Collio, gli assaggi in cantina (prima parte)
- Muzic
- Fabijan è tanto giovane quanto rispettato nell’ambito del territorio e sono diverse nel Collio le aziende di cui è consulente.
- Skok
- Nell’aia fa bella mostra di sé un vecchio cingolato degli anni ‘60 (ribattezzato “Gattuso” perchè non si ferma mai) smontato, rimesso a nuovo e rimontato dallo stesso Nicolaj.
- Foto di gruppo sotto un albero centenario di gelso che ha visto crescere intere generazioni della famiglia e che ci regala l’ultimo dolce assaggio di un’azienda a misura d’uomo, rispettosa delle regole di madre natura.
- Subida di monte
- Tutto intorno, in uno splendido anfiteatro naturale, i vigneti a far da corona.
- Ci spostiamo infine nella modernissima cantina dove abbiamo terminato la degustazione.
- Borgo Savaian
- A poca distanza, letteralmente tra le vigne alle pendici del monte Quarin, la chiesetta di Santa Maria, detta anche Sant’Apollonia, patrona dei dentisti.
- Vidussi Winery by Fantinel
- Il panorama dalla terrazza erbosa che circonda il ristorante che ci accoglie anche per la cena è mozzafiato.
- Primosic
- “Per un bel po’ di tempo non li ho più sentiti criticare senza costrutto!”.
- In cantina, disseminata di bottiglie dalle molteplici forme a seconda delle epoche, dalla renana all’attuale bottiglia del Consorzio, si trovano diverse tipologie di legni.
- Il migliore assaggio dell’intero tour, un vero regalo di Silvan e Marko.
Ecco le prime sei aziende del territorio che abbiamo visitato. Venite a scoprirle con noi, in ordine strettamente cronologico.
Nel primo articolo del nostro tour in Collio (qui il link) abbiamo parlato del. Consorzio Collio DOC e del territorio che rappresenta.
Ora scendiamo in vigna e in cantina, con l’obiettivo di conoscere i veri protagonisti, le persone che con il loro lavoro danno vita ai vini che siamo venuti ad assaggiare.
Pronti?
Muzic
La prima azienda che abbiamo visitato si trova a San Floriano del Collio.
Correnti fresche dalla valle del Vipacco, pochi problemi di acqua grazie alla forte risalita capillare dal sottosuolo.

Ci accoglie Fabijan Muzic, che insieme ai genitori Ivan ed Orieta e al fratello Elija porta avanti il lavoro di una famiglia che produce vino fin dal 1927 anche se i primi imbottigliamenti ufficiali risalgono agli anni ’80.

La tenuta si sviluppa su circa 28 ettari vitati, e l’azienda produce in massima parte vini bianchi, che incidono per oltre il 93% sul totale di 140.000 bottiglie annue, commercializzate prevalentemente in Italia.
Fabijan è tanto giovane quanto rispettato nell’ambito del territorio e sono diverse nel Collio le aziende di cui è consulente.
Muzic tra l’altro è uno dei produttori che hanno lanciato l’idea di produrre il Collio Bianco utilizzando soltanto le tre uve autoctone (Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla Gialla).
Entrando in cantina ci si immerge in un’atmosfera fatta di bellezza e di quel senso della misura che, ci dice Fabijan, proviene dagli insegnamenti dei suoi avi: “Fare solo ciò che serve, solo quando e solo dove serve”.
Poi si torna in sala degustazione per gli assaggi.

