Fichi, simbolo di resilienza

Fichi, simbolo di resilienza.

Varietà, aree di coltivazione e usi in cucina.

Il fico è tra i miei frutti preferiti, regalo delle giornate calde d’estate, perfetto così com’è e ingrediente straordinario, capace di impreziosire qualsiasi portata, dall’antipasto al dolce.

Grazia Deledda, notissima scrittrice sarda, nel racconto Sotto il pino, raccolto nel volume Il cedro del Libano coglie proprio questo aspetto del frutto e infatti, nel descrivere una località arida, quasi priva di vegetazione, usa l’immagine “allignavano solo i fichi”.

Non sono alberi decorativi, ma piante “basse, tozze, grosse”, capaci di attecchire in un terreno povero e asciutto.

Il verbo allignare è centrale: indica la capacità di prendere dimora, di riuscire a vivere dove le condizioni non sono facili.

Più avanti, in ottobre, sui fichi rimane ancora qualche frutto, dalla “polpa granulosa” e dal sapore acidulo.

La descrizione non idealizza il fico, ma lo colloca nel suo ambiente: un frutto legato alla scarsità d’acqua e ai suoli difficili, caratterizzato dalla possibilità di produrre anche in condizioni marginali.

In questo senso il passo di Deledda sottolinea una delle caratteristiche principali di questo frutto: il fico non è solo un prodotto che ci parla d’estate, ma anche di adattamento, tenacia e continuità agricola.

La ricetta che propongo lo vede proprio come elemento centrale di una crostatina vegetale: alla base una frolla vegana alle nocciole, un cuore di confettura di fichi, crema morbida al limone a coprire  e a completamento una fettina di fico.

Questa crostatina si sposa perfettamente con le caratteristiche del fico, che rende bene quando viene lavorato poco.

La polpa dolce, la buccia sottile e la presenza dei piccoli semi lo rendono infatti un frutto adatto sia alla pasticceria, sia alla cucina salata.

Il fico comune, Ficus carica L., è una specie coltivata da molto tempo nell’area mediterranea.

Il Portale della Flora d’Italia / Dryades lo indica come presente in tutte le regioni italiane, spontaneo o coltivato, dal livello del mare fino a circa 800 metri, anche su muri e in stazioni rupestri soleggiate.

Cresce bene in luoghi caldi, asciutti, esposti al sole, con terreni ben drenati; tollera condizioni povere, ma teme i ristagni idrici e il freddo intenso[1].

In Italia la coltivazione segue la latitudine e il microclima.

Nel Sud le condizioni sono più favorevoli: estati lunghe, maturazione più sicura e maggiore disponibilità di frutti.

Campania, Puglia e Calabria sono tra le aree più importanti.

Come colto dalla Deledda, questa capacità di vivere anche in contesti difficili ha dato al fico un valore simbolico preciso: è una pianta di resilienza.

Qualche info botanica.

La distinzione principale riguarda il tipo di produzione.

Le varietà bifere danno due raccolti: i fioroni, che maturano tra giugno e luglio sui rami dell’anno precedente, e i fichi veri, che arrivano tra agosto e settembre sui rami dell’anno.

Le varietà unifere producono invece un solo raccolto, estivo o tardo-estivo.

Per questo a fine luglio si possono già trovare fichi freschi, ma la disponibilità cambia molto in base alla zona, all’andamento climatico e alla varietà.

Tra le cultivar più rilevanti c’è il Dottato, riconoscibile per la buccia chiara, la polpa dolce e la buona attitudine all’essiccazione.

A questa varietà sono legati due prodotti DOP del Sud Italia.

Il Fico Bianco del Cilento DOP, secondo la scheda della Regione Campania e quella di Qualigeo, si ottiene da biotipi della cultivar Dottato, in particolare dal “Bianco del Cilento”, coltivato in numerosi comuni della provincia di Salerno.

I Fichi di Cosenza DOP derivano invece dal Dottato Bianco di Cosenza e sono prodotti in provincia di Cosenza, in un’area compresa tra il livello del mare e gli 800 metri di altitudine.

Più a nord, in Toscana, si incontra il fico secco di Carmignano, Presìdio Slow Food, preparato con fichi essiccati e semi di anice.

Accanto a queste produzioni da essiccazione, il consumo fresco valorizza varietà come Brogiotto bianco e nero, Verdino, San Piero, Portoghese e molte altre cultivar locali, diverse per colore della buccia, consistenza della polpa e periodo di maturazione[2].

Alcune idee tra dolce e salato.

Dal punto di vista gastronomico, il fico porta dolcezza, umidità e morbidezza.

Nella cucina vegetale puòarricchire creme, ripieni, impasti e piatti salati senza ricorrere a latticini, miele o uova.

Non va però trattato come un semplice dolcificante: ha una personalità precisa e una durata breve.

Va acquistato maturo, ma non sfatto e consumato in tempi rapidi.

Il fico secco, invece, permette un uso più lungo nel tempo e concentra maggiormente zuccheri e consistenza. Una prima ricetta è la crostatina fredda ai fichi. Si frullano fiocchi d’avena, mandorle, datteri, poco olio di cocco o crema di mandorle e un pizzico di sale.

Il composto si pressa negli stampi e si lascia rassodare in frigorifero.

Per il ripieno si può usare yogurt di soia colato con scorza di limone, oppure una crema di anacardi ammollati, frullati con succo di limone e poco sciroppo d’acero, eventualmente addensata con un po’ di agar agar.

In superficie si dispone un fico fresco tagliato a spicchi.

Per un piatto salato, i fichi possono entrare in un’insalata tiepida con ceci croccanti, rucola e timo.

