Frollatura vuol dire rispetto per la vita che si sacrifica

Frollatura vuol dire rispetto per la vita che si sacrifica

Riporto qui un post di Gianfranco Lo Cascio, fondatore di BBQ4all e carnivoro convinto.

Sono giorni che Gianfranco sostiene che la frollatura spinta oltre certi limiti non ha senso.

Ma il punto che mi ha particolarmente colpito è stato che la visione di una frollatura giusta che sia solo miglioria di una “buona vita” e di un vero “benessere animale” conserva in sé un’etica, un giudizio di valore che separa di netto un massacratore da un carnivoro.

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Un punto che ho visto condividere, rectius rispettare, anche da parte di mia figlia che è vegana per scelta etica.

E se un vegano ti approva significa che hai capito che il rispetto per gli animali e per la vita può coesistere con la scelta di cibarsene.

Mi piacerebbe di trovare questo testo in una targa o un quadretto in tutte le macellerie e bracerie d’Italia.

Mi piacerebbe che facesse da linea guida per chi come me non sa e non intende rinunciare alla carne ma non la vuole così come è. Una fabbrica di dolore.

Gianfranco Lo Cascio:

“Zio, ma perché ti incazzi così con ‘sta storia della frollatura? Rischi di diventare noioso. Tanto alla gente non frega niente.”

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Frega a me.

Perché quando ti mangi una bistecca non ti devi mai dimenticare che ti sei preso la vita di un animale. Una vita vera. Un corpo vivo che qualcuno ha dovuto sopprimere.

Non un’idea, un cartonato, una sagoma nei video su Instagram. Una vita vera, sangue vero, occhi veri.

Noi decidiamo quando nasce, come vive, e quando muore. Ci arroghiamo il diritto di giocare a fare Dio. E poi non siamo nemmeno capaci di essere gentili col nostro vicino di casa. Ma ci sentiamo legittimati a fare morire qualcuno per cena.

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E allora se proprio dobbiamo prenderci questa responsabilità, che almeno sia onorevole.

Frollare bene non è moda. Non è scena. Non è storytelling da macellaio figo col gilet in pelle e la parete in mattoni. Frollare bene è un atto sacro. È il nostro modo, l’unico che abbiamo, di dire: “Scusa. Non potevo fare altro. Ti prometto che farò il meglio possibile con ciò che eri.”

E invece no. Avete trasformato la frollatura in un circo. Appendete lombate e le lasciate marcire per farle vedere al cliente figo che vuole Instagrammarsi l’atrocità. E guai a dirvelo, perché “eh ma è il mercato”.

Il mercato un cazzo.

Faresti imputridire il cadavere di tuo nonno per scattare una foto artistica? No. E allora perché lo fai con un animale che è morto per nutrirti?

Io lo so che ci finisco all’inferno.

Se esiste un posto per chi ha fatto sopprimere animali, il trono non me lo leva nessuno. Ma almeno mi ci presento sobrio.

Senza anestetici per la coscienza. Senza ipocrisia.

I miei animali cagano sul vostro parquet, letteralmente.

Devono stare sul pulito, sempre, devono bere acqua pulita, devono vivere assieme ai loro cuccioli, non si separano, non si torturano, non si chiudono in corridoi di acciaio con il rumore delle lame in sottofondo. Devono vivere in pace fino al giorno brutto. E quel giorno arriva in un istante. Silenzioso. Irreversibile. Senza che se ne accorgano.

Non sto cercando redenzione. Sto solo dicendo che se proprio dobbiamo uccidere, almeno facciamolo con rispetto.

Abbiate rispetto. Per l’animale. Per la vita. Per la carne.

Perché il cibo non è un giocattolo. E se l’unica cosa che ti eccita è una lombata marcia da 500 euro al chilo, allora non sei un carnivoro. Sei un pagliaccio.

La carne non è uno spettacolo. È un patto che state violando. E prima o poi ne renderete conto a qualcuno, da qualche parte.

 

Un grazie di cuore a Gianfranco per aver acconsentito alla pubblicazione sulla nostra testata

 

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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