E se a Natale fossimo meno ingordi?

E se a Natale fossimo meno ingordi?

Il Natale evoca tavole straripanti, ma oggi è solo un inganno.

Non più fame contadina, né razionamenti bellici: supermercati colmi 365 giorni l’anno.

Eppure insistiamo con 12 portate per 6 bocche, finendo per buttare il cibo.

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Questa “necessità di rimpinzarsi” è pigrizia culturale, eredità di nonne che cucinavano per interi borghi.

Oggi l’eccesso è scelta stupida.

Sprechiamo 555g pro capite a settimana, e un +30% a Natale – 12 miliardi annui in pattumiere. 

A mio avviso una logica è ad esempio calcolare per 8 ospiti, 1,2kg di proteine.

Antipasti? 100g totali a testa, non un buffet infinito.

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Primi: 90g pasta cruda.

Verdure: 150/200g.

A questo nelle festività natalizie è inevitabile la presenza di un gran numero di dolci.

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A mio sommesso avviso chi moltiplica piatti per “tradizione” maschera insicurezza, non ospitalità. La vera tavola natalizia è precisa, come un’orchestra: ogni nota conta.

Un tempo la fame dettava rimpinzate ma si viveva in una società di magri.

Oggi obesità e diabete sono galoppanti con un 40% di italiani in sovrappeso o obesi.

Rimpinzarsi “perché è Natale” è follia: più piatti non significano più felicità, solo gonfiore e rifiuti. 

Se sono previste più di 5 portate sarà bene dimezzare le porzioni ordinarie per evitare resti di cibo.

Forse è il momento anche di un’etica delle quantià che non deve suonare come privazione ma come logica rispettosa del consumo.

Smettiamola con “più è meglio”.

Natale è condividere sapori, non quantità. 

Buon Natale a tutti.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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