Collio, terra di vini e confini

Collio, terra di vini e confini

Collio, terra di vini e confini

La prima puntata di un breve viaggio tra cantine e vigneti, borghi e colline, incontrando le donne e gli uomini che interpretano l’anima di una terra mai troppo raccontata.

Visto sulla carta geografica il Collio è una mezzaluna di terra, anche se c’è chi vede il profilo di un gamberetto o persino di una balena.

Mappa Storica 72
Mappa Storica 72

Si percorre da un’estremità all’altra in poco più di quaranta minuti d’automobile, da Dolegna a San Mauro. Questo, come suggerisce il nome, è un territorio di dolci colline che si vestono di vigneti e di campi seminati limitati dai boschi, attraversato da fiumi e punteggiato da borghi antichi.

Qui il Friuli Venezia Giulia confina con la Slovenia, in un lembo di terra benedetta dal sole e dal lavoro dell’uomo che in poco più di un secolo ha cambiato tre volte bandiera, dall’impero Austro-Ungarico all’Italia, passando per la Jugoslavia. Dal 2004 la frontiera a cui gli abitanti erano abituati non esiste più.

Il Collio, geograficamente, fa parte di un unico sistema collinare con il Brda sloveno: entrambi i toponimi significano “colline” e in pratica le uve, gli alberi, le tradizioni sono simili da un lato e dall’altro.

Dal punto di vista della composizione, il terreno è caratterizzato, al di qua e al di là della frontiera, dalla presenza preponderante della “ponca”, (opolka in lingua slovena), una successione di strati alternati di marna calcarea e arenaria, depositi del fondo marino di 50 milioni di anni fa.

Un suolo friabile e drenante che evita ristagni d’acqua, permeabile alle radici delle viti che penetrano in profondità portando all’uva caratteristiche note minerali e salinità.

Le origini della produzione vinicola nel Collio si perdono nella notte dei tempi: le prime tracce storiche risalgono all’epoca della dominazione romana.

Attraverso i secoli, i vini prodotti in queste terre sono stati apprezzati dai Dogi della Repubblica Veneziana, dagli imperatori Austro-Ungarici, dagli Zar di Russia e nonostante il territorio sia stato martoriato dalle battaglie più cruente della prima guerra Mondiale, la coltivazione di uve pregiate ha attraversato i secoli fino ai giorni odierni.

LA NASCITA DEL CONSORZIO

Nel 1964 è stato creato il Consorzio Collio, che nel 1968 ha ottenuto il riconoscimento di Denominazione di Origine Controllata.

Oggi i soci del Consorzio sono 178, di cui 116 imbottigliatori.

I tre vitigni autoctoni, la Ribolla Gialla, la Malvasia Istriana e soprattutto il Tocai, che dal 2008 deve essere commercializzato con il nome di Friulano, dato che l’uso del nome storico è stato assegnato all’Ungheria, sono quelli più diffusi nel territorio.

L’area del Collio, tra i fiumi Judrio a ovest e Isonzo a est, si estende per circa 1300 ettari vitati all’interno di otto dei venticinque comuni della provincia goriziana.

Capriva, Cormòns, Dolegna del Collio, Farra d’Isonzo (una collina che si staglia isolata in pianura, ma appartenente a pieno titolo alla Doc Collio), Gorizia, Mossa, San Floriano del Collio e San Lorenzo Isontino.

UN TOUR SUL CAMPO E IN CANTINA

Ho avuto la possibilità, insieme ad altri colleghi di tutta Italia, di partecipare ad una tre giorni (quasi quattro) di visite e approfondimenti sul campo e soprattutto in cantina, grazie all’invito della Direttrice del Consorzio Tutela Vini Collio Lavinia Zamaro.

Arrivati a destinazione e presi in carico dal mitico autista Bogdan, giusto il tempo di appoggiare la valigia in hotel ed eccoci pronti per il primo appuntamento.

All’Enoteca Regionale di Cormons, ci attende Michele Paiano, delegato AIS, che ci guida a una prima degustazione di 40 etichette (di 26 produttori) divise in 5 batterie.

Ribolla Gialla, Pinot Grigio, Friulano, Sauvignon e Collio Bianco. Cinque tipologie di vini che rappresentano la gran parte della produzione di una terra vocata soprattutto per i bianchi.

Le vigne da cui si producono coprono quasi il 90% delle superfici vitate del territorio e se la produzione totale del Consorzio Collio DOC supera i sette milioni di bottiglie, solo il 10% è costituita da vini rossi, merlot in testa.

Tra le cinque batterie in degustazione, quella che mi ha più incuriosito è senza dubbio quella del Collio Bianco.

Una tipologia di vino che viene prodotto con un blend delle uve personalizzato: è il vignaiolo a decidere come comporre la “miscela” ideale per interpretare si il territorio, ma secondo la propria sensibilità.

