Falla come vuoi, sempre zucchina bollita è

Margherita Musso
cucuzza

Falla come vuoi, sempre zucchina bollita è

Nel linguaggio colloquiale, in certe zone d’Italia, per rivolgere insulti o improperi le verdure dell’orto sono un ottimo escamotage per rendere più colorite certe espressioni: “sei una testa di rapa”, per esempio, è spesso rivolto a chi è testardo e mostra d’avere poco cervello, proprio come le rape o, in siciliano, i ravanelli (o rafanelli), ortaggi globulari poco calorici e dal sapore molto delicato, di solito mescolati all’insalata verde.

Le teste di rapa”, ironico vanto dei titolari, è il nome di un simpatico locale astigiano che serve -come declinato nel suo motto – una “cucina sincera e creativa” e che ha eletto delle rape umanizzate a simbolo di semplicità (e che ha pure ispirato le due rape ballerine che vedete nell’articolo!).

rape ballerine
rape ballerine

La cucuzza

Per tornare ai modi di dire che scomodano gli innocui ortaggi, vi siete mai presi l’ingiuria di avere la zucca vuota?

Mi auguro che vi abbiano, al contrario, detto che avete sale in zucca il che significa che siete saggi e pieni di buon senso.

A Palermo sono le cucuzze a detronizzare le rape e – solo in parte- le zucche: “sei una testa di cucuzza” o “sei un cucuzzuni” hanno un significato simile associato alle teste di rapa e anche, in cucina, è spesso usata l’espressione” falla comu voi, è sempri cucuzza”, che significa che, in qualsiasi modo la si cucini, il sapore di “cucuzza” resta inconfondibile.

Ma che cos’è questa cucuzza?

Il termine diffuso in Italia meridionale deriva dal latino cucutia significa zucca ma, in Sicilia e Calabria, in particolare, si riferisce generalmente alla zucchina dei tenerumi o lagenaria longissima: è una zucca lunga e verde brillante tipica degli orti estivi.

È una zucchina dal sapore assai delicato e dagli effetti quasi detox, soprattutto dopo aver mangiato ampie quantità di parmigiane di melanzana, paste al forno, peperoni ripieni o pasta con la cucuzza fritta.

In verità, a voler essere sinceri, sia nel napoletano sia nel palermitano, il termine cucuzza indica ogni tipo di zucca e zucchina: zucchine genovesi, zucchine napoletane, zucchine dei tenerumi persino i muluna o meloni, soprattutto quando li mangi un po’ acerbi.

Stasera, dopo avere gustato un bel piatto alla norma colmo di mulinciani fritte, ci concediamo un semplice piatto di cucuzza bollita, come direbbe il puffo Quattrocchi, “che è meglio”.

La cucuzza bollita

Dopo avere grattato via la buccia con un coltello o un pelapatate, si lava la cucuzza longa e la taglia a pezzi direttamente in un tegame; si farcisce con sale, pepe e qualche spicchio d’aglio e si aggiunge dell’acqua a coprire per intero la cucuzza.

Si mette sul fuoco e i tempi di cottura dipendono dal fornello ma, di solito, occorre circa mezz’ora prima che sia cotta. Poco prima di spegnere la fiamma si aggiunge un filo d’olio.

E’ un piatto da masochisti, che, anche a temperatura prossime ai 40°, va consumato ben caldo, mitigato dai pezzi di pane immersi nel brodo.

Certo, falla comu voi, è sempre cucuzza ma è un piatto molto leggero e rigenerante.

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Sono un'antropologa culturale di formazione e, per passione verso l’arte, il dialetto e le tradizioni popolari siciliane, la cucina, l’enogastronomia, sono una social media manager e la blogger - con lo pseudonimo di Marga Rina - di Panormitania (https://panormitania.altervista.org/). Da qualche anno, sono pure diventata organizzatrice e curatrice di mostre d’arte: oltre a redigere tutti i testi e ad occuparmi della loro diffusione ai media, curo la grafica di ogni evento e la sua promozione sui social network. A marzo 2025, con Edizioni L’Arca di Noè, ho pubblicato il racconto breve in italiano e siciliano Minicu e lu re di Sicilia. Vivo a Palermo, dove sono nata e cresciuta.
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