E qui che sento per la prima volta una frase che sarà il leitmotiv dei giorni a seguire: “I vini bianchi del Collio diventano grandi dopo almeno un anno di bottiglia”.
In questo caso ci si riferiva al Collio Bianco 2025, assaggiato prima della commercializzazione che avverrà in autunno inoltrato.
Tra gli altri vini degustati il giovanissimo Friulano Valeris 2025, pluripremiato nelle versioni delle scorse vendemmie.
Mi è piaciuto molto il Collio 2023 Stare Brajde (Vecchie Vigne), blend di 50% Friulano, 30% Malvasia istriana e 20% Ribolla Gialla, con uve vendemmiate nello stesso giorno e vinificate insieme.
Note di albicocca e mandorla, colore paglierino intenso.
Sono solo 1300 le bottiglie annue dell’ottimo Friulano Villa De Randis 2021, da singola vigna di oltre 50 anni: giallo paglierino tendente al verdognolo, fieno e camomilla al naso, commercializzato dopo quattro anni di affinamento in bottiglia.
AZIENDA AGRICOLA MUZIC
LOCALITA’ BIVIO, 4
SAN FLORIANO DEL COLLIO (GO)
www.cantinamuzic.it
Skok
Ci spostiamo di poche centinaia di metri per arrivare al secondo appuntamento della giornata.
La famiglia Skok vive qui da seicento anni ma è solo nel 1968, dopo oltre sei secoli di mezzadria, che riesce ad acquistare i 18 ettari dell’azienda in contrada Giasbana, grazie a grandi sacrifici e ad un piano di sviluppo finanziato a costi bassissimi, vivaddio, dalle banche.

I fratelli Orietta e Edi Skok, e da qualche tempo il figlio di lui Nikolaj, sono le anime di un’azienda che ha cominciato ad imbottigliare nel 1991, dopo i primi anni in cui l’uva o il mosto venivano venduti ad altre aziende.

Nell’aia fa bella mostra di sé un vecchio cingolato degli anni ‘60 (ribattezzato “Gattuso” perchè non si ferma mai) smontato, rimesso a nuovo e rimontato dallo stesso Nicolaj.
Gli ettari vitati sono solo 11, perché il resto, ben 6 ettari, sono lasciati al bosco e appartengono alla natura, che qui è il vero Genius Loci.
Il credo della famiglia infatti si riassume in due frasi: “Il vino si fa in vigna” e “Lascia fare alla natura”.

La produzione totale è di circa 50.000 bottiglie annue, divise tra sette etichette dominate dal colore arancio brillante fin dal restyling voluto da Orietta nel 2015.
Perché quello è il colore che richiama l’energia del sole, la stessa energia “naturale” che guida tutte le scelte di vita della famiglia.
Al centro della Tenuta Skok, praticamente in mezzo ai vigneti, si trova Villa Jasbinae un palazzo nobiliare edificato intorno al 1480 dai Baroni Teuffenbach che si usa come sala degustazioni quando la temperatura non consente di provare i vini sulla meravigliosa terrazza naturale panoramica.
Tra gli assaggi il Friulano Zabura (dietro la Bora) 2025 con le sue note agrumate e meno rustiche di quel che mi aspettavo.
Un Pinot Grigio 2024 che fa 36 ore di macerazione che gli donano un caratteristico colore buccia di cipolla, floreale al naso, fresco e sapido.
E’ il bianco PE-AR (che poi sarebbero le iniziali di Pepi e Armando, rispettivamente padre e zio dei fratelli Skok) annata 2024, blend di Chardonnay, Pinot e Sauvignon.
Per chiudere un assaggio dei tre mieli prodotti dal giovane Nikolaj, che all’età di 10 anni decise che da grande avrebbe fatto l’apicoltore.
Ci è riuscito anche grazie a un prestito del padre, che con questo gesto gli ha voluto insegnare quanto nella vita contino forza di volontà e impegno e che ora a diciannove anni tiene anche lezioni nelle scuole per divulgare la sua passione.
Foto di gruppo sotto un albero centenario di gelso che ha visto crescere intere generazioni della famiglia e che ci regala l’ultimo dolce assaggio di un’azienda a misura d’uomo, rispettosa delle regole di madre natura.
Vinicola Skok
Giasbana, 15
San Floriano del Collio (GO)
www.skok.it
Subida di monte
L’azienda successiva ci accoglie anche per il pranzo, nella bellissima struttura della Locanda delle Vigne posizionata al centro della tenuta.

