Com’è dolce Trieste

Com’è dolce Trieste.

Com’è dolce Trieste, la città dalla grazia scontrosa e come i suoi dolci sanno parlare le molte lingue della sua cultura e della sua storia.

Nei prodotti di pasticceria si scoprono le radici mitteleuropee di un’area dove le ricette hanno viaggiato senza tenere conto dei confini e dove si sono insediate, diventando a tutti gli effetti tipiche, identitarie.

Mantenendo quasi sempre i loro nomi originari: Linzer torte, Rigojancj, Bussolai, Chipfel, Putizza, Buchtel, Koch, Cuguluf, Fritole, Palacinche, Dobos torte.

In questo calendario di QB  ne abbiamo scelte dodici (le ricette e le foto sono di Giulia Godeassi)  per accompagnarvi mese dopo mese nella scoperta di storie, di ingredienti, di territori.

Dal 1832, quando Franz Sacher inventò la celebre torta, essa si diffuse in tutto l’impero asburgico; a Trieste venne creata subito una variante che prevedeva l’aggiunta di mandorle tritate all’impasto del pan di spagna.

Piacque tanto da far esclamare ai triestini: noi la femo meio dei vienesi, cioè noi la facciamo meglio dei viennesi).

Sono ormai considerate triestine le ricette ungheresi e boeme, veneziane e istriane, con un affetto particolare per le frittate amate dall’imperatore (Kaiserschmarren) e per le torte dedicate alla Principessa Sissi (Presnitz).

Pronunciamo, con nonchalance e leggerezza come se fosse il nome del nostro vicino di casa Rigo Jancsi, per indicare una torta che racchiude una melodrammatica storia d’amore, quella del violinista ungherese Jancsi Rigo, ricetta che abbiamo messo in apertura, nel mese di gennaio.

Com’è dolce Trieste è un calendario che saprà parlare al cuore dei triestini e, ne siamo certi, anche dei tanti turisti che, visitando Trieste, scoprono la città anche attraverso i suoi piatti. E soprattutto grazie ai suoi dolci.

Piacerà certamente anche ai lettori di questo magnifico blog, ai quali regalo due ricette.

CHIFEL (KIPFERL) CON MANDORLE E NOCCIOLE

Allungati e curvi, a forma di mezzaluna, i chifel-kipferl erano presenza fissa nella biscotteria tradizionale delle famiglie triestine dell’800.

Perché non riproporli per le nostre prime colazioni o a merenda?

Si conservano a lungo in una scatola di metallo e possono diventare il nostro comfort food.

INGREDIENTI

50 g di nocciole tostate

50 g di mandorle pelate

150 g di burro

100 g di zucchero a velo

250 g di farina 00

1 uovo

1 baccello di vaniglia

un pizzico di sale

FATE COSÌ

Tagliate il burro a cubetti e lasciatelo a temperatura ambiente per dieci minuti.

Frullate nel mixer le mandorle pelate assieme alle nocciole tostate e allo zucchero a velo (conservatene una parte per la spolverata finale).

Unite il burro e il sale, frullando anche i semini di vaniglia e l’uovo (tuorlo e albume) fino a formare un impasto omogeneo.

Formate una palla e avvolgetela nella pellicola. Ponetela a riposare per trenta minuti in frigorifero.

Nel frattempo scaldate il forno a 160 gradi in modalità ventilato.

Infarinate leggermente la spianatoia, estraete la frolla dal frigorifero e lavoratela per un paio di minuti.

Dividetela in pezzi, formate dei lunghi serpentelli e divideteli poi in piccole strisce da sei cm di lunghezza.

Date loro la forma di ferro di cavallo e poneteli su una teglia rivestita con carta forno.

Infornate i biscotti e cuoceteli per circa venti minuti, fino a quando risulteranno dorati.

Estraeteli dal forno, lasciateli riposare dieci minuti, poi spolverateli ancora tiepidi con lo zucchero a velo

GNOCHI DE SUSINI

Piatto antico, di origine boema, questi gnocchi giunsero probabilmente a Trieste con i funzionari dell’amministrazione austro-ungarica e le lorofamiglie. Possono essere serviti come primo piatto o come dessert.

Nel primo caso si condiscono con burro fuso e pane grattugiato tostato; come dolce sono accompagnati con burro fuso, zucchero e cannella.

INGREDIENTI

400 g di patate a pasta bianca (meglio se sono patate vecchie)

1 uovo

250 g di farina 00

3-4 pizzichi di sale fino

60 g di burro fuso

Per il ripieno

8 susine (andranno tagliate a metà, togliendo il nocciolo. Nellospazio restante qualcuno inserisce un cucchiaino di marmellata).

Per la granella del ripieno

Meglio abbondare nelle dosi per non restare alla fine a corto di condimento

3-4 cucchiai di pangrattato

35 g di zucchero semolato

20 g di burro

cannella in polvere q.b.

Per servire

La granella preparata per il ripieno e conservata

40 g di burro fuso

FATE COSÌ

Cuocete possibilmente al vapore le patate in modo che assorbano meno acqua possibile.

(Potete anche bollirle con la buccia, ben lavata, e sbucciarle appena cotte ancora calde). Schiacciate le patate con uno schiacciapatate e fatele raffreddare.

Preparate l’impasto per gli gnocchi: unite l’uovo (tuorlo e albume) alle patate schiacciate, al burro fuso, a 250 g di farina 00 e a qualche pizzico di sale.

Aggiungete tre, quattro cucchiai di farina in più se l’impasto risulta troppo umido. Quando l’impasto è liscio, fatelo riposare un’ora a temperatura ambiente.

Nel frattempo lavate e tagliate a metà le susine eliminando il nocciolo.

Tostate il pane grattugiato assieme allo zucchero, alla cannella in polvere e al burro: otterrete il condimento per gli gnocchi.

La granella del ripieno avanzata la userete anche per il condimento finale.

Questo articolo è stato visualizzato: 103499 volte.
Condividi Questo Articolo
Friulana di nascita, triestina di adozione. Quanto basta per conoscere da vicino la realtà di una regione dal nome doppio, Friuli e Venezia Giulia. Di un'età tale da poter considerare la cucina della memoria come la cucina concreta della sua infanzia, ma curiosa quanto basta per lasciarsi affascinare da tutte le nuove proposte gourmettare. Studi di filosofia e di storia l'hanno spinta all'approfondimento e della divulgazione. Lettrice accanita quanto basta da scoprire nei libri la seduzione di piatti e ricette. Infine ha deciso di fare un giornale che racconti quello che a lei piacerebbe leggere. Così è nato q.b. Quanto basta, appunto.
Nessun commento

Lascia un commento