Colli di Conegliano: Masottina e il suo Montesco

Chi crede che la qualità di un vino derivi dai saggi vecchi sistemi di coltivazione dei vigneti oppure sia legata alle botti ereditate dai nonni è certamente un romantico ed ama il biologico, quindi gode senz’altro delle mie simpatie e della mia solidarietà. Da buon amico gli consiglierei però di non confondere mai l’affetto per le tradizioni e la nostalgia per la civiltà e le cose buone di un tempo con quel decadentismo che ha prodotto i vins de garage in Francia e che comincia a scimmiottarli un po’ dappertutto anche in Italia. Il grande vino è frutto di amore e di scienza e, nel rispetto dei ritmi della natura, dei dettami della moderna enologia.

Le scuole enologiche del nostro Paese (Alba, San Michele all’Adige e Conegliano, per esempio), sfornano da decenni degli ottimi maestri di vinificazione, selezionati con cura da fior di insegnanti, alcuni dei quali sono capaci di telefonare a casa di un allievo ammalato e di modificare i loro piani di insegnamento in attesa del suo rientro, a dimostrazione di un rapporto umano che va ben oltre il semplice dovere.

Adriano Dal Bianco, produttore ed enologo della Masottina fondata dal padre Epifanio nel 1946, si è diplomato enologo in questo tipo di scuola negli anni in cui la sua famiglia intuiva che i grandi vini hanno bisogno sì di una materia prima selezionata ma anche di alta tecnologia e di quel valore aggiunto che è dato dall’amore dell’uomo per la terra e i suoi frutti, tanto che nel 2019 è diventato anche Corrispondente dell’Accademia italiana della Vite e del Vino. E l’aver capito che è possibile ottenere grandi vini se, al posto di puntare sulla quantità, si privilegia la qualità, proprio negli anni della grande produzione di massa e in una zona dove tutto ciò che frizza sembra Prosecco, è motivo di vanto per questa modernissima azienda ed è per questo che il prof. Giovanni Cargnello, che ha avuto Adriano come allievo, lo ha sempre seguito ancora da vicino per puntare sempre più in alto.

La Masottina è un’azienda molto grande, una struttura efficientissima di 5.000 metri quadrati coperti davvero invidiabili, dotati di impianto fotovoltaico, all’avanguardia e che esporta il 60% della produzione, alcuni milioni di bottiglie di vino da circa 350 ettari di vigneti tra proprietà e conduzione di cui 100 a Ogliano, altri 5 a Gorgo al Monticano, una trentina a Scomigo e in altre località della Marca Trevigiana. All’interno del suo complesso, che sorge a Castello Roganzuolo, a due passi da Conegliano, le autoclavi per la fermentazione dei vini frizzanti e spumanti e perfino i serbatoi termocondizionati (creati per Masottina da un’azienda specializzata di Bolzano) si trovano in grandi ambienti a temperatura controllata, esattamente come la cantina di maturazione ed il magazzino. Sono spese enormi, ma i risultati sono entusiasmanti. Lo spettacolo che si presenta al visitatore è piuttosto insolito e tale da far invidia ai tanto celebrati cantinieri d’Oltreoceano. Anche la Marca Trevigiana, come dimostra Masottina, sa precedere i tempi, coniugando la quantità con una indubbia eccellenza qualitativa, dove la qualità non è confinata solo nel vino, ma è intesa in senso ampio, globale, in tutti gli aspetti di conoscenza, processo, prodotto, rapporto col sociale e prezzo.

I fratelli Adriano, Renzo e Valerio Dal Bianco e il Montesco 2015

Molti dei suoi prodotti godono di alta considerazione fra gli intenditori e sono premiati meritoriamente alle manifestazioni specializzate. Adriano, che oggi è presidente e conduce la Masottina insieme ai fratelli Renzo e Valerio e con la collaborazione dei suoi figli Filippo, Federico ed Edoardo, ama soprattutto la campagna e abbandona spesso scrivania e laboratorio di analisi per fare un giro tra i suoi vigneti ed è orgoglioso quando può mostrare ai suoi ospiti quanto siano belle le colline trevigiane dove tiene ben curate le sue vigne, alcune con il sistema d’impianto ”a rittochino”, seguendo la massima pendenza.

Questi vigneti sono bellissimi da fotografare ”ma con un impatto ambientale che fa male, proprio come nella Champagne” (come sottolineava il professor Cargnello durante la mia visita del 2003). L’estensione totale delle terre da cui nascono i vini di Masottina è enorme, se consideriamo anche quelle del Trentino, del Piave, delle Grave del Friuli e del Cartizze. cui si aggiungono quelli di altri viticoltori in zona DOC che da sempre producono per la Masottina e secondo le sue regole certificate SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata).

