Follemente…a tavola!

Follemente...a tavola!

Follemente…a tavola!

I due protagonisti di Follemente, l’ultimo film diretto da Paolo Genovese, iniziano la loro cena con una lasagna. Poi, dopo che fra loro “è successo”, lo chiudono con uno spaghetto aglio, olio e peperoncino.

Perché proprio questi due piatti?

Diciamolo subito, i film di Genovese sono ricchi di cibo perché il regista di Perfetti sconosciuti è più che appassionato di tavola. “A casa sua puoi trovare le più improbabili diavolerie tecnologiche”, mi aveva detto Anna Foglietta durante una cena di Cinegustologia. Paolo Genovese, invece, nel corso di un’intervista, aveva sussurrato: “Se potessi tornare indietro farei lo chef”. Meno male che non l’ha fatto, vista la bellezza dei suoi film. Ora, però, cerchiamo di rispondere alla domanda che ci siamo posti, scomodando la Cinegustologia.

Prima di sederci a tavola, vediamo chi sono i due protagonisti. Edoardo Leo è un insegnante fresco di divorzio, con una figlia a carico e tante cicatrici sentimentali. Pilar Fogliati, invece, è una restauratrice che è stata vittima di una storia malata con un uomo sposato perché, quasi sempre, sceglie persone che non le offrono un futuro. Entrambi vorrebbero rimettersi in gioco, ma la paura di (ri)farsi male è tanta.

Le frasi dei due protagonisti sono dettate dalle rispettive anime interiori costantemente in lotta, un po’ in stile Inside out. In Edoardo Leo operano la Razionalità, il Romanticismo, la Passionalità e il Disincanto; in Pilar Fogliati, invece, si agitano l’Intransigenza, la Seduzione, la Sregolatezza e la Sognatrice. Come rappresentare cotante sfaccettature, che un po’ rimandano (mediamente) alle stratificazioni caratteriali di un maschio e di una femmina? Appunto con una lasagna, che in ogni strato può contenere o il ragù, o la besciamella, o delle polpette, o il pomodoro, evidenziando a ogni morso delle sfumature diverse.

Alla fine del film, dopo lunghi scambi da fondocampo, i due finalmente “consumano” (e non la lasagna). Poi si concedono la trasgressione di uno spaghetto di mezzanotte, che preannuncia la prima (pericolosissima) notte insieme. Perché, però, uno spaghetto, e perché uno spaghetto aglio, olio e peperoncino?

Lo spaghetto, innanzitutto, col suo groviglio nodoso, racconta per via palatale i rispettivi grovigli caratteriali, e il conseguente groviglio relazionale. Si tratta poi di un groviglio viscido, perché sia Edoardo Leo, sia Pilar Fogliati, sfuggono da sé e dall’altro, sempre per paura.

Il perché del condimento è presto detto: la storia fra loro è sapida e pungente. In altri termini: potenzialmente ricca di cose intense (la sapidità), ma anche di qualche litigio (la pungenza).

Se vi è piaciuto questo modo di spiegare il senso dei piatti all’interno dei film, stay tuned: nel giro di qualche mese uscirà un libro al proposito!

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Giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico per Il Messaggero, Gambero Rosso, Radio Roma Capitale e Cinecritica. Insegna Giornalismo Culturale e Storia dell'alimentazione in Sapienza, ed è regista del film Fritti dalle stelle, un documentario satirico sull'alta ristorazione visibile su Prime video. È inoltre autore e conduttore del programma "Come ti cucino un film", in onda su Gambero Rosso Channel, nel quale - grazie alla Cinestologia - racconta il cinema con delle associazioni alla tavola.
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