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Grignolino, il principe dei bizzosi.

Tra Asti e Casale Monferrato c’è una delle più interessanti zone vinicole d’Italia, con grandi vini di tradizione storica indiscussa e di carattere vivace, brioso, frizzante come i famosissimi Moscato d’Asti e Barbera del Monferrato, felicemente prodotti in quantità sufficiente per l’attivissimo mercato locale, ma anche per una significativa esportazione.

I terreni variano molto, dalle composizioni argilloso-calcaree della parte più vicina ad Asti fino ai suoli sabbiosi e sciolti tipici dell’alessandrino e alle colline di Casale che, a differenza degli altri sistemi orografici della Regione sono una successione di corrugamenti costituiti da porfidi, graniti e gneiss, terreni che conferiscono alle uve coltivate in quelle zone delle caratteristiche particolari.

Il paesaggio è fatto appunto di una miriade di piccole colline, saliscendi, tornanti, bricchi, una meraviglia naturale che attrae per le sue bellezze gli appassionati della bicicletta, sulle orme dell’indimenticabile Fausto Coppi che proprio su queste strade spese gli anni più belli della sua gioventù.

Terra di giganti, quindi, di carattere marcato e peperino, tanto che il fermento di questa simpatica vitalità non riesce a far star tranquille nemmeno le vigne, che corrispondono al variegato territorio e alla genialità degli uomini con un mondo enologico altrettanto fitto di varietà esaltanti, come Freisa, Ruché, Dolcetto, Brachetto, Malvasia, Cortese e il principe dei bizzosi, il simpatico Grignolino.

 

Grignolino, il principe dei bizzosi.

Tanto bizzoso che il nome Grignolino gli deriva dal termine dialettale ”grignole”, cioè i vinaccioli, i semini di cui gli acini di questa varietà d’uva sono particolarmente ricchi e che gli conferiscono proprio quella straordinaria capricciosità e quella briosa sregolatezza tipiche della sua sempiterna adolescenza. Tanto simpatico che qualcuno dubita che il nome gli derivi invece dal verbo dialettale ”grignare”, cioè ridere.

Il suo carattere mutevole, incostante, ribelle, che di annata in annata può rivelare note curiose nelle sue delicate, non intense, doti organolettiche, fa di questo vino uno dei più interessanti esempi di come la tradizione enologica si debba sviluppare senza ingabbiare la natura.

Mai come con quest’uva, non facile alla disciplina, le forzature, sia in vigna che in cantina, non hanno potuto ottenere altro che significativi castighi. Col Grignolino le tecniche e le tecnologie non riescono a domare, ma possono soltanto accompagnare (e senza eccessi) il mosto morbidamente ottenuto a diventare un ottimo vino.

Grignolino, il principe dei bizzosi.

La sua grandezza è nella sua libertà di espressione, non è vino da regole, ma da primati, per questo piace a chi ne apprezza l’estrema pulizia, la vitalità, la freschezza e la versatilità.

Il vitigno da cui è vinificato necessita di portainnesti molto vigorosi, di ottime esposizioni e di allevamenti a controspalliera con potatura mista di tipo Guyot con un solo ceppo a frutto di 10/12 gemme. L’uva ha una fertilità alternante, un acino medio piccolo di forma ovale corta, una buccia molto pruinosa di colore dal rosso violetto al nero violetto e non sempre uniforme.

La prima citazione come Grignolino risale alla fine del ‘700 in uno scritto del conte Nuvolone, ma era già conosciuto in precedenza come Barbesino dal ‘200 e come Balestra, Verbesino, Arlandino e Rossetto, tutti utilizzati per produrre vini chiaretti diffusi in Piemonte fin dal ‘500 e molto popolari.

Il Grignolino, grazie all’accumulo di tanta esperienza e all’affinamento delle tecniche di vinificazione, ha occupato un tale rilievo nella vitivinicoltura piemontese da essersi meritato il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata fin dal 29 maggio 1973 per la zona di Asti e dal 26 giugno 1974 per la zona del Monferrato Casalese.

Grignolino, il principe dei bizzosi.

Grignolino, il principe dei bizzosi.

Il Grignolino del Monferrato Casalese dal 27 luglio 2021 ha una resa massima di 80 quintali d’uva per ettaro e una resa massima di uva in vino fino al 70% (5.600 litri per ettaro).

Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino una gradazione alcoolica minima del 10,5% che si raggiunge da metà settembre per una vendemmia che può anche avvenire entro metà di ottobre.

All’atto dell’immissione al consumo il vino deve avere una gradazione alcoolica minima di 11 gradi, acidità totale minima di 4,5 grammi per litro ed estratto secco netto minimo di 18 grammi per litro.

È di un bel rosso rubino tenue, con tendenza all’aranciato quando invecchia. Profumo speziato, erbaceo, con delicate fragranze di violetta, garofano, rosa, ginger e note di pepe verde macinato.

Sapore asciutto, leggermente tannico, gradevolmente amarognolo con caratteristico e persistente retrogusto raffinato. È ottenuto con diraspopigiatura, macerazione solitamente da tre a quattro giorni, fermentazione tra i 24 e i 26°C e affinamenti in genere fino a Pasqua. È un vino da cogliere giovane per apprezzarne pienamente la qualità speciale, veramente notevole.

