Horti Romani incontra Umani Ronchi: una degustazione fra storia e territorio

Horti Romani incontra Umani Ronchi: una degustazione fra storia e territorio

Con l’arrivo della bella stagione, Casette di Campagna rinnova il proprio spazio all’aperto con Horti Romani. Il progetto estivo che trasforma il giardino della struttura in un luogo dedicato alla convivialità, al buon cibo e agli incontri con il mondo del vino. Un’area verde tra fontane ed erbe aromatiche, pensato per accogliere degustazioni, appuntamenti gastronomici ed eventi serali.

Horti Romani rappresenta l’estensione naturale di Casette di Campagna: creare occasioni di incontro e condivisione fra cibo e vino.

In questa cornice si è svolta, la serata dedicata a Umani Ronchi, una delle aziende più rappresentative del panorama vitivinicolo italiano tra Marche e Abruzzo. Un incontro che ha saputo andare oltre la semplice degustazione. Trasformandosi in un percorso attraverso territori, vitigni, tecniche produttive e abbinamenti gastronomici studiati per valorizzare ogni vino presentato.

La masterclass è stata costruita come una progressione di intensità e struttura, accompagnando i partecipanti dalle bollicine iniziali fino al Rosso Conero. Passando per il Verdicchio e il rosato da uve Montepulciano. Un viaggio che ha permesso di comprendere non soltanto ciò che si trovava nel bicchiere, ma soprattutto il lavoro che precede ogni bottiglia.

Le 4 etichette in degustazione
Le 4 etichette in degustazione

LH2 Extra Brut Version 16: identità e precisione

Ad aprire il percorso è stato LH2 Extra Brut Version 16, Metodo Classico che rappresenta una delle espressioni più originali della produzione Umani Ronchi.

Come è stato spiegato durante la degustazione, ogni versione di LH2 possiede una propria identità. Non si tratta semplicemente di una nuova annata, ma di un progetto che si rinnova mantenendo uno stile riconoscibile. La Versione 16 nasce da un assemblaggio composto per il 73% da Verdicchio e per il 27% da Chardonnay. Ad essi si aggiunge una piccola quota proveniente dalla vendemmia 2022, pari al 7% del Verdicchio e al 5% dello Chardonnay. Il 12% dello Chardonnay svolge inoltre un passaggio in tonneaux, contribuendo ad arricchire la complessità del vino.

Particolarmente interessante il racconto dell’annata 2023. Le abbondanti piogge tra l’autunno e la primavera hanno richiesto un intenso lavoro agronomico per contrastare la peronospora, attraverso una gestione meticolosa della vigna. Successivamente, l’estate particolarmente calda e le riserve idriche accumulate hanno favorito una maturazione ottimale delle uve. Consentendo di ottenere una qualità finale eccellente nonostante le rese contenute.

L’abbinamento con gli ortaggi in pastella ha evidenziato immediatamente la vocazione gastronomica dello spumante. La componente grassa della frittura veniva alleggerita dalla freschezza e dall’effervescenza del vino, mentre la lieve dolcezza della pastella trovava equilibrio nella sua tensione acida. Un inizio elegante e dinamico, capace di preparare il palato agli assaggi successivi.

Casal di Serra: il volto marchigiano di Umani Ronchi

Il secondo vino in degustazione è stato il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Casal di Serra. Una delle etichette che più hanno contribuito alla notorietà dell’azienda.

Nel corso della masterclass il Verdicchio è stato descritto come il vitigno simbolo della produzione marchigiana di Umani Ronchi. Un vino capace di coniugare freschezza, sapidità e capacità evolutiva. Esprimendo nel bicchiere profumi di fiori bianchi e frutta a polpa bianca accompagnati da una lunga persistenza gustativa.

La sapidità è stata uno dei temi ricorrenti dell’intera degustazione. Non soltanto come sensazione gustativa, ma come elemento capace di rendere il vino più dinamico e particolarmente versatile negli abbinamenti.

Servito con focaccia romana, prosciutto crudo e bufala, il Casal di Serra ha mostrato tutta la propria vocazione gastronomica. La morbidezza della bufala trovava equilibrio nella freschezza del vino, mentre la sapidità del prosciutto dialogava con quella del Verdicchio creando una piacevole continuità gustativa. Un abbinamento costruito sull’armonia piuttosto che sul contrasto.

Una storia costruita sulla qualità

Tra un vino e l’altro è stato dedicato ampio spazio alla storia di Umani Ronchi e alla sua evoluzione.

È emerso il percorso di una realtà che ha saputo crescere mantenendo una forte coerenza con i propri valori originari. Dalla valorizzazione del Verdicchio fino all’affermazione del Montepulciano nei territori abruzzesi.  L’azienda ha costruito la propria reputazione attraverso investimenti continui nella qualità, nella ricerca e nella valorizzazione dei territori di produzione.

Un percorso che ha consentito alla cantina di affermarsi sui mercati internazionali senza perdere il contatto con il lavoro agricolo. E con la dimensione territoriale che continua a rappresentarne il fondamento.

Centovie Rosato: eleganza da Montepulciano

Con il Centovie Rosato Terre d’Abruzzo il percorso si è spostato in Abruzzo e sul Montepulciano.

Particolarmente interessante è stata la spiegazione dedicata alla vinificazione. La scelta aziendale è quella di limitare il contatto tra mosto e bucce per ottenere un rosato dal colore tenue, elegante e raffinato. Un vino più vicino ai rosé provenzali che ai rosati tradizionalmente più intensi dell’Italia meridionale.

