FIOI lancia il Manifesto dell’extravergine artigianale EVA

FIOI lancia il Manifesto dell’extravergine artigianale EVA

La definizione di “olio extravergine di oliva” sta stretta a molti produttori indipendenti, perché al suo interno finiscono spesso anche prodotti industriali privi di reale identità.

Da questa riflessione nasce il Manifesto per l’Olio EVA, dove EVA significa Extra Vergine Artigianale, presentato dalla FIOI, Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti.

L’obiettivo è introdurre un nuovo termine nel lessico dell’olio, capace di dare visibilità a una realtà che negli ultimi 15 anni è profondamente cambiata grazie a innovazione, ricerca e nuove sensibilità produttive.

Da oggi, dunque, gli olivicoltori indipendenti parleranno di Olio EVA, una denominazione che non vuole porsi in contrapposizione con l’olio EVO, ma piuttosto ampliarne il significato.

L’idea è aggiungere una sfumatura nuova, puntando i riflettori sulle piccole produzioni artigianali italiane, numerosissime ma spesso poco ascoltate in un mercato dominato dalla grande distribuzione.

Gli Oli EVA sono artigianali nel senso più alto del termine.

Il richiamo va alle botteghe rinascimentali, dove il saper fare era identità, manualità e cultura del dettaglio.

Oggi questo concetto viene reinterpretato in chiave contemporanea, grazie a tecniche di estrazione avanzate che consentono standard qualitativi e nutrizionali mai raggiunti prima.

Non si tratta quindi solo di tradizione, ma di una visione moderna dell’olio artigianale.

Il Manifesto sottolinea però che non è soltanto una questione tecnica.

Come accade negli abiti su misura, in ogni Olio EVA si riconosce la mano di chi lo ha prodotto.

Dentro ogni bottiglia ci sono la storia personale, il percorso imprenditoriale e la sensibilità dell’olivicoltore artigiano.

Per questo ogni Olio EVA è unico e irripetibile: non può essere replicato di anno in anno, così come non esistono due extra vergini identici se nati in territori diversi.

Gli Olivicoltori Indipendenti vogliono quindi difendere non solo l’unicità, ma anche l’identità di ogni olio.

Nel Manifesto si legge con chiarezza il rifiuto dell’omologazione: “Rifiutiamo l’assoggettamento della terra alle produzioni di massa e l’appiattimento dei sapori. Coltiviamo varietà spesso rare, espressione diretta del territorio, perché non può esistere un solo extravergine”.

È un passaggio centrale, perché ribadisce il legame tra olio, paesaggio, biodiversità e cultura agricola.

Il Manifesto si chiude esaltando il carattere ribelle degli Oli EVA. Ribelle, innanzitutto, perché la FIOI vuole restituire energia a un prodotto che nell’immaginario collettivo è ancora troppo spesso percepito come solo tradizionale.

Ribelle anche perché gli olivicoltori indipendenti, con le loro micro-produzioni, l’orgoglio delle radici e gli Oli EVA dal profilo amaro e piccante — caratteristiche che una larga parte del mercato non apprezza ancora pienamente — scelgono di stare fuori dalle logiche della grande distribuzione.

“Non temiamo i terreni impervi. Nè rincorriamo la resa e non vogliamo piacere a tutti.”

È una dichiarazione che sintetizza bene la filosofia del movimento: qualità, identità e libertà produttiva prima di tutto.

La FIOI, Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, è nata a Roma il 23 luglio 2021 e oggi riunisce circa 150 piccole e piccolissime aziende olivicole artigianali presenti su tutto il territorio nazionale.

Si tratta di realtà che controllano l’intera filiera, dal campo alla bottiglia, e che rappresentano una parte preziosa dell’olivicoltura italiana contemporanea.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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