Ma tra i 73 produttori iscritti al Consorzio Colline del Monferrato Casalese nato nel 2016 su circa 350 in tutta la zona c’è anche chi ne tiene qualche bottiglia per diversi anni, in quanto su certe pietanze tipiche monferrine i bisnonni vogliono ancora assaggiare anche il Grignolino ”vecchio”, usanza tuttora radicata in certe osterie e trattorie che lo servono ancora.

Quando ero più giovane e da queste parti mi portava più spesso la bicicletta che la ’500, ho provato spesso a dare retta ai più anziani, che non sbagliavano mai. Ho imparato da loro a non mettere il sale nel brodo di preparazione del bollito misto, ma ad aggiungere invece sale grosso sulla carne tagliata nel piatto, e la differenza si sente.

Ma almeno in questo caso del Grignolino, devo onestamente dire che il vino è molto, ma molto migliore entro i cinque anni dalla vendemmia, specialmente con il vitello tonnato, la finanziera, le fricassee di carne, gli agnolotti, la carne cruda alla tartara nonché con alcune pietanze a base di anguilla e di pesce e… addirittura con gli asparagi al burro fuso spolverati di parmigiano e serviti sull’uovo all’occhio di bue (provare per credere), ma soprattutto con i tomini in salsa verde del capoluogo o con le peperonate.

Con il caratterino che ha, è un vino particolarmente adatto ai giovani ed agli sportivi. Era buono quello di Nils Liedholm (che è piaciuto anche agli interisti, e non parlo solo del vino) e hanno successo i vini delle aziende di Marco Canato, Giulio Accornero e figli, Daniele Saccoletto, Giovanni Coppo, Ermenegildo Leporati, Davide Beccaria, Castello di Lignano e Visconti Cassinis Ravizza.

Uno dei più premiati è quello della Tenuta La Tenaglia che viene da un vigneto a più di 400 metri sul livello del mare, posto sui fianchi della strada che sale al santuario di Crea, molto frequentata dai ciclisti anche per le ombrose piante dei tratti finali.

Le particolari condizioni pedoclimatiche, di giacitura del terreno, la felice esposizione dei vigneti e l’escursione termica che si verifica tra il giorno e la notte a questa altitudine, fanno di questa piccola area una delle più famose posizioni viticole del Monferrato, con viti anche di oltre sessant’anni, una qualità che ripaga di tutte le attenzioni ricevute, sia quella del Grignolino del Monferrato Casalese di base sia quella del Monferace Grignolino del Monferrato Casalese.

Ma il Grignolino che ha sempre affascinato il gusto personale è quello fatto prima da Amilcare Gaudio e che oggi fasuo figlio Mauro Gaudio con l’enologo Matteo Macchi, un vino che deriva dalle uve di vigne diverse nella zona di Vignale Monferrato, alcune con viti di oltre 40 anni. È proprio nella località Bricco Mondalino, dove fanno vendita diretta e organizzano degustazioni su prenotazione (tel. 0142.933204 e cel. 334.1502529), che i Gaudio producono i loro vini più interessanti.

Tra questi ho sempre preferito quelli fatti da uve grignolino in purezza: il Grignolino del Monferrato Casalese di base vinificato in acciaio (etichetta bianca e tenore alcolico dal 13 al 14 %), il Grignolino del Monferrato Casalese del vigneto Bricco Mondalino (etichetta nera e tenore alcolico dal 13,5 al 14,5 %) vinificato per 10 mesi in acciaio e altri 2 in botte, ma anche il Grignolino del Monferrato Casalese Monte della Sala (etichetta bordò e tenore alcolico dal 13,5 al 15 %) vinificato per 18 mesi in acciaio e altri 6 in botte.

Chi riuscisse a degustarli con il ”salam d’la duja”, tipica salamella ammorbidita conservandola sotto strutto in barilotti di legno o, in alcune zone, sott’olio dentro larghe dame di vetro, al fresco tra 15 e 18 °C al massimo, difficilmente potrà trovare parole azzeccate per raccontarlo, perché non è per niente facile descrivere tutte le sfaccettature di questa meraviglia enogastronomica, infatti la favola del Grignolino comincia proprio da qui.

Molte altre specialità gastronomiche monferrine ben abbinabili al Grignolino si possono gustare anche in alcune delle aziende citate, che fanno agriturismo in modo attivo. È possibile quindi anche alloggiare o pernottare, fare colazione o pranzare e cenare, partecipare alle varie attività e alle visite guidate, godendosi davvero queste belle colline.

Da visitare senz’altro l’Enoteca Regionale del Monferrato (tel. 0142.933243, occhio agli orari) sorta a Vignale Monferrato per iniziativa di un consorzio di ben 23 Comuni e ambientata nello storico palazzo Callori, con le sue suggestive cantine scavate nel tufo (i cosiddetti ”infernotti”) e un ristorante annesso che propone un conveniente menu di degustazione, senza dimenticarvi di andare a godervi tutte le specialità monferrine al Ristorante di Crea, su al Sacro Monte del Santuario Mariano, che ha una Grignolinoteca di oltre 50 etichette per gli abbinamenti.



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