I ceci già cotti si condiscono con olio, sale, rosmarino tritato e paprika dolce, poi si passano in forno finché diventano asciutti in superficie.

Si uniscono a rucola, fichi freschi, mandorle tostate e una vinaigrette di limone.

Il piatto lavora sul contrasto tra dolcezza del frutto, parte farinosa del legume e nota amarognola della rucola.

Un’altra possibilità è il risotto ai fichi e rosmarino.

Si prepara un brodo vegetale leggero, senza aromi troppo marcati.

Si tosta il riso, si porta avanti la cottura con il brodo e si aggiungono a metà cottura fichi chiari tagliati a piccoli pezzi.

Alla fine si manteca con burro vegetale freddo e poco rosmarino tritato molto finemente, oppure con un olio al rosmarino preparato in anticipo.

Alcuni spicchi di fico crudo, messi nel piatto al momento del servizio, mantengono una parte fresca. Infine, la schiacciata ai fichi neri.

L’impasto può essere preparato con farina tipo 1, acqua, lievito di birra, olio extravergine e poco zucchero. Dopo la lievitazione si stende in teglia, si copre con fichi tagliati, mandorle e aghi di rosmarino.

In cottura il fico rilascia succo e ammorbidisce la superficie dell’impasto.

È una preparazione adatta alla fine dell’estate, ma nelle zone più calde può essere proposta già da fine luglio, quando compaiono i primi fichi maturi.

 

Crostatine vegane con crema e fichi

Ingredienti per circa 12 crostatine:

per la frolla,

250 g di farina tipo 2,

100 g di nocciole tritate finemente,

90 g di zucchero di canna,

80 g di olio di mais,

40 g di bevanda vegetale di avena,

mezzo cucchiaino di bicarbonato.

Per la crema,

400 g di bevanda vegetale di soia,

90 g di zucchero di canna,

2 cucchiai di fecola di patate,

1 cucchiaino di agar agar,

la scorza grattugiata di 1 limone e il suo succo,

curcuma,

cannella in polvere.

Per completare, confettura di fichi, fichi freschi e granella di nocciole.

Per preparare la frolla, mescola in una ciotola la farina, le nocciole tritate, lo zucchero di canna e il bicarbonato.

Aggiungi l’olio di mais e la bevanda vegetale di avena, quindi lavora l’impasto fino a ottenere un composto compatto.

Forma una palla, avvolgila nella pellicola alimentare e lasciala riposare in frigorifero per circa mezz’ora.

Nel frattempo prepara la crema. In un pentolino mescola la fecola di patate, l’agar agar, lo zucchero di canna, un po’ di curcuma – senza esagerare, perché altrimenti diventa amara – per ottenere il colore giallo, la scorza di limone e un pizzico di cannella.

Scalda la bevanda vegetale di soia fino a sfiorare il bollore, poi aggiungi il succo di limone versala a filo sugli ingredienti secchi, mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi.

Rimetti il pentolino sul fuoco e cuoci per circa 2 minuti dal bollore, continuando a mescolare, finché la crema inizierà ad addensarsi.

Toglila dal fuoco e lasciala intiepidire.

Riprendi la frolla dal frigorifero e stendila tra due fogli di carta da forno, fino a ottenere uno spessore di circa 1 cm.

Con un coppa-pasta o un bicchiere ricava dei dischi e trasferiscili negli stampi da crostatina o in quelli da muffin leggermente unti.

Fai aderire bene l’impasto alla base e ai bordi, punzecchialo con una forchetta.

Ritaglia dei piccoli dischi di carta da forno, appoggiali sulla frolla e coprili con fagioli secchi o riso, in modo da procedere con una cottura in bianco.

Cuoci in forno statico a 160 °C per 20 minuti.

Elimina poi la carta da forno con i pesi e prosegui la cottura per altri 10 minuti, finché le basi saranno asciutte e leggermente dorate.

Lascia raffreddare completamente le crostatine.

Distribuisci al centro di ciascuna un cucchiaino di confettura di fichi, copri con la crema vegetale e completa con fichi freschi tagliati a spicchi e granella di nocciole.

Se prepari la crema in anticipo, conservala in frigorifero con pellicola alimentare a contatto, così da evitare che si formi una pellicina in superficie.

Prima di usarla, lavorala brevemente con una frusta per renderla di nuovo liscia.

 

[1]https://dryades.units.it/floritaly/ ultima consultazione 22/06/2026 ore 17.

[2]Treccani, Dizionario dei prodotti DOP e IGP, voce “Fico Bianco del Cilento DOP”; Fondazione Slow Food, scheda “Fico secco di Carmignano”; Vetrina Toscana, scheda “Fico San Piero”; https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fico-secco-di-carmignano/. https://www.treccani.it/enciclopedia/fico-bianco-del-cilento-dop_(Dizionario-dei-prodotti-DOP-e-IGP)/ ultima consultazione 21/06/2026 ore 16.

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Sono Francesca Luise, in arte Cookeneim. Ho un PhD in filosofia e nella vita ricerco, spadello, scrivo e fotografo—grandi passioni che, strada facendo, sono diventate la mia professione. Vivo a Venezia e la città lagunare non solo fa da sfondo, ma ispira e nutre i miei piatti. Nel 2021 ho aperto una IAD (impresa alimentare domestica). La mia cucina è vegetale per motivazioni etiche e di salvaguardia dell'ambiente, convinta che questo rappresenti un'opportunità per il futuro. Mi puoi leggere su www.francescaluise.it dove pubblico tutte le mie sperimentazioni in ambito gastronomico e ogni mese sulla rivista Terra Nuova, con cui collaboro dal 2000.
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