Si producono in particolare spumanti, cuvée speciali e Prosecco millesimato, ma anche bianchi fermi tra cui il Colli di Conegliano Bianco Rizzardo, un equilibrato uvaggio di incrocio Manzoni 6.0.13, chardonnay e pinot bianco, con piccoli apporti di sauvignon e riesling renano, fine e delicato, con una personalità molto distinta. È con i vini rossi, però, che andiamo al sodo sul discorso (anzi ”concerto”, davanti a tutte quelle bottiglie aperte) qualità che si affronta oggi nelle scuole di enologia, dove da tempo si è introdotto anche il grado di maturazione polifenolica tra le caratteristiche di valutazione di un vino, oltre ad alcool, acidità, estratto secco e zuccheri residui. Della degustazione del 2003 ricordo un ottimo Colli di Conegliano Rosso 1998 vinificato con particolare attenzione alla maturazione fenolica dei tannini e che risultava piacevole al palato più immediatamente di un eccellente 1997 vinificato in modo classico. La complessità dell’apertura degli aromi e dei gusti di quest’ultima tipologia richiedono senz’altro molto più tempo e, a mio modesto parere, servirebbe anche stappare la bottiglia con un anticipo di almeno mezz’ora per ogni anno passato a partire dalla vendemmia, perché a volte anche la decantazione non riesce altro che ad ossigenare velocemente, ma non ad aprire meglio, i bouquet più fini ed austeri.

Il Colli di Conegliano Rosso DOC Montesco è il primo vino rosso veramente importante che è stato prodotto nelle colline di Conegliano. Il Montesco è nato da un uvaggio fatto con uve selezionate di cabernet sauvignon (47%), merlot (30%), cabernet franc (13%) e marzemino (10%). Le percentuali possono cambiare di poco a seconda dell’andamento delle annate. A Ogliano i quasi due ettari dedicati alla produzione di uve per il Montesco sono coltivati con densità di 5.000 piante per ettaro allevate a cordone speronato.

L’età di queste viti è di oltre u quarto di secolo, la distanza tra i filari è 2,5 metri e la distanza tra le singole viti è di 80 centimetri. A Scomigo (distante circa 1 chilometro da Ogliano), i sette ettari vitati a Colli di Conegliano Rosso hanno permesso di triplicare la produzione. I terreni sono di origine morenica, con presenza di argille calcaree. Le vendemmie si fanno tra la fine di settembre ed i primi di ottobre. Macerazione a contatto con le bucce e fermentazione di 12-14 giorni alla temperatura di 28-30 °C in serbatoi di acciaio inox, cui segue la fase di malolattica (della durata di circa 15/20 giorni) e la maturazione per 2 anni in barrique di rovere di Allier di media tostatura con un anno di affinamento in bottiglia.

Il Montesco ha una struttura solida e ottimamente equilibrata, può durare parecchio e competere con successo con i grandi vini prodotti con le stesse uve di origine bordolese. Il suo ampio e accattivante bouquet, i suoi aromi fruttati richiamano la mora, il lampone e la confettura di fragola, con sfumature balsamiche di timo e leggerissime note di cannella, vaniglia, fieno e scatola di sigaro. Il sapore è pieno, ricco, armonico, sapido, di buon corpo, un vino per palati sopraffini, il tenore alcoolico dell’annata 2015 è del 14% e l’acidità totale è di 6 g/l.

Abbinamento ideale a 18°C con le carni rosse provenienti dagli allevamenti pedemontani dei bovini che vengono alimentati con l’erba dei pascoli sopra Vittorio Veneto, S. Martino, Fregona e del Cansiglio, ma anche con i formaggi tipici prodotti dal favoloso latte delle medesime zone con la cura e sotto l’occhio vigile e attento dell’AgriCansiglio. Non si vorrebbe mai venir via da questa bellissima zona, esattamente come è difficile anche farlo dalla Masottina. Vini e sapori che spiccano per freschezza, ricchezza, tipicità e per la loro capacità di esaltare ogni incontro a tavola e fuori, nonché i valori di una terra seria e affidabile, i cui prodotti rispecchiano appieno il carattere della gente civile e laboriosa che vi abita.

Masottina

cantina in Via Bradolini 54, 31010 Castello Roganzuolo (TV)

Tel. 0438400775

Fax 0438402034

sito (QUI)

e-mail (QUI)

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

Comments are closed.