Consigli per le feste. Dolce o secco?
Molti di voi si chiederanno, soprattutto in questo periodo di feste, che vino abbinare ai dolci natalizi.
Forse per alcuni sarà una sorpresa sapere che ai piatti dolci si abbinano vini dolci, e con i piatti salati vanno bene i vini secchi.
Diamo qualche spiegazione.
Infatti, se abbiniamo un dolce a un vino spumante, per esempio, non si fa altro che esaltare le caratteristiche secche del vino, rendendolo, a volte, addirittura amaro.
Lo stesso vale per i piatti salati.
Un vino molto sapido non va assolutamente abbinato a un piatto salato perché le caratteristiche iodate prenderebbero il sopravvento.
Avviciniamoci quindi ai vini dolci, con le dovute accortezze.
I vini dolci
Si definisce dolce quel vino che ha una quantità di zucchero superiore ai 45g/litro, poi la scelta può variare tra gli spumanti, i passiti, i Recioto della Valpolicella per fare qualche esempio, un discorso a parte merita il Marsala Vergine dove lo zucchero residuo si avvicina alla soglia indicata ma con aggiunta di alcol per favorire la fermentazione.
Per i vini dolci lo zucchero non viene mai aggiunto, questo è bene saperlo, ma è solo conseguenza della surmaturazione delle uve e in alcuni casi appassimento delle stesse, con conseguente lavorazione in cantina.

Venendo alle feste, come abbinare i tradizionali pandoro e panettone?
Il pandoro

Per il pandoro vi suggeriamo il Moscato di Canelli, prodotto in Piemonte a est di Alba, viene valorizzato nel 2001 con la nascita dell’Associazione Produttori Moscato di Canelli.

Sono state poi individuate tre sottozone di qualità, Santa Vittoria a Cuneo, Strevi (Alessandria) e Canelli tra Asti e Cuneo.
Nel 2023 Canelli ottiene la Docg.
Prodotto con uve Moscato è leggermente effervescente con gradazione alcolica che raramente supera i 5 gradi e si presenta con una buona acidità che bilancia l’intensa dolcezza del pandoro.

La spalla zuccherina permane ma subentrano anche la parte alcolica e l’effervescenza che stemperano la componente burrosa lasciando il palato pulito e pronto per il prossimo sorso.
Il panettone

Per il classico panettone, rigorosamente artigianale, puntiamo l’attenzione sul noto Brachetto d’Aqui Docg, anche questo dotato di buona effervescenza capace di aggraziare le caratteristiche grasse del panettone e degli eventuali topping con le note di frutta di bosco e fragole che vanno d’accordo anche con i canditi.
Il panforte

Per terminare la cena e accompagnare un’eventuale tombolata, anche in attesa della fine dell’anno, consigliamo un Panforte Toscano.
Dolce antichissimo prodotto nella provincia di Siena fin dall’anno Mille in onore della Regina Margherita di Savoia.
In abbinamento proponiamo il Vin Santo.
Le uve vengono raccolte surmature e riposte per sei mesi sui graticci ad appassire.
Questo fa si che gli acini perdano acqua e subiscano una concentrazione di zuccheri.
Il Vin Santo, da non confondere con il Vino santo trentino, viene fatto maturare in piccole botte chiamate caratelli.
La maturazione può durare anche 96 mesi ma alcuni produttori lo tengono ancora di più, trasformandolo in un prodotto davvero pregiato.
Questo vino si sposa bene col Panforte perché la mandorla, il miele, la nocciola e lo sciroppo di glucosio si sposano bene con le note di frutta secca, dattero, fico secco e miele del vino dove anche il grado alcolico aiuta a lasciare il palato pulito.
Il torrone

Il torrone non manca mai tra Natale ed Epifania, quindi perché non provare quello amaro, magari con le nocciole.
Al torrone abbiniamo il Recioto della Valpolicella.

Vino antichissimo prodotto con le stesse uve dell’Amarone, Corvina, Corvinone e Rondinella, nella zona di Verona.
Le uve raccolte vengono disposte in ambienti chiamati fruttai, dove i grappoli vengono fatti asciugare per circa tre mesi.
In questo caso, dopo la pigiatura, la fermentazione viene bloccata una volta raggiunto il grado zuccherino ideale.
Bloccata la fermentazione, vengono estratti i lieviti e il vino viene messo in piccole botti di legno per almeno tre anni.
Perfetto l’abbinamento con il torrone dove il suo sapore amaro strizza l’occhio alle note speziate, cacao, liquirizia e tabacco del vino, rimanendo al palato con grande persistenza e avvolgendo il sorso in un momento di delizia e bontà uniche.
Photo Credit: Francesco Vignali e Massimo Casali


