Gozzelino a Roma: Costigliole d’Asti nel bicchiere, dal Bricco Lu alla verticale tra Barbera e Nebbiolo

Gozzelino a Roma: Costigliole d’Asti nel bicchiere, dal Bricco Lu alla verticale tra Barbera e Nebbiolo

La master class dedicata alla cantina Gozzelino, sabato 17 Gennaio, nell’evento Nebbiolo nel Cuore è stata costruita come un percorso di degustazione articolato.

Un percorso pensato per leggere il territorio di Costigliole d’Asti attraverso i suoi vitigni chiave e il lavoro sulle annate.

A guidare la degustazione è stato Marco Sciarrini, noto writer enogastronomico, affiancato da Lorenzo Gozzelino, quinta generazione della famiglia. Con loro Paolo Lo Schiavo, wine export manager della cantina, e Luca Grippo, giornalista e sommelier, intervenuto con commenti tecnici puntuali durante l’assaggio.

Il racconto non si è concentrato su un solo vino, ma ha seguito invece una logica precisa, partendo dallo stile aziendale e attraversando i vitigni storici. In particolare, una verticale di Barbera che ha permesso di apprezzare come negli anni i vini prodotti siano stati espressione sempre più marcata del territorio.

Dove nasce Gozzelino: Costigliole d’Asti e il Bricco Lu.

Il territoria delle Langhe
Il territoria delle Langhe

L’azienda si trova a Costigliole d’Asti, uno dei comuni più vitati del Piemonte, una posizione che Lorenzo Gozzelino ha definito centrale dal punto di vista viticolo.

A pochi chilometri si incontrano le Langhe del Barolo e del Barbaresco, l’area del Nizza per la Barbera e il cuore del Moscato d’Asti verso Canelli.

Una collocazione che rende naturale la convivenza di Barbera e Nebbiolo in azienda.

l'area geografica del Bricco Lu
l’area geografica del Bricco Lu

I vigneti principali insistono sulla collina del Bricco Lu, nel territorio comunale di Costigliole d’Asti.

È una collina ventilata, con esposizioni differenziate, che permette una gestione precisa dei vitigni.

I versanti più freschi sono destinati alle uve sensibili al caldo.

Durante la master class è stato più volte richiamata l’importanza del 45° parallelo.

Caratteristiche del 45° parallelo
Caratteristiche del 45° parallelo

Un riferimento concreto, capace di favorire maturazioni equilibrate e una buona tenuta acida anche nelle annate più calde.

I suoli, descritti come calcarei, argillosi, sabbiosi e tufacei, tornano chiaramente nei calici esprimendosi sotto forma di struttura e sapidità. Sempre accompagnate da una freschezza che evita qualsiasi sensazione di pesantezza.

Metodo Classico “Elena”: materia e tensione

L’apertura della master class è stata affidata al Metodo Classico Elena, un vino che ha subito mostrato uno dei tratti ricorrenti della produzione aziendale.

Densità e struttura sono sostenute da una spinta acida ben presente. La spuma è cremosa, con note di crosta di pane e nocciola.

La sapidità del sorso introduce uno stile fondato sull’equilibrio, dove non c’è ricerca di leggerezza fine a sé stessa. 

Grignolino: controllo estrattivo e precisione

Il passaggio ai Grignolino ha mostrato il lato più delicato del lavoro in cantina.

Il Grignolino Riva d’Otto 2024 evidenzia un profilo floreale e fruttato, con un tannino volutamente contenuto. La bevibilità risulta immediata, senza rinunciare alla definizione aromatica.

Il Grignolino Luigi 2023, assaggiato in parallelo, aggiunge profondità con una speziatura più matura a dimostrazione di una maggiore complessità.

Il confronto diretto chiarisce bene il ruolo del tempo, dove, su un vitigno fragile, l’evoluzione incide sull’equilibrio complessivo.

Barbera: la struttura del territorio

La Barbera ha rappresentato il fulcro della master class, un vino attraverso cui viene spiegata una delle scelte identitarie dell’azienda.

La tecnica delle macerazioni lunghe con cappello sommerso aumenta estrazione e complessità ed evita di forzare il vino attraverso il legno.

I Barbera Ciabòt

Nel bicchiere, il Ciabòt D’ La Mandorla Docg 2021 in acciaio si presenta con un colore rubino intenso e compatto.

Al naso emergono note di frutto rosso maturo, ciliegia e mora, accompagnate da sfumature speziate e lievemente balsamiche. La lunga macerazione dona profondità aromatica e una struttura evidente.

In bocca il vino è pieno, con una trama tannica fitta ma ben integrata e una freschezza che sostiene il sorso.

Il Ciabòt D’ La Mandorla Docg 2021 Superiore, affinata in botte grande, aggiunge complessità e ampiezza.

Il frutto si fa più scuro, compaiono note di spezie dolci, liquirizia e una leggera componente evolutiva.

Al palato risulta più rotonda e avvolgente, con maggiore persistenza e un equilibrio che integra struttura, freschezza e maturità espressiva.

La verticale di Barbera “Sergio”: annate a confronto

Estremamente interessante è stata la verticale di Barbera D’Asti Superiore “Sergio” DOCG, linea dedicata al padre di Lorenzo.

