Giornata della ristorazione 2026: FIPE-Confcommercio ed il valore del Made in Italy

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Giornata della ristorazione 2026: FIPE-Confcommercio ed il valore del Made in Italy

Presentato il 6 maggio a Roma il programma della IV edizione della giornata della ristorazione 2026. Oltre 10.000 ristoranti coinvolti, tra iniziative istituzionali, coinvolgimento delle scuole primarie e dei Paesi Esteri. Oltre i confini nazionali, il vero Made in Italy è sempre più apprezzato, con Londra e Parigi in testa alla classifica dell’Autenticità.

Il premio GdR 2026

FIPE-Confcommercio ha presentato il 6 maggio a Roma il programma della quarta edizione della Giornata della Ristorazione, che verrà celebrata il prossimo 16 maggio in tutto il territorio nazionale e in diversi Paesi esteri. Numerose le iniziative che coinvolgono i bambini della scuola primaria in percorsi sensoriali alla scoperta della cucina italiana e altrettante quelle a prevalente carattere istituzionale. Tra queste, l’attribuzione del premio GdR2026 al Ministro Francesco Lollobrigida, al professor Massimo Montanari, alla giornalista Maddalena Fossati, a Massimo Mancini dell’omonimo Pastificio Agricolo, a Katia Da Ros dell’azienda di equipment Irinox e a Flavia Filippi dell’organizzazione no profit Seconda Chance.

Nel corso della conferenza, l’illustrazione del rapporto “The Italian Table Abroad, monitoring sulla presenza e sul posizionamento dei ristoranti italiani all’estero”, ha certificato il valore della cucina italiana come infrastruttura strategica e strumento di rappresentanza culturale. L’indagine, infatti, ha confermato il forte ruolo che la cucina italiana mantiene in termini di accessibilità e apprezzamento.

Promossa da FIPE e realizzata da Sociometrica, la ricerca ha passato in rassegna 1.486 ristoranti in dieci capitali europee, monitorando oltre 115.000 voci di menu per definire l’appetibilità del “brand Italia”. Il risultato ha evidenziato un rating medio dei ristoranti analizzati di 8,95 su 10 ed un prezzo medio del piatto principale di 30,30 euro.

Londra e Parigi guidano la classifica dell’Autenticità, a testimoniare quanto nei mercati più sofisticati la ristorazione italiana tenda a specializzarsi maggiormente e a valorizzare le identità regionali. Sul piano delle tipologie, la pizzeria si conferma il format più presente e più replicabile: 345 locali, prezzo medio inferiore alla media generale e Indice di Valore pari a 12,5. L’osteria, pur numericamente marginale, raggiunge il valore più alto, con un Indice di Valore di 13,3 e un rating medio di 9,21.

Il Sense of Italy

L’analisi della proposta enogastronomica mostra altresì una ricchezza straordinaria, fatta di una ristorazione italiana che non esporta menù standardizzati, ma una varietà vastissima di proposte, adattamenti, tradizioni e invenzioni, che acquisiscono una propria identità.

Sul fronte della diffusione, il podio spetta rispettivamente a Pizza Margherita, Tiramisù e Spritz, confermando l’attrattività dell’aperitivo italiano come rito sociale non più nazionale, ma ormai pienamente europeo.

Nel corso della Giornata della Ristorazione, è emersa quindi una forte identità culturale ed il suo apprezzamento all’estero: non singoli piatti o singole iniziative private, ma l’affermazione di uno stile di vita fondato su convivialità, qualità, territorio e riconoscibilità italiana. I nostri piatti iconici, la ritualità della colazione al bar, la convivialità della tavola, l’ospitalità, fanno del modello italiano di pubblico esercizio, qualificato e diffuso, l’espressione più vera del “Sense of Italy”. Uno state of mind che costituisce una impalcatura immateriale cardine per la futuribile evoluzione del Made in Italy.

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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