Condividere: lunga genesi e grande storia.
“La capitale italiana del gusto è Torino, è venuto il momento di dirlo chiaramente, senza timidezze“, dice un romano che, dopo questa “uscita”, dovrà (forse) cambiare città.
“Questa è la città dove è nato il Salone del gusto, dove è nata Eataly, e questa è la città che ha ospitato la finale della 50 Best“, prosegue il romano di prima che di nome fa Marco Bolasco, è stato direttore della Guida dei Ristoranti d’Italia di Gambero Rosso, direttore editoriale di Slow Food e ora fondatore di una piccola casa editrice, Topic.
L’occasione è stata la presentazione del libro “Condividere“, che racconta la lunga genesi e i primi 7 anni di vita di questo ristorante stellato marchiato Lavazza, contestualizzandoli rispetto al quartiere Aurora in cui Lavazza prima ha trasferito i suoi uffici, poi ha creato il ristorante, riqualificandolo l’intera area.
“La folle idea è nata insieme all’amico Bob Noto: prima tracciando i confini di questo progetto visionario, poi coinvolgendo Ferran Adrià, che Bob Noto conosceva bene perché era stato lui ad averlo scoperto per primo, in Italia. Adrià ha cercato di esportare a Torino la formula del suo storico Tickets di Barcellona, poi ha individuato lo chef adatto, il modenese Federico Zanasi che allora lavorava a Cervinia“, ha esordito Giuseppe Lavazza, presidente dell’omonima azienda.
“Se dieci anni fa mi avessero detto cosa stava per succedermi non ci avrei creduto“, gli fa eco Federico Zanasi, dimostrando in un colpo solo tutta la sua sincera umiltà.
“La formula era ed è quella del compartir, cioè del condividere“, chiosa un serissimo Ferran Adrià, un modo di stare insieme, a tavola, che la pandemia ha messo in cantina per un po’, ma ora è tornato al centro dell’offerta ristorativa di Condividere.
Riviverlo è stato fantastico, perché i piatti storici di Zanasi saziano il palato e la mente con un equilibrio gustativo e quantitativo davvero poetico: oltre all’iconica Oliva sferica “El Bulli”, e la cialda di gelato al parmigiano in onore di Bob Noto, che uno mangerebbe all’infinito, la Brioche modenese, cioè la tigella insalumata, e il Katsu Sando in versione Piemonte, beh, sono esperienze palatali che non si dimenticano.


Poi altro, sempre all’insegna di un vintage felicemente rinnovato: il superbo Biancomangiare di mandorle con granita al pomodoro; la divertentissima Ostrica con melone, limone e menta; lo spiedino di pluma iberica e garum; il gnocco di pomodoro burro e oro; il Risotto alle foglie di Fico con fonduta di gorgonzola.


Fra i dessert, delle piccole fragole gelato che ai “signori d’esperienza” come me ricordano i ricoperti industriali alla frutta degli anni ‘70. Il tutto con un accompagnamento perfetto, una kombucha alle foglie di fico che i ragazzi di Condividere producono internamente: una bomba di sapori con un solo grado di alcol, fantastica!
Il tutto all’interno di una sala ristorante che sa di cinema, a rimarcare il fatto che la filosofia del compartir, cioè di Condividere, va a braccetto con il sogno: ad aver disegnato l’intero ristorante è stato il premio Oscar Dante Ferretti.