Vetrate sulle vigne, soffitti altissimi e arredamento in legno, in un riuscito mix fra tradizione e design contemporaneo.
Nello stesso nucleo si trovano anche la cantina e l’acetaia, che rappresenta quasi un’enclave modenese nel Collio.
Tutto intorno, in uno splendido anfiteatro naturale, i vigneti a far da corona.
Creata da Luigi Antonutti nel 1972, storico socio del Consorzio e cofondatore dell’Enoteca di Cormons (il figlio Andrea segue ancora l’intera filiera produttiva) e acquistata nel 2020 dalla famiglia Scarpa (i proprietari di Biofarma) Subida di Monte si estende su 11 ettari di terreno collinare, 9 vitati e 2 di bosco.
Qui l’assaggio si svolge in due momenti.
A tavola durante il pranzo, con due piatti all’insegna del “verde” davvero interessanti, dove protagonista è stata un’erba spontanea che qui chiamano Sclopit, nome locale della Silene.
Abbiamo iniziato brindando con una delle 600 magnum prodotte stagionalmente di MMXXI: il nome deriva dall’anno in cui viene prodotto per la prima volta.
E’ un Blanc de Blanc dosaggio zero, Chardonnay in purezza da un vigneto piantato nel 1974.
Poi il Friulano Fuart Vigne Alte 2022, da viti di oltre 50 anni, color giallo paglierino carico, ricco di note balsamiche, persistenza e sapidità che fermenta e matura in tonneau prima di terminare l’affinamento in bottiglia.
A seguire un rapido ma interessantissimo passaggio nell’acetaia, le cui botti e i relativi contenuti, naturalmente, sono stati rilevati da una contessa senza eredi che l’aveva avviata sessant’anni fa.

I prodotti, con un invecchiamento minimo di 25 anni vengono commercializzati con l’etichetta “Aceto di mosto” (da Trebbiano romagnolo).

Ci spostiamo infine nella modernissima cantina dove abbiamo terminato la degustazione.
Subito due interessanti 2023.
Un Pinot Grigio, naso di fiori bianchi e erbe aromatiche e un sapido.
Ed un resinoso Sauvignon dai sentori fruttati.
Poi grande curiosità per l’assaggio del Friulano 2010, direttamente dall’archivio storico, caratterizzato da note di idrocarburi e resina, pietra focaia e agrumi.
Subida di monte
Via subida, 6
cormons (GO)
www.subidadimonte.it
Borgo Savaian

E’ un’azienda agricola che nacque nel 1960, quando il nonno Bruno Bastiani piantò le prime vigne per affiancare alla produzione del latte (nelle stalle del Borgo c’erano 90 mucche) quella del vino.
Attraverso il lavoro di papà Mario, che ha affinato e indirizzato la produzione vinicola con nuovi impianti di vigne, eccoci giunti alla terza generazione.
Ora alla guida c’è Stefano Bastiani che nel corso degli anni ha trasformato il Borgo in azienda vinicola, con la dismissione dell’allevamento di mucche da latte e attraverso l’ulteriore acquisto di nuovi vigneti.
Attualmente sono 30 gli ettari vitati, di cui 9 rientrano a pieno titolo nella DOC Collio.
Siamo a Cormons, dove la “ponca” del Collio si mescola con le prime ghiaie della pianura dell’Isonzo.
A poca distanza, letteralmente tra le vigne alle pendici del monte Quarin, la chiesetta di Santa Maria, detta anche Sant’Apollonia, patrona dei dentisti.

