Crisi dei prezzi in agricoltura: Coldiretti Campania scende in piazza contro le speculazioni su olio e grano

Crisi dei prezzi in agricoltura Coldiretti Campania scende in piazza contro le speculazioni su olio e grano

Crisi dei prezzi in agricoltura: Coldiretti Campania scende in piazza contro le speculazioni su olio e grano

Il settore agroalimentare italiano è sotto attacco a causa dell’import selvaggio e di manovre speculative che stanno facendo crollare i prezzi all’origine dei prodotti simbolo della Dieta Mediterranea.

Per contrastare l’azione di veri e propri trafficanti di cibo, gli agricoltori di Coldiretti Campania si sono mobilitati in piazza a Napoli, in contemporanea con altre dodici città italiane.

Al centro della protesta ci sono la tutela della salute dei consumatori, la sopravvivenza delle aziende agricole nazionali e la richiesta di una tracciabilità totale, da attuare anche attraverso tecnologie scientifiche avanzate come la risonanza magnetica e l’analisi degli isotopi.

La protesta ha coinvolto contemporaneamente tredici capoluoghi di regione davanti alle rispettive Prefetture, tra cui Roma, Bari, Bologna, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia, Campobasso e Potenza.

Il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli, ha consegnato un manifesto con le richieste della categoria nelle mani del vice prefetto vicario di Napoli, sottolineando come inganni e mancanza di trasparenza mettano a rischio la tenuta delle aziende, già colpite dall’aumento dei costi energetici e produttivi.

L’associazione chiede inoltre che i prodotti 100% italiani siano garantiti per legge in tutte le mense pubbliche, a partire da quelle di scuole e ospedali.

Il crollo del prezzo dell’olio extravergine e i numeri dell’inganno

L’olio extravergine d’oliva (EVO) rappresenta uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Secondo i dati del Centro Studi Divulga, nell’ultimo anno il prezzo dell’olio italiano all’origine è crollato del 50%, mentre i costi colturali a carico dei produttori sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro.

Il mercato è fortemente condizionato da un deficit strutturale: l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine a fronte di un consumo interno di 461 milioni di litri, con un export di 318 milioni e un import massiccio che tocca i 545 milioni di litri all’anno.

Questa sproporzione favorisce l’ingresso di prodotto estero che spesso viene camuffato da italiano sfruttando l’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale.

Per fermare i trafficanti di olio, Coldiretti chiede una serie di interventi strutturali e normativi volti a blindare la filiera.

L’introduzione di controlli tecnologici avanzati utilizzabili in giudizio, come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica, che sono in grado di certificare con assoluta certezza l’origine geografica delle olive e smascherare le frodi.

L’applicazione rigorosa della legge contro le pratiche sleali, vietando tassativamente qualsiasi vendita al di sotto dei reali costi di produzione che finisce per strozzare gli olivicoltori.

Il divieto assoluto di miscelazione, bloccando la pratica di tagliare l’olio extravergine con sottoprodotti oleari trattati termicamente che poi vengono rivenduti ingannevolmente come EVO.

Una tracciabilità fiscale e doganale più stringente, da ottenere attraverso l’obbligo di fatturazione delle olive, la sospensione dell’import a dazio zero dalla Tunisia e lo stop al meccanismo del Traffico di Perfezionamento Attivo (TPA) sull’olio estero.

Speculazione sul grano duro e l’allarme per l’import al glifosate

La situazione non è migliore sul fronte della filiera cerealicola, dove Coldiretti denuncia speculazioni gravissime da parte di commercianti e industriali senza scrupoli. In particolare, durante la campagna di raccolta e trebbiatura nel Sud Italia e in Sicilia, il grano duro viene quotato alla cifra irrisoria di 19 centesimi al chilo.

Si tratta di un valore che rappresenta un insulto intollerabile per i cerealicoltori, specialmente se rapportato ai prezzi al dettaglio per i consumatori, dove la pasta costa in media 2 euro al chilo e il pane supera i 3 euro. Inoltre, si registra il tentativo di acquistare fatture da aziende compiacenti per far diventare “italiano” il grano importato dall’estero.

Per salvare la cerealicoltura italiana e proteggere i consumatori, l’associazione propone misure immediate per ripristinare l’equità di mercato.

L’avvio di controlli a tappeto contro l’agropirateria, sfruttando gli strumenti offerti dalla nuova Legge Caselli per verificare il rispetto delle normative sull’origine lungo tutta la filiera.

L’attuazione del principio di reciprocità commerciale, bloccando definitivamente l’importazione di navi cariche di grano estero trattato con il glifosate in fase di raccolta, una molecola chimica dannosa la cui applicazione prima del raccolto è severamente vietata in Europa.

La bonifica e la trasparenza all’interno della CUN Grano, escludendo dalle Commissioni Uniche Nazionali tutti i commissari che si trovano in palese conflitto di interessi.

Un sostegno economico immediato per i contratti di filiera, stanziando con urgenza 40 milioni di euro per abbattere i record dei costi di produzione e dare respiro economico ai produttori italiani

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