Gusta Sannio 2026, il gusto oltre il piatto

Gusta Sannio

Gusta Sannio 2026, il gusto oltre il piatto

Ci sono sapori che restano al palato e altri che raccontano qualcosa che va oltre il sapore della preparazione. La storia di una persona, la memoria di un luogo, il lavoro di una famiglia, è forse questo il piacere più interessante del gusto, scoprire attraverso un piatto tutto ciò che gli sta intorno.

La presentazione del festival
La presentazione del festival

Gusta Sannio Food Festival

È da questa prospettiva che si può leggere la prima serata della quarta edizione di Gusta Sannio Food Festival, che il 24 agosto ha portato a Tenuta Pascarella, a Frasso Telesino, oltre trenta Maestri del Gusto e diverse aziende vitivinicole. Un pubblico numeroso ha attraversato gli spazi della tenuta tra banchi d’assaggio e degustazioni, in un incontro tra produttori e pubblico, professionalità affermate e giovani promesse, territori e linguaggi gastronomici differenti.

Food Expo Gusta Sannio
Food Expo Gusta Sannio

Non una semplice successione di assaggi, dunque, ma la possibilità di conoscere chi sta dietro ciò che arriva nel piatto o nel calice.

Le dichiarazioni di Giuseppe D’Amico

«La prima giornata di Gusta Sannio è stata una risposta straordinaria che è andata oltre le nostre migliori aspettative. Sentire il calore del pubblico e registrare fin da subito il sold out ci ha riempito d’orgoglio, ma la soddisfazione più grande è arrivata dai feedback diretti sul campo», racconta Giuseppe D’Amico, ideatore della manifestazione insieme al fratello Angelo.

«Quest’anno abbiamo voluto costruire una squadra di Maestri del Gusto davvero speciale, creando un bellissimo mix tra grandi professionalità storiche, affermate negli anni, e tantissimi giovani che rappresentano le più brillanti promesse della ristorazione e dell’arte della pizzeria. Sia i visitatori che gli operatori ci hanno riportato un entusiasmo contagioso per la qualità dei banchi d’assaggio e per l’atmosfera di autentica condivisione vissuta a Tenuta Pascarella. Inoltre, i produttori e le cantine hanno apprezzato enormemente l’attenzione e la curiosità di un pubblico attento e preparato, a dimostrazione di come il format dei tasting diffusi riesca a valorizzare davvero le eccellenze del Sannio e il lavoro di ogni singolo Maestro del Gusto».

I piatti della serata

E sono stati proprio i piatti, attraverso linguaggi diversi, a restituire questa idea di territorio aperto al confronto.

La pancia di pecora dello chef irpino Gerardo Urcioli ha riportato al centro una materia prima legata alla memoria gastronomica dell’entroterra.

Pancia di Pecora dello Chef Gerardo Urcioli
Pancia di Pecora dello Chef Gerardo Urcioli

La paparotta alla marinara di Giovanni Mariconda, anche lui chef irpino, ha recuperato un’antica preparazione della cucina povera e contadina dell’Irpinia, riletta in chiave contemporanea.

La paparotta alla marinara dello Chef Giovanni Mariconda
La paparotta alla marinara dello Chef Giovanni Mariconda

Ha giocato in casa lo chef sannita Gabriele Piscitelli, con Maiale e patate, un piatto intimamente legato al territorio, proposto in una chiave leggera e divertente, e ancora il giovanissimo chef Antonio Malapena, figlio di Agostino, ha optato per il dialogo tra culture gastronomiche lontane, con “Un’idea giapponese riletta attraverso un’anima napoletana”, ispirata al dorayaki.

Maiale e patate dello Chef Gabriele Piscitelli
Maiale e patate dello Chef Gabriele Piscitelli

Anche la pizza ha raccontato storie differenti. Pasqualino Rossi, della Pizzeria Élite di Alvignano, ha portato la sua intramontabile pizza nel ruoto, mentre Francesco Pio Comune, giovane pizzaiolo di San Salvatore Telesino, ha proposto Franci 2, una versione speciale della margherita con pomodorini freschi, origano del Matese e olio all’aglio. Una pizza apparentemente semplice, ma costruita su ingredienti e riferimenti fortemente identitari.

Pasqualino Rossi
Pasqualino Rossi

Piatti, tecniche e provenienze differenti: è proprio questa distanza a rendere interessante il racconto. Il territorio non è una ricetta immutabile, ma una materia viva, capace di essere custodita, reinterpretata e messa in dialogo con altre esperienze.

I produttori e le cantine presenti

Lo stesso principio è emerso dai banchi dei produttori e delle cantine, tra le realtà presenti, Tomaso Salumi ha portato una storia familiare che comincia nel 1962, quando nonno Eugenio Tomaso avviò l’attività. Una tradizione che nel tempo ha incontrato la ricerca, fino alla scelta di investire nel recupero del maiale di razza casertana, quasi scomparso dal territorio, con la linea I Neri del Duca. E poi il Culatello del Matese, prodotto di punta dell’azienda, stagionato in cotica e aromatizzato con una miscela di erbe del territorio.