La filosofia aziendale è quella della sostenibilità:.
Produzione integrata, conversione al biologico, gestione dell’acqua, energia solare, arnie nei vigneti per favorire la biodiversità, bottiglie ottenute dal riciclo del vetro, tappi realizzati da microplastiche recuperate in mare.
Le bottiglie prodotte sono oltre 200.000, ma la parte del leone la fa una sola etichetta, l’Aransat, un orange wine macerato fino a 60 giorni sulle bucce.
Realizzato con oltre il 70% di Friulano (per la parte restante metà Ribolla e metà Malvasia Istriana), se ne producono circa 150.000 bottiglie, etichettate come “vino bianco d’Italia” e esportate per l’80% in Giappone, USA e Svizzera.
Altra curiosità: parte della produzione di vino viene venduta sfusa in un negozio di proprietà ad Udine e in un agriturismo con specialità di cucina tradizionale.

Assaggiando i tre vini che rientrano nella denominazione Collio Doc, la Ribolla Gialla, il Pinot Grigio e il Collio Bianco Marlis, tutti del 2025, si ritrova lo stile produttivo aziendale: pulizia, frutto, freschezza e pronta beva.
Azienda Agricola Borgo Savaian
Via Savaian, 36
cormons (GO)
Vidussi Winery by Fantinel

Rotta su Casa Vidussi, ultima acquisizione del gruppo Fantinel, che ribadisce il suo amore per il Collio, il territorio dove nel 1969 “Paron” Mario Fantinel acquistò i primi vigneti.
Alle prime vigne della Tenuta Sant’Helena a Vencò, nel comune di Dolegna del Collio al confine con la Slovenia, si affiancano queste a ridosso del Castello di Spessa, nel comune di Capriva.
Qui è stata unificata la cantina per tutte le lavorazioni dei vini appartenenti alla DOC Collio.
“Quelli di Vidussi Winery – ci dice Marco Fantinel, terza generazione della famiglia – sono vigneti a forte prevalenza di bacca bianca”
In particolare Friulano, Pinot bianco, Chardonnay e Ribolla gialla, ma con presenza anche di uve a bacca rossa, Cabernet Franc e Schioppettino”.
Una produzione che integra bene quella di Sant’Helena e che porterà un nuovo marchio di linea alta all’interno della nostra offerta”.
Il panorama dalla terrazza erbosa che circonda il ristorante che ci accoglie anche per la cena è mozzafiato.

Tutto intorno vigne, colline e il Castello di Spessa con il suo curatissimo campo di golf.
L’azienda che fa capo a Vidussi Winery è decisamente la più grande di quelle che abbiamo visitato in questi giorni.
Quasi 4 milioni di bottiglie prodotte, naturalmente è il totale fra le varie DOC ma la cura e l’attenzione dedicate alle uve sono le stesse dei vignaioli più piccoli.
Tra gli assaggi il Pinot Grigio Rocciaponca 2025, elegante ed equilibrato, anche se ancora molto giovane (qualche mese in più di bottiglia non gli farà male).
E il Pinot Bianco Frontiere 2023, decisamente più pronto, da un vigneto di 55 anni d’età.

Poco più della metà fermenta e affina per un anno in acciaio, il restante 40% in tonneau di rovere francese: al naso sentori di fiori d’acacia, al palato ben strutturato ed armonioso, sapido e minerale.
vidussi winery by fantinel
Via spessa, 18
Capriva (GO)
www.fantinel.com
Primosic
La famiglia Primosic vive qui da 500 anni, in questa collina di Oslavia rasa a zero durante la prima guerra mondiale e riportata alla vita dal lavoro di generazioni di abitanti.
La prima traccia di un Primosic coltivatore di vigne in Oslavia risale al 1751, come riportato nel catasto Teresiano.

Qui si respira anche l’aria della storia del Consorzio, dato che fu proprio Silvestro Primosic, detto Silvan, che ancora dice la sua in vigna e in cantina, ad usare nel 1967 la fascetta con il numero 1 della DOC per una bottiglia di Tocai che ammiriamo in bella mostra in una teca nella sala degustazione dell’azienda.

