Cosa mangiava JFK: le abitudini a tavola di John F. Kennedy
John Fitzgerald Kennedy è passato alla storia come il presidente della nuova America: giovane, elegante, sportivo e protagonista della stagione di Camelot alla Casa Bianca. Eppure, quando si trattava di mangiare, JFK aveva gusti semplici e abitudini molto regolari. Preferiva piatti casalinghi, spesso legati alla tradizione del New England, e non amava dedicare troppo tempo ai pasti.
Secondo i materiali della John F. Kennedy Presidential Library, Kennedy mangiava poco e a volte doveva essere richiamato a cena. La politica, gli impegni istituzionali e il lavoro avevano quasi sempre la precedenza sulla tavola. La sua alimentazione era essenziale: colazioni ripetute, pranzi veloci e cene senza eccessi.

La colazione preferita di JFK
La colazione di John F. Kennedy era semplice e costante. Il presidente iniziava spesso la giornata con succo d’arancia, uova in camicia servite su pane tostato, bacon croccante, marmellata d’arancia, latte e caffè.
Un dettaglio curioso riguarda proprio il bacon: JFK non lo voleva fritto, ma cotto al forno o sotto il grill, fino a renderlo ben croccante. Preferiva inoltre il caffè con latte caldo, mentre burro e marmellata venivano serviti a parte. Queste indicazioni, raccolte anche attraverso appunti e ricostruzioni legate alla famiglia Kennedy, mostrano quanto il presidente fosse affezionato alla sua routine mattutina.

Il 22 novembre 1963, nella mattina dell’attentato di Dallas, Kennedy consumò proprio una colazione simile: uova, toast, bacon, succo d’arancia e caffè. Un ultimo pasto mattutino ordinario, rimasto nella memoria per la sua apparente normalità.
JFK e la zuppa di pesce
Se c’è un piatto che identifica le preferenze gastronomiche di Kennedy, è la zuppa. A pranzo sceglieva spesso una formula molto diretta: zuppa, panino e frutta. La John F. Kennedy Presidential Library ricorda una sua particolare passione per le zuppe, tra cui la classica New England Fish Chowder.
La chowder è una preparazione tradizionale della costa nordorientale degli Stati Uniti. È una zuppa ricca, preparata generalmente con pesce o molluschi, patate, latte o panna. Per Kennedy rappresentava un richiamo alle radici familiari del Massachusetts e alle estati trascorse tra Boston, Cape Cod e Hyannis Port.

Tra le zuppe associate ai menu di JFK compare anche la Purée Mongol Soup, preparata con zuppe condensate di piselli e pomodoro, latte, acqua e curry. Una ricetta rapida, quasi domestica, lontana dall’immagine di una cucina presidenziale complessa o spettacolare.bhg
I piatti preferiti a cena
A cena Kennedy non aveva un menu fisso, ma mostrava una predilezione per preparazioni classiche della cucina americana. Tra i suoi piatti preferiti figuravano costolette d’agnello, bistecca, pollo, tacchino – in particolare la carne bianca –, purè di patate, fagioli al forno e muffin di mais. Se desiderava un dessert, tendeva a scegliere preparazioni al cioccolato.

Amava anche pesce e crostacei. La cucina di mare era coerente con le sue origini e con le abitudini della famiglia Kennedy. Salmone, aragosta, granchio e molluschi comparivano spesso anche nei ricevimenti di Stato organizzati alla Casa Bianca, dove il mare diventava un tratto ricorrente dei menu.
Un altro piccolo piacere era rappresentato dalle waffle, servite calde con burro e sciroppo d’acero. Erano una concessione più golosa in un’alimentazione generalmente sobria e funzionale.
La tavola di Camelot
La distanza tra i gusti personali di JFK e l’immagine pubblica della Casa Bianca era evidente. Jacqueline Kennedy portò nei ricevimenti ufficiali eleganza, cultura europea e cura scenografica. I menu per capi di Stato, premi Nobel e ospiti internazionali prevedevano pesce, crostacei, ricette francesi, vini selezionati e dessert raffinati.

Il presidente partecipava a questi banchetti per rappresentare gli Stati Uniti, ma il suo stile privato restava molto diverso. Non cercava ricette complicate né il lusso a tavola. Preferiva mangiare in modo concreto, rapido e senza formalità.
Dietro il mito di Camelot c’era dunque un uomo fedele a una cucina quotidiana: uova e toast al mattino, una zuppa di pesce a pranzo, carne o pollo a cena. John F. Kennedy non trasformava il cibo in un simbolo di status. Lo viveva come una pausa necessaria, con la semplicità di chi, anche alla Casa Bianca, non aveva mai dimenticato i sapori di casa.



