Corato diventa un brand enogastronomico per essere comunità

Corato diventa un brand enogastronomico per essere comunità

Corato diventa un brand enogastronomico per essere comunità

Cosa dovrebbe fare un’amministrazione comunale per affrancarsi dal suo (consueto) essere oggetto di lamentele, se non di attacchi, trasformandosi in un soggetto di sviluppo?

Mettere insieme le risorse, soprattutto le persone, aiutandole a prendere coscienza della loro comune identità.

Culturale, prima ancora che economica.

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È con questo approccio olistico che l’amministrazione di Corato, in provincia di Bari, ieri ha deciso di comunicare la nascita di un brand, il Corato Cultivar bellezza, che per ora servirà a presentare in maniera unitaria le molteplici anime del territorio in occasione di festival e manifestazioni, mentre in prospettiva diverrà un marchio in grado di caratterizzare tutti i prodotti del territorio coratino, quasi fosse una specie di “made in Corato”.

È vero, le elezioni sono quasi alle porte, ma questa non è una semplice operazione di campagna elettorale, bensì un bisogno di comunicare il tanto che un’amministrazione ha fatto, e soprattutto la voglia di spendersi ancora per il bene comune.

Anche se il territorio comprende varie tipologie di industria, ça va san dire che la parte del leone la fa il settore agroalimentare, e quello dell’ospitalità, i cui b&b sono assai frequentati in quanto Corato è una specie di “terra di mezzo” fra la costa e l’interno.

Fra le tante strutture citiamo Torre Pendio, un b&b che ha faticosamente riportato alla luce le sue tracce architettoniche del ‘500 con un’encomiabile cura dei dettagli.

Parlando di cibo, invece, è l’olio a farla da padrona con la sua Coratina, una fra le poche varietà che produce olive a grappolo a partire da un singolo fiore.

Fra le molte aziende interessanti citiamo la cantina sociale Terra Maiorum e l’Azienda Agricola Petrizzelli, ma soprattutto la presenza del cosiddetto albero madre.

Che cosa è?

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L’albero millenario da cui sarebbe nata la coratina, una varietà di cui per la prima volta ha scritto l’agronomo Girolamo Caruso, nel 1883.

Dell’albero madre si può ascoltare la sua “musica”, cioè la traduzione in note del rumore prodotto dallo scorrere della linfa.

A pochi passi dall’Azienda Agricola Petrizzelli, esiste poi un produttore di vini biologici, Santa Lucia, le cui proposte rispettano le caratteristiche dei vitigni di partenza.

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Fra le industrie agroalimentari ce ne sono due di notevoli dimensioni: il Mulino Casillo e il Pastificio Granoro, che ha una linea di prodotti che utilizza il solo grano pugliese.

Molto nota negli anni ’70, l’azienda – che fa circa metà del suo fatturato all’estero – sta riprendendo spazio nel mercato italiano grazie a due distribuzioni di qualità: Esselunga e Eataly.

Il territorio comprende anche un eccellente Istituto Alberghiero, il Luciano Tandoi, che addirittura realizza due ottimi prodotti (un paté di pomodori secchi e un panettone) che, non potendo essere commercializzati, vengono dati alle persone che frequentano il bar interno in cambio di un’offerta.

Corato, con la sua struttura a cerchi concentrici in stile Milano, consta poi di numerosi di siti monumentali.

Fra i tanti citiamo il sopravvissuto palazzo Ducale, la cui struttura esterna ricorda quella del Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Gli altri due, sono crollati a inizio ‘900 a seguito del dissesto idrogeologico, dovuto alla forte presenza di falde acquifere che poi sono state contenute attraverso la creazione di cisterne sotterranee.

Dopo il suggestivo grande falò in onore a Santa Lucia, in cui la modernità (i banchetti, la musica, la politica) forse prevale un po’ troppo sulla componente ancestrale e religiosa dell’evento, un’ultima chicca coratina è il Villaggio di Babbo Natale, inaugurato ieri.

Corato
Corato
Corato2
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Si tratta di un percorso dedicato, in pieno centro storico, in cui fra le bianche pietre tipiche della zona si muovono degli elfi che aiutano i bimbi a scrivere e spedire la lettera a Babbo Natale, dopo aver verificato che siano nella lista dei bimbi buoni.

Gli elfi sono interpretati da bambini e ragazzi che, frequentando una scuola di recitazione, vivono i rispettivi personaggi con un’encomiabile partecipazione, così da rendere quasi meno centrale la successiva foto con un Babbo Natale super barbuto, ma anche super sorridente.

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Giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico per Il Messaggero, Gambero Rosso, Radio Roma Capitale e Cinecritica. Insegna Giornalismo Culturale e Storia dell'alimentazione in Sapienza, ed è regista del film Fritti dalle stelle, un documentario satirico sull'alta ristorazione visibile su Prime video. È inoltre autore e conduttore del programma "Come ti cucino un film", in onda su Gambero Rosso Channel, nel quale - grazie alla Cinestologia - racconta il cinema con delle associazioni alla tavola.
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