere il pasto e trasforma il servizio in un momento di partecipazione, condivisione e convivialità. Il cliente non si limita quindi a ricevere un piatto preparato dalla cucina, ma prende parte attivamente all’esperienza. Scegliendo il percorso che vuole fare e condividendo preparazione, tempi e convivialità con gli altri commensali.

I germogli dell'orto verticale
I germogli dell’orto verticale

A rendere ancora più riconoscibile l’identità di Cocta contribuisce anche la serra verticale “Horto4”, realizzata dalla start up Tomato+. Utilizzata per colture idroponiche di erbe aromatiche e piante officinali. All’interno vengono coltivati ingredienti come pak-choi, coriandolo, basilico, limone, timo, cannella, senape rossa, senape nera, senape bianca e barbabietola. Questi prodotti sono usati sia nei piatti che nella preparazione dei cocktail, creando continuità tra cucina, mixology e sostenibilità.

Lo chef

Lo Chef Stefano Garonna
Lo Chef Stefano Garonna

In cucina troviamo lo chef Stefano Garonna, romano classe 1993, cresciuto professionalmente accanto a nomi importanti della ristorazione.  Giulio Terrinoni, Daniele Lippi e Roy Caceres del ristorante Orma, i suoi maestri.

Esperienze che hanno contribuito a definire una cucina personale che parte dalle radici italiane ma guarda costantemente alle contaminazioni internazionali. Lavorando su stagionalità, tecnica, filiere corte e ricerca gastronomica.

La cucina di Garonna evita definizioni troppo rigide e costruisce il proprio linguaggio attraverso contaminazioni che si riflettono chiaramente nel menu. Tra i piatti più rappresentativi del locale troviamo il leche de tigre al kiwi, cipolla rossa in agrodolce e jalapeño verde. Piatto che racconta bene l’influenza delle esperienze maturate accanto a Roy Caceres.

Ancora, lo Shokupan fatto in casa con burro e alici e il Katsusando vegetariano con melanzana in doppia frittura, mayo lime e chutney di prugne. Il menu prosegue poi con piatti che alternano comfort food contemporaneo e ricerca tecnica. La pancia di maiale CBT con pak choi alla brace e chutney di mela.  Il galletto alla Lucia in doppia cottura con salsa alla cacciatora e cicoriette.

Grande attenzione viene dedicata anche alla lavorazione della carne e del pesce grazie all’utilizzo dei frigoriferi dry aged presenti nel locale. Strumenti che permettono allo chef di esaltare al meglio le materie prime attraverso processi di frollatura e maturazione controllata. Una ricerca tecnica che porta Cocta a sperimentare anche preparazioni particolari come i salumi di mare realizzati direttamente in cucina.

La proposta beverage

Anche la carta vini segue la stessa identità del locale: una selezione dinamica che punta soprattutto su vini naturali e piccoli produttori. Particolare attenzione alle etichette laziali, senza rinunciare a incursioni in altre regioni italiane e ad alcune referenze internazionali. La proposta beverage si completa con birre artigianali alla spina e una cocktail list in continua evoluzione. Firmata da Valerio Bonifaci insieme a Jacopo De Sanctis è pensata per accompagnare sia la cucina che i Cocta Bites dell’aperitivo.

Second hand e upcycling

Ma Cocta non si limita soltanto al food&beverage. Uno degli elementi più particolari del format è il Vintage Corner firmato Friperie, un progetto di second hand e upcycling ideato da Claudia Urbano. Moda. Recupero creativo e gastronomia convivono così nello stesso spazio, seguendo l’idea che mondi apparentemente lontani possano dialogare tra loro.

Spazio outdoor e altro

E’ in questo contesto che, il 21 Maggio scorso Cocta ha inaugurato ufficialmente la sua terrazza estiva. Uno spazio outdoor pensato per aperitivi, musica e convivialità durante la bella stagione.

il finger di Shokupan fatto in casa con burro e alici
il finger di Shokupan fatto in casa con burro e alici

Per l’occasione, lo chef Stefano Garonna ha ideato una selezione di finger food “to share” costruita per raccontare il concept del locale attraverso assaggi conviviali. Protagonisti della serata ci sono stati il Pane Shokupan fatto in casa con burro e alici, il Katsusando vegetariano con melanzana in doppia frittura. Il Tiradito di ricciola marinata con lime e limone, leche de tigre al kiwi, cipolla rossa in agrodolce, jalapeño verde e olio al prezzemolo.

Il Tiradito di ricciola marinata con lime e limone in versione finger food
Il Tiradito di ricciola marinata con lime e limone in versione finger food

Ad accompagnare la proposta gastronomica, una cocktail list dedicata all’evento costruita per valorizzare il dialogo tra cucina e mixology . Mentre la parte musicale dell’inaugurazione è stata affidata al DJ set di NERONE dalle forti influenze elettroniche.

Con la Cocta Terrace, Pietralata conferma così la propria trasformazione in uno dei quartieri più interessanti della scena contemporanea romana. Grazie a progetti capaci di unire ristorazione, cultura urbana e nuove forme di socialità.

il biliardino anima giocosa dell'area social
il biliardino anima giocosa dell’area social

Cocta Risto Social Club

Via del Casale Rocchi 6 – Roma

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Napoletana di nascita e romana d’adozione, dal 2010 vivo nella Capitale, dove lavoro come IT Manager. Da buona donna del Sud, amo la cucina tradizionale, i sapori autentici e le tavole conviviali, anche se preferisco più stare davanti ad una tavola imbandita che dietro ai fornelli. Le contaminazioni moderne? Le accetto, ma con moderazione. Diciamo che, se volete conquistarmi, una buona pizza batte sempre il sushi! Ho molte passioni: il cinema anni ’50 e ’60, il teatro, i romanzi gialli, la musica, l’opera lirica, la disco music rigorosamente anni ‘70 e ’80 e sono una grande tifosa del Napoli. Quando posso mi piace viaggiare tra borghi e luoghi poco battuti, od andare alla ricerca di ristoranti e realtà che coniugano semplicità e raffinatezza, dove poter vivere quelle esperienze “per molti, ma non per tutti”. Nel 2022 mi sono avvicinata per curiosità al mondo del vino. E pensare che credevo di essere astemia! È stato amore a prima vista. Da allora ho iniziato a studiare, a degustare e a partecipare a corsi e masterclass, fino a diplomarmi Assaggiatore ONAV e certificarmi Wine Ambassador. E non mi fermo qui, perché la mia sete di sapere (e di vino) continua a spingermi verso nuove avventure Nel 2025 ho creato un mio blog, Un bicchiere alla volta per condividere, con curiosità e leggerezza, le emozioni che nascono da un calice di vino e da un buon piatto. Con molta umiltà, cerco di non parlare di tecnicismi, ma di raccontare le emozioni che il vino sa suscitare. Come diceva Socrate, “so di non sapere”, e ogni calice resta per me un piccolo mondo da scoprire.
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