L’etichetta fu disegnata dalla moglie di Silvan, Liliana, e rappresenta un paesaggio di Oslavia.
Le prime medaglie hanno rappresentato per Silvan la soddisfazione del riconoscimento del proprio lavoro, ma soprattutto, parole sue, l’aver messo a tacere tutti quelli che criticavano a priori il suo lavoro in vigna e in cantina.
“Per un bel po’ di tempo non li ho più sentiti criticare senza costrutto!”.
In questo momento in cantina ci sono tre generazioni: Silvan, i figli Marko e Boris, e il figlio di Marko, Nicola.
Dalle prime bottiglie senza etichetta vendute alle osterie nel 1956 ad oggi.
Passando per 70 anni di fasi produttive a volte azzeccate altre meno, spesso contrastanti fra di loro, i Primosic ci regalano la loro visione del territorio.
Visione che li ha condotti a realizzare un accurato lavoro di zonazione dei migliori vigneti e a intraprendere la strada dei bianchi da lungo invecchiamento e dei macerati sulla buccia, con la Ribolla Gialla.
Questa non a caso considerata l’uva di famiglia, grande protagonista.
Da sottolineare il fatto che la Ribolla fu a lungo considerata un’uva povera, contadina, non degna di essere inserita nel disciplinare accanto a varietà più “nobili” come il Pinot Grigio o il Sauvignon Blanc, e fu ammessa nella DOC solo nel 1990.
I Primosic, nel corso degli anni, l’hanno valorizzata e reinterpretata.
In cantina, disseminata di bottiglie dalle molteplici forme a seconda delle epoche, dalla renana all’attuale bottiglia del Consorzio, si trovano diverse tipologie di legni.
Dalle botti da 18 quintali per la Ribolla macerata, a quelle da 600 litri in rovere di Slavonia di produzione italiana per il Collio Bianco, alle barriques per le varietà internazionali come merlot e chardonnay.
L’azienda possiede 32 ettari di vigne, da cui produce annualmente circa 200.000 bottiglie.
Queste vengono vendute per il 40% in Italia e il restante 60% in 30 paesi esteri, USA e paesi asiatici in testa.
Qui gli assaggi sono stati davvero molti.

Le note cominciano con la freschissima (tanto da meritarsi l’appellativo di “collutorio naturale”, nella definizione del saggio Silvan) Ribolla Gialla 2025, da vigna di 20 anni: agrumata, minerale e sapida.
Eccoci al Collio Klin (dal nome della vigna) 2020: quella che si definisce un “Gemischter Satz”, ovvero una vigna mista.
È una tecnica di vinificazione tradizionale austriaca, che consiste nel coltivare, raccogliere e pigiare insieme diverse varietà di uve nello stesso vigneto.
In questo caso si tratta di Friulano, Chardonnay e Sauvignon, raccolti e vinificati nello stesso giorno, poi messi a fermentare in caratelli da 600 litri a cui viene aggiunta successivamente una piccola quota di Ribolla Gialla.
Ancora legno e poi lunga maturazione in bottiglia, per essere messa in commercio almeno 5 anni dopo la vendemmia.
Naso molto fresco ed elegante nonostante i sei anni, con note di biancospino e spezie. In bocca idrocarburi, frutti agrumeti e note di leggera tostatura.
Poi un’incredibile Ribolla di Oslavia Riserva 2014, servita in un bicchiere dalla capacità inimmaginabile di quasi un litro (95 centilitri) ideato da Italesse.
Un nettare dal colore oro intenso, al naso frutta secca, miele, albicocca e agrumi. In bocca elegantissimo ma possente, morbido e minerale.
Il migliore assaggio dell’intero tour, un vero regalo di Silvan e Marko.
Per ultimo arriva il Pinot Grigio Riserva 2017, interpretazione della casa di “orange wine”.
Ottenuto con macerazione di circa una settimana sulle bucce che gli regala un intensità di colore incredibile.
Un ramato tendente al rosso scarico, un naso di frutti rossi che ritornano in bocca, insieme ad una persistente mineralità e sapidità.
Primosic
Madonnina d’oslavia 3
oslavia (GO)
www.primosic.com
Appuntamento alla prossima settimana per le ultime cantine