Una degustazione che ha permesso di leggere il territorio attraverso il tempo, annata per annata come di seguito.

  • 2020: prodotto di un’annata calda, un vino ampio e generoso, dove la freschezza sostiene l’equilibrio complessivo.
  • 2019: annata con un andamento meteorologico classico, si è distinta per precisione, armonia e grande bevibilità.
  • 2018: risultato più sottile e lineare, giocando sulla tensione e su un’eleganza misurata.
  • 2017: più concentrato e strutturato, componente tannica più evidente con il vino che mostra una vocazione molto gastronomica.
  • 2016: ha espresso finezza ed equilibrio, una delle annate più apprezzate dalla sala insieme alla 2017, per eleganza e potenziale evolutivo.
  • 2015: ha presentato un profilo più evoluto, dove le note terziarie sono integrate e la bocca rimane viva e coerente.

A chiudere la sezione dedicata alla Barbera è stata la Barbera D’Asti Superiore “Lorenzo “2019 che rappresenta un’altra espressione dello stesso percorso.

L’affinamento in barrique aggiunge complessità speziata e avvolgenza ma Il vino resta coerente per freschezza, equilibrio e pulizia di sorso.

Nebbiolo: il centro dell’evento

In un evento intitolato Nebbiolo nel Cuore, il Nebbiolo della cantina Gozzelino non poteva mancare.

Il Nebbiolo Matteo DOC 2019, vinificato in acciaio, ha mostrato un profilo asciutto e diretto con il tannino presente ma misurato, sostenuto da una buona freschezza.

Il Nebbiolo DOC Superiore San Goslino 2020, affinato in botte grande, ha espresso una complessità aromatica crescente ma misurata con un tannino che rimane integrato.

Il confronto fra i due vini chiarisce l’interpretazione aziendale, dove il Nebbiolo punta sull’equilibrio, non sulla potenza.

Moscato d’Asti: chiusura e abbinamento

La chiusura della master class è stata affidata al Moscato d’Asti BRUNA DOCG 2024 con Il vino presentato in abbinamento a un panettone al moscato.

Un progetto nato un anno fa e realizzato con l’azienda panificatrice Pan de Roma, realtà artigianale romana.

L’assaggio congiunto ha evidenziato l’equilibrio dell’abbinamento con il vino che mantiene freschezza e precisione, evitando qualsiasi effetto stucchevole.

Nel bicchiere emergono note di agrumi, fiori ed erbe aromatiche e la linea produttiva conferma attenzione alla pulizia e all’equilibrio.

Conclusioni

La masterclass è stata costruita con attenzione e coerenza, per abbracciare l’intera produzione dell’azienda, valorizzando contenuti, tempi e degustazione.

Un impianto pensato per far emergere il territorio attraverso vitigni, annate e scelte produttive.

La degustazione ha restituito un quadro chiaro di Costigliole d’Asti, dove Barbera e Nebbiolo si sono alternati come espressioni diverse dello stesso luogo.

La verticale ha poi reso l’incontro particolarmente significativo: alcune annate presentate sono oggi difficilmente reperibili, rendendo l’assaggio un’occasione rara.

Anche per questo l’evento ha avuto un carattere speciale, trattandosi in assoluto, della seconda master class di Gozzelino a Roma, in contesti e momenti differenti.

Un plauso, come sempre, va all’organizzazione di Nebbiolo nel Cuore.

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Napoletana di nascita e romana d’adozione, dal 2010 vivo nella Capitale, dove lavoro come IT Manager. Da buona donna del Sud, amo la cucina tradizionale, i sapori autentici e le tavole conviviali, anche se preferisco più stare davanti ad una tavola imbandita che dietro ai fornelli. Le contaminazioni moderne? Le accetto, ma con moderazione. Diciamo che, se volete conquistarmi, una buona pizza batte sempre il sushi! Ho molte passioni: il cinema anni ’50 e ’60, il teatro, i romanzi gialli, la musica, l’opera lirica, la disco music rigorosamente anni ‘70 e ’80 e sono una grande tifosa del Napoli. Quando posso mi piace viaggiare tra borghi e luoghi poco battuti, od andare alla ricerca di ristoranti e realtà che coniugano semplicità e raffinatezza, dove poter vivere quelle esperienze “per molti, ma non per tutti”. Nel 2022 mi sono avvicinata per curiosità al mondo del vino. E pensare che credevo di essere astemia! È stato amore a prima vista. Da allora ho iniziato a studiare, a degustare e a partecipare a corsi e masterclass, fino a diplomarmi Assaggiatore ONAV e certificarmi Wine Ambassador. E non mi fermo qui, perché la mia sete di sapere (e di vino) continua a spingermi verso nuove avventure Nel 2025 ho creato un mio blog, Un bicchiere alla volta per condividere, con curiosità e leggerezza, le emozioni che nascono da un calice di vino e da un buon piatto. Con molta umiltà, cerco di non parlare di tecnicismi, ma di raccontare le emozioni che il vino sa suscitare. Come diceva Socrate, “so di non sapere”, e ogni calice resta per me un piccolo mondo da scoprire.
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