Giovanni Verga e la cucina dei contadini siciliani

Giovanni Verga e la cucina dei contadini siciliani

Il Leone Verde Edizioni è una casa editrice indipendente con sede a Torino, nata nel 1997, che oggi possiede un catalogo di oltre 300 titoli. E’ nata con uno scopo specifico di pubblicare libri che abbiano una forte utilità culturale e pratica, privilegiando la qualità rispetto alla quantità.

Tra le interessanti collane di Il Leone Verde Edizioni figura “Leggere è un gusto. Percorsi enogastronomici tra cucina, letteratura, arte, musica e storia“, con monografie che esaminano gli intrecci gastronomico-letterari e gastronomico-cinematografici e gastronomico-musicali presenti in piccoli e grandi capolavori di varie epoche: è possibile, ad esempio, trovare testi come “In taverna con Shakespeare“ o “Mangiaspaghetti“ che ripercorre la filmografia del regista Martin Scorsese invitando il lettore a sedersi idealmente con lui o “Canzoni da mangiare”, un piccolo ricettario- canzoniere o canzoniere ricettario.

Tra i 50 e più titoli di “Leggere è un gusto“, alcune monografie sono dedicate ad autori e romanzi celebri siciliani come “I segreti della tavola di Montalbano“, “Il banchetto del Gattopardo” o, quello che racconto oggi, “I Malavoglia a tavola, Giovanni Verga e la cucina dei contadini siciliani” di Maria Ivana Tanga.

Maria Ivana Tanga è una giornalista professionista, saggista e studiosa di storia della cultura alimentare mediterranea, nota soprattutto per aver unito gastronomia, letteratura, antropologia e storia in vari volumi pubblicati da Il Leone Verde Edizioni.

I Malavoglia a tavola

Ne “I Malavoglia a tavola“ ha letteralmente scandagliato l’universo degli “eroi” verghiani per ricostruire la dieta di contadini e pescatori siciliani contemporanei del più famoso autore verista italiano.

Passando, quindi, in rassegna “I Malavoglia” ma anche “Jeli il pastore“, “Novelle rusticane” o “Mastro Don Gesualdo”, nella sua monografia Maria Ivana Tonga racconta la dieta povera e monotona di contadini e pescatori, composta di cibi che oggi chiameremmo prodotti “a km 0”, talvolta interrotta da qualche pietanza della domenica o del giorno di festa come Pasqua o Natale.

Questa monografia racconta il cibo come chiave per raccontare la letteratura ma anche la cultura e l’identità di un popolo con l’aggiunta di usi e costumi gastronomici siciliani e, alla fine di ogni breve capitolo, un ricettario tematico.

Cosa mangiavano, nel quotidiano, i contadini come Jeli, Rosso Malpelo o Mazzarò?

I contadini protagonisti dei romanzi e racconti di Verga mangiavano quasi esclusivamente “pane scaccia-fame”. Come sottolinea la giornalista, si potrebbe riscrivere una vera e propria antologia del pane, spulciando le sue opere: “paneperso”, “mangiapane”o “scroccapane” sono espressioni tipiche e che si ripetono spesso perché la ricerca quotidiana del pane era una preoccupazione continua per le famiglie contadine e un inverno senza pane era una sciagura.

I contadini mangiavano prevalentemente pane nero asciutto o, quando si aveva qualche possibilità economica in più, pane e cipolle.

Il povero Jeli il pastore addirittura era costretto a mangiare pane abbrusolito mezzo ammuffito quando la fame lo faceva sragionare.

Altra pietanza della cucina povera contadina erano le fave consumate sia fresche sia secche. Con entrambe si preparavano delle sostanziose zuppe o minestre spesso aromatizzate con menta, prezzemolo a finocchietto selvatico.

zuppa di fave
zuppa di fave

Maria Ivana Tanga riporta, ad esempio, la ricetta della “Zuppa di Don Gesualdo” preparata con 300 grammi di fave fresche sgusciate, 1 cipolla, olio d’oliva, prezzemolo, 2 uova e sale.

Dopo aver cotto in un tegame le fave sgusciate in acqua salata con cipolla affettata e prezzemolo (bastano davvero pochi minuti), si sgusciano dentro un paio d’uova e il piatto è pronto quando le uova saranno ben cotte.

Cosa mangiavano i pescatori come padron Ntoni, Bastianazzo e Maruzza?

Si nutrivano prevalentemente di acciughe, quel piccolo pesce azzurro che, quando la pesca era grossa, colorava d’argento il fondo della paranza.

Fantasticando un po‘ con le ricette della tradizione, l’autrice ha immaginato Padon Ntoni seduto a tavola, nella sua Casa del Nespolo, mentre mangia questa “Pasta di Padron Ntoni“, che somiglia molto ad un bel piatto di pasta con le sarde.

pasta padron ntoni
pasta padron ntoni

Ecco gli ingredienti: 500 g di maccheroni tipo cavateddi, 150 g pomodori pelati, 100 g di acciughe salate, aglio, olio, prezzemolo, pangrattato o pane raffermo, sale e pepe.

Come si prepara: far soffriggere in una padella, aglio e qualche spicchio d’aglio e le acciughe (attenzione che schizzano!), aggiungere i pomodori, e cuocere il tutto a fiamma media. In un’altra padella far abbrustolire il pangrattato con altro aglio tritato finemente, prezzemolo, sale e pepe.

Cotti i cavateddi in acqua salata, scolarli e condirli prima con la salsa alle acciughe e terminare con la muddica abbrustolita.

Pane e acciughe erano i piatti base, ma ad essi si aggiungevano talvolta vari formati di pasta, la carne dei poveri ossia il tonno cotto in svariati modi e, per le feste qualche tipo di dolce come un pupu cu l’ova, le sfinci.

“I Malavoglia a tavola, Giovanni Verga e la cucina dei contadini siciliani” è un testo interessante, frutto di ricerche accuratissime, ideale da sfogliare e da usare come un ricettario prezioso che custodisce la tradizione culinaria siciliana delle campagne e del mondo dei pescatori.

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Sono un'antropologa culturale di formazione e, per passione verso l’arte, il dialetto e le tradizioni popolari siciliane e l’enogastronomia, sono una blogger - con lo pseudonimo di Marga Rina - di Panormitania (https://panormitania.altervista.org/). Da qualche anno, sono pure diventata organizzatrice e curatrice di mostre d’arte: oltre a redigere tutti i testi e ad occuparmi della loro diffusione ai media, curo la grafica di ogni evento e la sua promozione sui social network. Come scrittrice, con Edizioni L’Arca di Noè, ho pubblicato due racconti brevi in italiano e siciliano: "Minicu e lu re di Sicilia" e il seguito "Chi si ferma è...beccato!". Sono stata premiata al concorso di Illustramente 2025 col racconto "Giufà e il gatto", col quale faccio parte della mostra itinerante in giro per l'Italia e l'Europa. Vivo a Palermo, dove sono nata e cresciuta.
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