COLLIO BIANCO, ESPRESSIONE DEL TERRITORIO

Facciamo un passo indietro: codificato con disciplinare nel 1968, il Collio Bianco è un vino bandiera del territorio, oggi prodotto da circa 50 aziende e ottenuto da un blend di diversi vitigni secondo la libera interpretazione del vignaiolo, nell’ambito delle varietà riconosciute dal disciplinare: Ribolla Gialla, Friulano, Malvasia Istriana.

Ma a partire dal 1991 sono state ammesse alla denominazione tutte le uve bianche coltivate nel Collio, dando il via all’utilizzo di tutti i vitigni internazionali presenti da decenni sul territorio.

Conseguentemente, oggi ogni azienda produce una propria versione personale che esprime il terroir ma che in pratica può variare ad ogni vendemmia.

Negli ultimi anni però undici produttori si sono “associati” in un gruppo che produce il cosiddetto “Bianco da uve autoctone” secondo i quali le regole da seguire sono più stringenti.

Utilizzare solo le tre varietà originarie, con almeno il 50% di Friulano, uscire in commercio dopo un invecchiamento minimo di 18 mesi, usare la bottiglia “ufficiale” del Consorzio e inserire in etichetta il logo Collio prima di quello aziendale, per restituire importanza all’identità territoriale.

Collio Bianco
Collio Bianco

LA DEGUSTAZIONE IN ENOTECA

La Ribolla Gialla, circa il 20% della produzione totale del territorio, è legata a doppio filo alla storia del Collio.

È qui che questa uva così versatile e capace di espressioni straordinarie riesce a esprimere completamente il suo potenziale, con il suo colore più o meno carico, addirittura ambrato nelle esperienze di lunghe macerazioni tipiche della zona di Oslavia.

In bocca riesce sempre ad esprimere freschezza, in un’espressione asciutta caratterizzata dalla splendida acidità.

Tra i migliori assaggi, Manià 2024, Tenuta Stella 2023, Paraschos Riserva 2021

Ribolla Gialla
Ribolla Gialla

Il Pinot Grigio arriva in Collio a metà del 1800 grazie al Conte Teodoro De La Tour, capace con la sua lungimiranza di cambiare la viticoltura di questa terra.

Rappresenta quasi il 30% della produzione totale e le sue espressioni regalano colori gialli dorati o anche riflessi ramati.

Mi sono piaciuti Mongris 2025 di Marco Felluga, Rocciaponca 2025 di Fantinel Tenuta Sant’Helena, Jesera 2024 di Venica & Venica

Pinot Grigio
Pinot Grigio

Il vino ottenuto da uve di Tocai Friulano era quello storicamente consumato nelle osterie, era “l’ombra” che quotidianamente accompagnava i momenti di riposo e di contadini e operai, quello più popolare dell’intero territorio.

Giallo paglierino più o meno carico, sentori di mandorla, asciutto ed armonico, dal sottile retrogusto amarognolo. Rappresenta circa il 15% della produzione totale.

Buoni Simon Komjanc 2025, Vosca 2024, Riserva Kai MCL 2023 di Paraschos.

Friulano
Friulano

Anche il Sauvignon arriva sul Collio dalla Francia a metà 800, riuscendo nel tempo ad incarnare le caratteristiche tipiche del terroir unite a quelle del vitigno.

L’intensità del colore giallo che nel bicchiere si riflette con diversi gradi di intensità si accompagna a sapori delicati, caratteristici ed armonici, con equilibrio e buona struttura. La produzione dei Sauvignon raggiunge circa il 20% totale.

Sauvignon
Sauvignon

I preferiti?

La Rajade 2024, Draga 2024, il De La Tour 2024 di Villa Russiz.

Tra i Collio Bianco il Vino da Uve autoctone 2023 di La Rajade, il Vino da Uve autoctone 2022 di Terre del Faet, lo Jelka 2020 di Picech.

Nella seconda parte dell’articolo vi racconteremo delle visite in cantina…

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Italo-abruzzese, classe 1962, cresciuto nei peggiori sottoscala del mondo dell’editoria. Nonno di Camilla e Olivia, milanista da sempre. Il primo vero lavoro della mia vita è durato più di 25 anni, passati tra redazione e piani alti di Cioè, dove ho scritto di musica, di spettacolo e di attualità. Da oltre dieci anni la mia occupazione principale è quella di collaboratore nel settore produttivo di Mediaset: ho cominciato con Matrix, su Canale 5, attualmente sono in forza a Quarta Repubblica, in onda su Rete4. Mi sono avvicinato al mondo dell’enogastronomia fin dai tempi gloriosi del vecchio Forum del Gambero Rosso, dopo l’incontro con la cosiddetta “Lobby Romana”, leggendaria quanto misteriosa compagnia dedita a degustazioni iniziatiche e serate esclusive con grandi bottiglie. Ho contribuito alla nascita di Agrodolce, sul cui portale ho scritto per alcuni anni e collaboro con alcune guide del settore.
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