Dieci anni di grazia: la Falanghina Biancuzita 2015

Falanghina Biancuzita 2015

Dieci anni di grazia: la Falanghina Biancuzita 2015

È il tempo, si dice, a far evolvere il vino.

E se fosse il vino a deformare il tempo, a comprimerlo?

Riflessioni complesse, ellittiche, indotte dalla Biancuzita 2015, Falanghina del Sannio DOC di Torre a Oriente.

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Un vino straordinario.

Dieci anni.

Pochi? Tanti?

Di certo, sono passati generosi nella campagna di Torrecuso, alle falde del Taburno, il monte più solitario e morbido della Campania.

Dieci anni ha Giosuè, ospite piccolo e premuroso della casa, dove tra le mani di Patrizia Iannella e Giorgio Gentilcore maturano anche i vini, gli oli e i piatti saporiti.

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Le donne in dolce attesa hanno sensibilità più acute, vivono uno stato di grazia.

Si può credere che quella grazia sia passata, per misteriose vie, non solo a Giosuè ma anche alle uve vendemmiate quell’anno nelle assolate e fresche tenute di Torre a Oriente.

L’occhio lì si illanguidisce e il bicchiere può accompagnare il bevitore attraverso filari e dolci pendii, sino alla roccia più in alto, passando per evocazioni poetiche e abbandoni onirici.

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Biancuzita 2025, Falanghina del Sannio DOC, Torre a Oriente
Biancuzita 2025, Falanghina del Sannio DOC, Torre a Oriente

Una Falanghina che sorprende

La Falanghina è nota per vini versatili, freschi e immediati, spesso raccontati come perfetti compagni della pizza.

La Biancuzita 2015 sovverte gli schemi, sorprende.

Un giallo intenso, pressoché dorato, si muove compatto nel calice.

Al naso si apre con richiami di idrocarburi in stile Riesling piemontese, poi ginestra a cespugli fitti, frutta tropicale matura e un intero panaro di erbe aromatiche, con la salvia in primo piano.

Un ventaglio così ricco che, dopo la sniffata, quasi si teme di bere e interrompere l’incanto.

Nessuna delusione, invece: freschezza, salinità, corpo materico e ritorni floreali accompagnano un sorso vivo, senza segni di stanchezza.

Una vivacità composta, come quella di Giosuè.

la degustazione
la degustazione

Echi che ritornano a lungo.

La forza del 2015

Si potrebbe pensare a un assaggio raro e costoso.

Eppure, almeno in azienda, le bottiglie sono ancora disponibili.

Diverse Falanghine d’annata, oltre sette anni dalla vendemmia, hanno mostrato ottima tenuta, ma questa 2015 merita un apprezzamento speciale: coniuga bevibilità e complessità matura.

Si può bere da soli e da solo, in compagnia e in accompagnamento a piatti soffici: un risotto burroso, tagliatelle al ragù bianco di coniglio, candele spezzate con la genovese, un filetto al pepe verde, una più semplice scaloppina (non al limone), un camembert di bufala.

tagliatelle al ragù bianco di coniglio
tagliatelle al ragù bianco di coniglio

Consiglio extra: prenderne due bottiglie, una da bere subito e una da conservare (bene) ancora per qualche anno.

Degustazione del 4 agosto 2025

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Zang tumb tumb è il rumore del suo passo, del suo cuore e della sua mente. Giornalista, commercialista e docente, ha collaborato con diverse testate giornalistiche (Roma, Sannio quotidiano, giancristianodesiderio.com, Sonar Magazine), scrivendo di enogastronomia, cultura e paesaggi umani. Nel 2019 è stato premiato dal Centro Pannunzio di Torino come finalista del Premio Mario Soldati, sezione enogastronomia, per un articolo sui vini delle Cinque Terre. Nel 2021 ha pubblicato L'ingordo. La gola, il vino, le donne, il piacere e il dolore della forchetta. Ha un blog (www.ilgourman.it) su cui scrive saltuariamente storie ispirate alla sua relazione segreta e pubblica con Irene. È un lettore accanito, cinefilo indefesso e animatore di convivi. Vive con tre donne: Marina, Anna Stella e Marialaura. Insomma, fa… tante cose. Ma tutte con gusto.
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