Frolla o riccia, il segreto nasce qui
- La svolta arrivò grazie a un’antica preparazione monastica: la Santarosa, ideata nel Seicento dalle religiose del convento omonimo sulla Costiera Amalfitana.
- Con il passare dei decenni, il nome Pintauro è diventato sinonimo stesso di sfogliatella.
- Gli interventi nei locali puntano a coniugare passato e presente.
La storia e il futuro di un simbolo della dolceria napoletana
Per i napoletani – e non solo – la Pasticceria Pintauro rappresenta molto più di una semplice bottega: è il luogo dove la sfogliatella ha assunto la forma che conosciamo oggi.
Le sue origini risalgono ai primi anni dell’Ottocento, quando Pasquale Pintauro trasformò una modesta osteria di Via Toledo in una destinazione irrinunciabile per gli amanti dei dolci.
La svolta arrivò grazie a un’antica preparazione monastica: la Santarosa, ideata nel Seicento dalle religiose del convento omonimo sulla Costiera Amalfitana.
Pintauro ne semplificò la composizione e ne affinò la lavorazione, fino a ottenere un dolce completamente nuovo.
Così nacque la sfogliatella “riccia”, con il suo involucro croccante e stratificato che custodisce un ripieno di ricotta e semolino dagli aromi intensi.
In seguito arrivò anche la versione “frolla”, più tenera, ma capace di conquistare lo stesso entusiasmo.
Il successo fu immediato e travolgente: davanti alla bottega si formavano code continue, al punto che l’espressione popolare «Tène ’a folla ’e Pintauro» entrò nel linguaggio comune per indicare un’affluenza eccezionale.
Con il passare dei decenni, il nome Pintauro è diventato sinonimo stesso di sfogliatella.
Oggi questa lunga storia è pronta a ricominciare. L’imprenditore Francesco Bernardo ha acquisito la storica insegna Pintauro 1785 e sta lavorando alla riapertura, prevista per la fine di marzo.
Accanto a lui, come socio, il pasticciere Davide Piterà, con cui condivide l’obiettivo di restituire alla città un luogo simbolo.
«Non era nei miei piani investire in un dolce», racconta Bernardo, «ma quando si è presentata l’occasione di far rinascere Pintauro ho capito che non potevo lasciarmela sfuggire».
Fondamentale, nel progetto, il coinvolgimento degli ex dipendenti: Peppe Tomei, volto storico del banco, e Giuseppe Scardinale, per anni anima del laboratorio, sono tornati a mettere a disposizione esperienza e memoria.
Gli interventi nei locali puntano a coniugare passato e presente.
Il laboratorio sotterraneo sarà aggiornato con macchinari moderni, mentre quelli d’epoca verranno conservati come testimonianza storica.
L’area vendita, invece, verrà recuperata nel rispetto dell’aspetto originario, valorizzando materiali, arredi e oggetti simbolici, tra cui la celebre scritta che ricorda la nascita della sfogliatella nel 1785.
L’offerta ripartirà dai grandi classici: sfogliatelle secondo la ricetta tradizionale, pastiera, biscotti all’amarena e rustici, affiancati da alcune proposte salate.
Allo stesso tempo, Pintauro vuole diventare uno spazio aperto a collaborazioni con chef e giovani artigiani, un luogo di confronto e sperimentazione che continui a raccontare Napoli attraverso i suoi sapori, senza perdere il legame con le proprie radici.