Tomaso Salumi
Tomaso Salumi

Una storia come questa rende concreto il concetto di territorio, non soltanto un’origine geografica, ma persone che scelgono di custodire un sapere, innovarlo e trasmetterlo.

Lo stesso vale per le aziende del Sannio presenti al Food Expo. Realtà storiche come Mustilli, Fontanavecchia e Cautiero hanno condiviso il percorso con realtà più giovani o con storie differenti, come Cantina Simone Giacomo e Vinicola del Titerno. Anche attraverso il vino, il pubblico ha potuto incontrare storie e interpretazioni diverse dello stesso paesaggio.

i vini della serata
i vini della serata

Ed è forse proprio la parola autenticità una delle più interessanti per leggere questa edizione, non un’autenticità intesa come nostalgia o rifiuto del cambiamento, ma come capacità di riconoscersi ancora in un luogo mentre quel luogo cambia.

Il territorio ed il turismo

È una questione importante soprattutto per i territori che conoscono una crescente attenzione turistica. L’apertura e il confronto con l’esterno sono una ricchezza, ma non dovrebbero tradursi in omologazione. Il rischio è che, inseguendo ciò che funziona altrove, i luoghi finiscano per assomigliarsi e perdano proprio ciò che li rende riconoscibili.

Ed è proprio qui che il confronto diventa prezioso, la presenza a Gusta Sannio di professionisti provenienti da territori diversi non indebolisce il racconto del Sannio, ma lo arricchisce di altri sguardi. Non è necessario appartenere allo stesso luogo per contribuire a valorizzarlo, anzi a volte è proprio chi arriva da fuori a restituirci una prospettiva nuova su ciò che abbiamo sotto gli occhi.

È questo, in fondo, lo spirito di condivisione che ha attraversato la prima serata.

Non da ultimo c’è poi una dimensione che in questa quarta edizione non è rimasta sullo sfondo, ma è entrata nel progetto stesso della manifestazione, quella della solidarietà.

La Cooperativa Sociale di Comunità iCARE

“Sosteniamo con Gusto” è stato il claim scelto quest’anno e il ricavato del festival è stato destinato alla Cooperativa Sociale di Comunità iCARE, a sostegno del progetto Dolcemente, laboratorio di pasticceria sociale.

ICARE
ICARE

Ma il valore dell’iniziativa non sta soltanto nella raccolta, bensì nella partecipazione concreta; infatti i ragazzi di iCARE sono stati coinvolti direttamente nelle attività del festival, affiancando il team di Locanda Radici e di Tenuta Pascarella in cucina e in sala.

È un passaggio importante perché sposta il significato della solidarietà dalla semplice beneficenza alla partecipazione. Significa lavorare insieme, acquisire competenze, assumere responsabilità, entrare in relazione con gli altri e sentirsi parte di un progetto.

In questo senso il gusto diventa davvero uno strumento di comunità. È anche qui che si misura la crescita di Gusta Sannio secondo Angelo D’Amico.

«In questa quarta edizione ciò che è cambiato radicalmente è la matura consapevolezza dell’evento. Gusta Sannio non è più “solo” una kermesse enogastronomica, ma un modello concreto di economia solidale e coesione del territorio. La sinergia in cucina e in sala con i ragazzi della Cooperativa I Care ha dimostrato come l’alta ristorazione possa farsi strumento reale di inclusione e riscatto. Per l’organizzazione del 2027, la nostra forte volontà e il nostro grande auspicio è quello di spalancare le porte all’intero territorio, provando a coinvolgere direttamente il borgo e il centro storico di Frasso Telesino attraverso un ricco calendario di iniziative diffuse. È un obiettivo ambizioso che cercheremo con tutte le forze di inseguire e trasformare in realtà».

L’idea è quella di far crescere il festival non soltanto nei numeri, ma nella capacità di generare connessioni. Portarlo sempre più fuori dalla singola location e dentro il territorio significa dare un significato concreto a quella parola, comunità, che accompagna Gusta Sannio insieme al gusto.

Perché alla fine il valore di una manifestazione come questa non sta soltanto in ciò che si assaggia.

Sta nella possibilità che, dietro quel sapore, si riesca ancora a riconoscere una persona, una storia, un luogo. E che quel luogo, aprendosi agli altri, non perda ciò che lo rende unico.

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Fosca Tortorelli, napoletana classe 1978, curiosa per natura, ama viaggiare, degustare, assaporare, conoscere e scoprire le realtà più disparate del territorio italiano e internazionale. Raccontare, condividere, scrivere e comunicare sono il suo pane quotidiano. Da sempre appassionata di enogastronomia, ha perfezionato il suo profilo formandosi sugli aspetti di marketing, analisi sensoriale, consulenza e comunicazione del vino e dell’olio. Fa parte del Benecon – Cattedra Unesco, in qualità di Wine and Food Heritage experiences, è Dottore di ricerca in Architettura, Giornalista Pubblicista, Master Sommelier ALMA-AIS e socia dell’Associazione Nazionale delle Donne del Vino della Campania.
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