Una scelta stilistica precisa che punta alla finezza senza rinunciare alla personalità del vitigno.

L’abbinamento con il supplì classico romano è stato uno dei momenti più riusciti della serata. La croccantezza della panatura, la dolcezza del pomodoro e la cremosità della mozzarella richiedevano un vino capace di mantenere equilibrio e freschezza. Il rosato ha risposto con una struttura sorprendente, accompagnando il piatto senza sovrastarlo e contribuendo ad alleggerirne la componente grassa.

Il vino nasce in vigna

Uno dei momenti più interessanti dell’incontro è stato quello dedicato al lavoro agronomico.

I rappresentanti della cantina hanno illustrato il sistema di gestione delle parcelle, spiegando come ogni appezzamento venga monitorato singolarmente. E come le diverse aree del vigneto possano contribuire in maniera differente alla composizione finale dei vini a seconda dell’andamento dell’annata.

È emersa una filosofia produttiva che mette al centro la conoscenza approfondita dei vigneti e delle loro caratteristiche. Grande attenzione viene dedicata alle attività svolte durante il periodo invernale, alla gestione della vegetazione e alla cura costante delle piante.

Particolarmente significativo il riferimento alle squadre di vendemmia che lavorano stabilmente sugli stessi vigneti, sviluppando una conoscenza approfondita delle singole parcelle. Così da contribuire alla continuità qualitativa della produzione.

Un passaggio che ha ricordato come il vino nasca molto prima dell’ingresso in cantina. E come la qualità sia prima di tutto il risultato di un lavoro agricolo attento e costante.

Rosso Conero San Lorenzo: il finale del percorso

A chiudere la degustazione è stato il Rosso Conero San Lorenzo DOC, espressione del Montepulciano coltivato nelle colline che circondano il Monte Conero.

Dopo la freschezza dello spumante, la verticalità del Verdicchio e l’eleganza del rosato, il percorso trovava nel Rosso Conero il proprio approdo naturale. Un vino che ha mostrato carattere e struttura senza rinunciare all’equilibrio, confermando quella ricerca di bevibilità che accomuna tutte le etichette presentate durante la serata.

In abbinamneto un crostino con burger e pulled pork, preparazione dalla spiccata succulenza e dalla naturale tendenza dolce dovuta alla lenta cottura della carne. Un piatto che richiedeva un vino capace di sostenere intensità e persistenza senza risultare aggressivo.

Il Rosso Conero ha risposto con una trama tannica ben integrata e con una struttura sufficiente ad accompagnare la componente proteica del piatto. La succulenza della carne veniva bilanciata dalla freschezza del vino. Mentre la leggera dolcezza del pulled pork trovava equilibrio nella componente sapida e nella maggiore complessità aromatica del Montepulciano.

Durante questo assaggio è emersa una riflessione particolarmente interessante sull’importanza della temperatura di servizio. Una differente percezione gustativa rilevata in una delle bottiglie servite ha offerto l’occasione per ricordare quanto la temperatura possa influenzarla.

Agendo su aromi, struttura ed equilibrio e modificando in modo significativo l’esperienza di degustazione.

Oltre il calice

La serata organizzata da Horti Romani ha dimostrato come il vino possa essere raccontato in modo coinvolgente senza rinunciare all’approfondimento tecnico.

Attraverso quattro vini e quattro abbinamenti, Umani Ronchi ha raccontato il proprio modo di interpretare il territorio, mettendo in evidenza il valore del lavoro in vigna. L’importanza della precisione enologica e la capacità del vino di dialogare con il cibo.

Un percorso che ha attraversato Marche e Abruzzo senza mai perdere di vista il concetto che ha accompagnato tutta la serata.  Dietro ogni bottiglia non ci sono soltanto profumi e sapori, ma persone, esperienza, territorio e una visione costruita vendemmia dopo vendemmia.

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Napoletana di nascita e romana d’adozione, dal 2010 vivo nella Capitale, dove lavoro come IT Manager. Da buona donna del Sud, amo la cucina tradizionale, i sapori autentici e le tavole conviviali, anche se preferisco più stare davanti ad una tavola imbandita che dietro ai fornelli. Le contaminazioni moderne? Le accetto, ma con moderazione. Diciamo che, se volete conquistarmi, una buona pizza batte sempre il sushi! Ho molte passioni: il cinema anni ’50 e ’60, il teatro, i romanzi gialli, la musica, l’opera lirica, la disco music rigorosamente anni ‘70 e ’80 e sono una grande tifosa del Napoli. Quando posso mi piace viaggiare tra borghi e luoghi poco battuti, od andare alla ricerca di ristoranti e realtà che coniugano semplicità e raffinatezza, dove poter vivere quelle esperienze “per molti, ma non per tutti”. Nel 2022 mi sono avvicinata per curiosità al mondo del vino. E pensare che credevo di essere astemia! È stato amore a prima vista. Da allora ho iniziato a studiare, a degustare e a partecipare a corsi e masterclass, fino a diplomarmi Assaggiatore ONAV e certificarmi Wine Ambassador. E non mi fermo qui, perché la mia sete di sapere (e di vino) continua a spingermi verso nuove avventure Nel 2025 ho creato un mio blog, Un bicchiere alla volta per condividere, con curiosità e leggerezza, le emozioni che nascono da un calice di vino e da un buon piatto. Con molta umiltà, cerco di non parlare di tecnicismi, ma di raccontare le emozioni che il vino sa suscitare. Come diceva Socrate, “so di non sapere”, e ogni calice resta per me un piccolo mondo da scoprire.
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