Happy Days – I giorni felici dello storico ristorante a Bisceglie

Happy Days – I giorni felici dello storico ristorante a Bisceglie

Sono alle porte di Bisceglie, nella storia della ristorazione di questo paese.

Presso il ristorante Happy Days della Famiglia Uva e Pantaleo, se il nome vi ricorda qualcosa, allora non temete, è propri così!

Perché il nome Happy Days?

Il nome del ristorante è un omaggio alla celebre situation comedy statunitense, quella andata in onda in Italia per un ventennio dagli anni 1970 fino alla fine degli anni 80, quando la spensieratezza, la semplicità ed il mito americano, quello buono, era un simbolo per chi in quegli anni ha vissuto la giovinezza.

Proprio in quegli anni prendeva forma Happy days, con un altro format, nasceva come pizzeria e focacceria al taglio, poi la lungimiranza delle famiglie e la voglia di crescere ed affrontare nuove sfide porta alla trasformazione di quello che oggi è il ristorante Happy days.

La cucina

Questo ristorante, ricorda molto dei sacrifici che i titolari hanno fatto, della vita trascorsa in cucina, l’insegna esterna che campeggia sul muro con il font che si rifà al telefilm americano, all’interno una foto storica dei componenti delle famiglie che segna indelebilmente le origini, il grande banco che ricorda quello del ristorante Arnold’s nel telefilm, dove i ragazzi amavano incontrarsi e ritrovarsi.

foto di famiglia
foto di famiglia

La cucina del ristorante è incentrata sull’elemento principe, il mare. Una cucina senza esagerazioni, pulita essenziale, senza troppi fronzoli, il pesce dei nostri mari deve essere il protagonista.

A guidare nella scelta dei piatti da ordinare e del vino da abbinare, ci pensa Pietro, ultima generazione in forza della famiglia, con i suoi modi gentili e sinceri, confida che non finisce mai di incuriosirsi alla continua ricerca anche di vini un po’ fuori da quelli troppo conosciuti.

Pietro Uva
Pietro Uva

Pietro ama stare a casa nel suo tempo libero e rilassarsi con un buon calice di vino oppure un whisky defaticante.

Cosa abbiamo provato

Così Pietro ha servito un fresco e variegato plateau di crudo di mare, dove spiccano le cozze crude, bagnate nel pinzimonio a base di olio, succo di limone e prezzemolo, poi del carpaccio di tonno crudo con crackers alla curcuma, stuzzicanti magnum di tonno fritti, una sempre gustosa insalata di polipo e per finire una spigola al sale da irrorare con il liquido di governo dell’insalatina che accompagna il piatto, costituita dai nostri famosi cocomerazzi tagliati a pezzettini, pomodorini gialli e rossi e cipolla rossa a crudo.

 

Questi piatti si accompagnano divinamente con una buona ribolla gialla versione ferma del Friuli.

Con Pietro ci siamo fermati a confrontare un paio di vini ribolla, alla cieca, per percepire sfumature, profumi ed intensità diverse date da produttori diversi e qui Pietro non si tira indietro, è bello vedere la sua voglia di mettersi in gioco!

particolare del tavolo
particolare del tavolo

Bisceglie e il suo centro storico

Poi dopo aver preso il caffè, rigorosamente al banco per continuare a chiacchierare con il personale del ristorante, progettate di visitare anche il centro storico di Bisceglie con la sua cattedrale dedicata a San Pietro apostolo, con la cripta del 1167, ammirare palazzo Tupputi con la sua architettura rinascimentale, il porto di Bisceglie ed il Museo civile archeologico Majellaro che tanto racconta della storia di questa cittadina, naturalmente i Dolmen di Bisceglie sono ormai famosi e menzionati in tutti i libri di storia scolastici.

Ristorante Happy Days

Via Sant’Andrea, 207

Bisceglie

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Marilena Capodiferro, il nome è quello che mi piace! Le mie origini partono da Benevento e da Sorrento, il soprannome di famiglia “Sorrindd” si usava per distinguere le famiglie del paese. Nata a Gioia del Colle, divento contabile programmatore, quando i pc erano grandi un’intera stanza, ma la mia anima era altrove. Diverse attività lavorative mi hanno cambiato ed insegnato tanto! All’età di vent’anni contabile nei magazzini di frutta e verdura, lì mio zio mi insegnava a distinguere ogni sorta di vegetale e tipologia di frutta, poi vengo rapita dal mondo bancario, ma faccio presto a cambiare. Quindi con la perdita dei miei genitori riprendo in mano la piccola azienda di famiglia, costituita da vigneti di primitivo a Gioia del Colle, cloni risalenti al 1800 innestate su barbatelle di origini siciliane, quelle terre sono il mio rifugio di tranquillità, unica parte del territorio di origine cretacica, terreni argillosi limosi con sottosuolo costituito da gesso e calce. Inoltre insieme al mio compagno, andiamo alla scoperta di aziende vinicole, per raccontare le emozioni che proviamo ai nostri amici enoteche, ristoranti e gastronomie. Per me l’enogastronomia è raccontare le storie e le passioni di chi vive a contatto della terra e dei fornelli.
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