Douce, Gragnano: il coraggio di non stupire (a tutti i costi)

Douce, Gragnano: il coraggio di non stupire (a tutti i costi)

C’è un luogo, a Gragnano, dove il burro non mente. 

Non è un indirizzo facile da trovare sui social, almeno non ancora.

Non troverete croissant super alveolati, fotografati in controluce con lo smartphone di qualche food influencer in cerca di like.

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Mirabolanti esecuzioni cinematiche alla Cédric Grolet o dolci a forma di frutta in stile trompe-l’œil.

Troverete, invece, qualcosa di più raro: una micro pasticceria di alto livello che ha deciso di non inseguire l’estetica a scapito della bontà.

Si chiama Douce, e porta la firma di Angelo Mattia Tramontano.

Parliamoci chiaro: nel mondo della pâtisserie contemporanea c’è una corsa al croissant più alveolato, al pain au chocolat più instagrammabile.

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L’alveolatura intensa, super ariosa, è diventata sui social una sorta di certificazione di qualità visiva, come i buchi per il formaggio emmental. E, tecnicamente, è vero che richiede padronanza.

Sfogliatura precisa, laminazione del burro calibrata al millimetro, lievitazione impeccabile e pieghe infinite.

Ma c’è un problema che nessuno ama raccontare: quel croissant, bellissimo tagliato in due, è fragile come una casa di carta e si secca nel giro di poche ore.

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Tramontano lo sa. E ha scelto diversamente.

“Non voglio stupire a tutti i costi”, sembra dire ogni pezzo che esce dal suo laboratorio.

I suoi lievitati hanno una struttura bilanciata, una sfogliatura rigorosa ma non esibizionista, una persistenza in bocca che dura ed una sfoglia croccante.

Il burro si sente, si deve sentire, ma non aggredisce.

È pasticceria che rispetta il tempo di chi la mangia, non solo di chi la fotografa appena sfornata.

Per capire Douce, bisogna capire chi è Angelo Mattia Tramontano.

Originario proprio di Gragnano, inizia giovanissimo nelle cucine che contano: il Hotel De Russie a Roma, il Don Alfonso 1890, il Grand Hotel Quisisana di Capri, il Bellevue Syrene sulla costiera amalfitana.

Una scuola di rigore e servizio che pochi possono vantare.

Ma il momento di vera maturazione tecnica arriva al Danì Maison di Nino Di Costanzo, due stelle Michelin: lì dove la pasticceria non è ornamento ma linguaggio, dove ogni dettaglio estetico è conseguenza di una scelta tecnica precisa.

È in quel contesto che Tramontano sviluppa quella che potremmo chiamare la sua coscienza artigianale.

Poi il salto oltre confine. Parigi, nell’atelier di Jacques Genin — uno dei pasticcieri più rispettati di Francia, riferimento mondiale per la qualità delle materie prime e la pulizia dei sapori.

E New York, come Executive Pastry Chef da Devozione del Pastificio Di Martino (sempre di Gragnano), nel leggendario Chelsea Market.

Chi torna da quel percorso non torna uguale. Torna con la misura delle cose.

C’è qualcosa di profondamente coerente nel fatto che Tramontano abbia scelto di tornare proprio a Gragnano per aprire Douce.

Una città che il mondo conosce per la pasta, che ha nel DNA il rispetto per le materie prime e per i tempi di lavorazione.

Nel banco pasticceria, che assomiglia alla vetrina di un gioielliere,  croissant ed altri lievitati francesi convivono con i dolci della tradizione napoletana e con qualche specialità locale che per tanti sa di scoperta.

Come il Fazzoletto alla crema: un dolce stabiese, avvolto nella sua semplicità quasi domestica, ruffiano al punto giusto. Non un vezzo folkloristico, ma un atto di rispetto verso un territorio che ha tanto da raccontare.

Douce non è una pasticceria nel senso convenzionale del termine.

È una micro-boutique laboratorio, gestita da Angelo insieme alla moglie, con produzioni limitate e un rapporto diretto con il cliente che si avvicina più alla filosofia di un atelier che a quella di un esercizio commerciale.

Non è un bar, non serve caffè.

Il concetto guida è quello del minimal luxury: nessuna ridondanza, nessun eccesso decorativo.

Le materie prime sono eccellenti e si sentono. Le creme sono spettacolari e non perché siano caricate di zucchero, ma perché sono bilanciate, profonde, costruite su ingredienti che parlano chiaro.

La produzione è limitata. Bisogna prenotare.

Non si tratta di scarsità artificiale per creare hype, ma di un modello produttivo che garantisce freschezza, controllo qualitativo e quella cura che si perde inevitabilmente quando si scala oltre una certa dimensione.

Per chi si muove alla ricerca di colazioni che abbiano qualcosa da dire, non solo da mostrare, Douce è una tappa che merita il viaggio.

Quello che troverete da Angelo, in fondo, è semplice e difficile allo stesso tempo: la pasticceria di qualcuno che ha girato il mondo ed è tornato a casa portando con sé non le mode, ma la sostanza.

La qualità, quando è autentica, non mente.

E a Douce, qualcuno ha avuto il coraggio di ricordarcelo.

 

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Pino Coletti, ingegnere napoletano, esperto di tecnologia & food da oltre 20 anni, dopo una brillante carriera internazionale che lo porta a ricoprire ruoli manageriali in importanti multinazionali hi-tech, da IBM ad Apple, torna a Napoli e fonda Authentico, una startup che aiuta i consumatori a riconoscere il vero cibo italiano e supporta le aziende agroalimentari nell'intraprendere percorsi di trasparenza delle materie prime utilizzate con la tecnologia blockchain. Gli amici lo definiscono un “bon vivant” per la sua ricerca spasmodica del buono. Per lavoro e per passione ha girato i 7 continenti mangiando e bevendo praticamente ovunque, dai baracchini dello street food dei peggiori mercatini asiatici ai ristoranti stellati delle grandi capitali. È diplomato sommelier AIS dal 2003, ha seguito numerosi corsi di degustazione di oli, formaggi e caffè, ed è sempre più convinto di non sapere.
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