Cronaca di una acidità annunciata!
Il 13 dicembre di ogni anno, giorno di Santa Lucia, è una festività sentita in molte zone d’Europa, dai paesi scandinavi fino al profondo sud e, in particolare, alla Sicilia.
Arancina Day
Mentre in molte aree è celebrata come simbolo di risveglio della natura e della luce – il nome Lucia deriva dal latino lux – e protettrice della vista ed a Siracusa è patrona cittadina festeggiata sin dal 9 dicembre con processioni religiose molto sentite e assai partecipate, negli ultimi anni a Palermo, il giorno di Santa Lucia è stato rinominato Arancina Day.
La festività, snaturata dal suo profondo significato religioso legato ad un miracolo della Santa che sottrasse una città affamata alla carestia, è oggi vissuta come il giorno in cui, invece di mangiare pane e pasta, il menù prevede di sostituirli con un consumo smodato di arancine multigusto, grandi teglie di gattò (gateau) di patate, cuccia, grano cotto e farcito con ricotta o cioccolato e panelle sia dolci sia salate per la gran gioia di rosticcerie, bar e panifici.
In antropologia, come ogni festività che si rispetti, la festa è un momento “altro”, separato dal quotidiano, una sospensione simbolica dell’ordine normale, in cui i ruoli sociali possono invertirsi, l’eccesso (di cibo, parole, gesti) è ammesso e persino necessario: a Santa Lucia tale eccesso non è solo di risa di convivialità, ma, soprattutto, un eccesso di riso!

Prepararle a casa o comprarle già fatte?
Ed ecco che, negli ultimi anni, si compiono due principali gesti rituali con conseguenze ben collaudate: ci sono gruppi di persone che, dopo avere razziato i supermercati e le carnezzerie in cerca delle principali materie prime (riso, uova, prosciutto, mozzarella e tritato) preferiscono cucinare le arancine a casa, esibendole come fossero perle dorate in giro per i social perchè “quelle preparate a casa sono le più buone“.
Ci sono altri gruppi che preferiscono acquistarle “belle e fatte” evitando grascie (di sporcare).
Ed eccoli, mentre le strade intorno sprigionano un potente odore di fritto, intenti a fare le code come se andassero a votare al referendum o come se partecipassero all’inaugurazione di un nuovo locale dove si mangia “aggratis”.
E‘ un rito che si compie – per chi non le se fa recapitare a casa col rischio che arrivino in tavola tutte schiacciate – con gravi ripercussioni sul traffico perché ogni via è bloccata ma l’obiettivo di comprare guantiere di arancine è sacro.
Le farciture particolari
Ogni anno si aggiunge un allettante farcitura che alcune rosticcerie preparano solo per il giorno di Santa Arancina: ai consueti e già obsoleti gusti accarne e abburro, sia fritti sia al forno, si aggiungono le arancine al salmone, ai funghi, agli spinaci, alla salsiccia, ai quattro formaggi, pistacchio e mortadella, speck e stracchino e, novità 2025, le arancine vegan per non scontentare proprio nessuno.
Come i leoni da tastiera che poi danno ragione ai fautori delle arancine handmade, questa cospicua produzione di arancine punta più alla quantità a scapito della qualità che, spesso, nei più golosi provoca forti acidità di stomaco e indigestioni.
Ma anche questa è un’espressione della festa e dell’eccesso: anche se le arancine a Palermo e in Sicilia le mangi ogni giorno e per tutto l’anno e sono molto più gustose, in onore della Santa (Arancina) il sacrificio è devozione.



