I ceci del Fontani
Nel mio girovagare per conoscere i prodotti agricoli di particolare importanza del territorio della Maremma mi sono imbattuto in una situazione inaspettata.
La storia
Vado a raccontare quella che sembra una novella.
Sono andato nel villaggio minerario di Niccioleta per incontrare Marido Boni perché avevo avuto indicazioni su un particolare cece che lui coltiva da molti anni.
Marido è nato nel Comune di Massa Marittima nel 43 e vive a Niccioleta dal 1949, ha lavorato una vita con la società Montecatini nel settore sondaggi e ricerche minerarie.
Andato in pensione dal 1995 si è dedicato alla cura di un piccolo appezzamento di terreno più per passione, per stare “attivo”, che per necessità.
Nel terreno nei pressi dell’abitato c’era una particella censita ad orto che precedentemente veniva utilizzata da un altro niccioletano: Ilio Fontani.
Ilio, perpetrando la sua natura contadina fatta di arti e saperi, aveva mantenuto la tradizione di un seme avuto da suo padre.
Si trattava di un Cece piccolo e saporito che, anno dopo anno, era stato rinnovato salvaguardandone l’integrità genetica.
Il Boni, acquistando quel terreno, diventa inconsciamente il fiduciario del Fontani che gli dona una scatola di ceci impegnandolo a continuare nella salvaguardia di quel seme.
Ancora oggi Marido porta avanti la tradizione del Cece del Fontani.
Il cece
Da una stima fatta per difetto si può dire che sono oltre 90 gli anni che questo particolare cece vive e si rinnova nelle terre dell’alta Maremma.
La volontà del Fontani è stata sin ora attuata ed il suo rinnovarsi di anno in anno è diventato quasi un atto “votivo” a ricordo delle usanze semplici di genti povere che davano importanza e valore alle cose naturali.
Oggi Marido utilizza anche un piccolo orto proprio di fronte a casa, concimato esclusivamente con il terriccio di alta qualità autoprodotto nel compostore avuto dal Comune per lo smaltimento dei rifiuti umidi.
In quest’orto ogni anno semina alcuni solchi di ceci che coltiva sino alla raccolta, poi dopo averli ben puliti li conserva in bottiglie di plastica.
Ne mantiene una certa quantità per la semina dell’anno successivo mentre il resto lo destina all’uso e consumo della famiglia ed amici.
La storia degli orti di Niccioleta varrebbe un racconto a parte
Quando fu costruito il Villaggio dei Minatori agli assegnatari degli appartamenti la Società Montecatini conferì anche un piccolo orto ed una baracca per ricovero attrezzi, erano numerati e forniti di acqua della Società, controllati con attenzione venivano annualmente premiati gli orti più belli.
Disciplina, decoro, impegno erano le linee guida di un’attività sociale che contribuiva a fare di Niccioleta non un arido villaggio minerario ma un luogo vitale ricco di collaborazioni dove l’aiuto reciproco, lo scambio dei semi e delle talee erano pratica abituale.
Oggi concetti come: “Biodiversità”, “Chilometro zero”, “Consociazione orticola”, “Salvaguardia dei prodotti naturali”, sono diventati patrimonio in uso nel quotidiano.
L’orto urbano, quello sociale, l’orto di famiglia, finanche l’orto casalingo realizzato in terrazza portano al riappropriarsi di tradizioni che l’opulente consumismo degli anni ricchi aveva nascosto nella soffitta del nostro vivere.
L’esempio di Niccioleta e di tanti che, come Marido Boni, pur non essendo stati elevati ad Agricoltori Custodi, salvaguardano cultura e tradizioni e perpetrano il valore dei semi, sono da applaudire ed imitare per un futuro migliore.
Quello del Fontani è un cece chiaro, piccolo, compatto, con una buccia impalpabile che non sfoglia.
Molto saporito e profumato già durante la bollitura se ne percepisce la differenza perché i ceci sprigionano un profumo molto intenso.
In bocca risulta tenero ma consistente, gustoso anche senza esser condito.
Un cece da considerare autoctono, estremamente difficile classificarlo anche se è riconducibile al “Cece rugoso della Maremma”.
Curiosità sui ceci:
- Pianta erbacea annuale della famiglia delle Leguminose, antichissima coltura tipica del Medio Oriente; è al terzo posto nel consumo mondiale dei legumi dopo soia e fagioli; risulta molto nutriente perché ricco di proteine, carboidrati, grassi e fibre, ogni 100 grammi produce 364 Kcal.
- Come per quasi tutti i legumi, i carboidrati contenuti sono molto elevati (circa 55%), mentre le proteine ammontano mediamente ad un 20%; sono ricchi di fosforo e di potassio e contengono una discreta percentuale di acido linoleico fonte di grassi essenziali. Sono molto ricchi di amido e contengono anche buone quantità di sali minerali, fibre e vitamina A e C, oltre alle saponine sostanze che aiutano l’organismo a eliminare il colesterolo dall’intestino. A causa della quantità di cellulosa, in essi contenuta, vanno consumati con moderazione da chi soffre di coliti.
- La flautolenza, tipica dei legumi, può essere ridotta decorticandoli (usandoli privi della buccia) in questo modo possono essere usati anche per l’alimentazione dei bambini sin dallo svezzamento.
- Per avere ceci più teneri è importante aggiungere il sale solo a fine cottura.
Tagliolini con cicoria ceci e rosmarino
Ingredienti per 4 persone:
200 g di ceci secchi ammollati per almeno 12 ore, 2 spicchi d’aglio, farina bianca 200 g, due uova, cicoria selvatica
100 g, pancetta tesa 120 g, un rametto di rosmarino, olio d’oliva, sale, peperoncino piccante
Esecuzione:
Lavare e pulire accuratamente la cicoria selvatica poi tagliarla molto finemente.
Impastare la farina con le uova e la cicoria, stenderla e tagliarla a strisce molto sottili.
Ridurre la pancetta a dadini, farla soffriggere in una padella con 4 cucchiai di olio e gli spicchi d’aglio schiacciati, unire il rosmarino e i ceci scolati e cuocere per circa 5 minuti, poi togliere aglio e rosmarino.
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla al dente e versarla, ancora grondante, nella padella con i ceci, mescolare sul fuoco per qualche minuto e insaporire con un pizzico di peperoncino in polv
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