I Migliori Vini Italiani – Rimettere il vino al centro del villaggio.

I Migliori Vini Italiani – Rimettere il vino al centro del villaggio.

Come ormai da tradizione, è tornata a Roma nell’edizione 2026 la rassegna I Migliori Vini Italiani, ideata e condotta da Luca Maroni. Sono stati presentati i vini tra spumanti, bianchi e rossi inseriti nell’Annuario dei vini italiani e premiati con i punteggi, compresi tra 96 e 99.

La rassegna, che si è svolta dal 20 al 22 febbraio, ha rappresentato uno spaccato della migliore viticoltura e produzione vinicola italiana.

 L’edizione 2026 ha visto inoltre la novità della presenza dei vini dealcolati, presentati da alcuni produttori partecipanti.

La serata inaugurale: l’intervento di presentazione di Luca Maroni

La presentazione dell’evento si è tenuta nella serata di giovedì 19 febbraio, durante la quale sono stati presentati i vini premiati.

Luca Maroni ha tenuto l’intervento di apertura, introducendo il senso profondo della rassegna e offrendo una lettura chiara della situazione del vino italiano.

Luca Maroni durante la presentazione inaugurale
Luca Maroni durante la presentazione inaugurale

Nel suo intervento ha affermato che, se avesse il potere di farlo, rimetterebbe il vino al centro del villaggio. Al centro della cultura, della gastronomia e del convivio.

Secondo Maroni, oggi si consuma meno vino non solo per motivi economici, ma perché si sono perse le radici aggregative che il vino rappresentava. Il vino è diventato complicato, arcaico, fuori dal tempo, mentre le bevande alternative crescono perché sanno rendersi immediatamente consumabili.

Ha sottolineato come il settore del vino sia rimasto fermo anche sul piano delle modalità di consumo. Ancora ancorato al mono formato da 0,75 litri, mentre il modo di bere è profondamente cambiato.

Un altro passaggio importante dell’intervento ha riguardato il prezzo, Qui Maroni ha invitato a superare l’equazione secondo cui il vino migliore debba essere necessariamente quello più costoso. I consumatori “non hanno il denaro richiesto per bere vini da 200 euro” e quando il vino diventa economicamente impegnativo, inevitabilmente se ne consuma meno.

Maroni ha richiamato l’importanza di comunicare il vino con semplicità, parlando di ciò che il vino esprime realmente e non di valori astratti o intellettuali. Oggi, ha ricordato, i vini italiani hanno profumi straordinari, naturali, autentici, profondamente legati al frutto e al territorio e si raccontano facilmente da sé.

L’apertura ai vini dealcolati nell’intervento di Luca Maroni

Nel corso del suo intervento Luca Maroni ha affrontato anche il tema dei vini dealcolati, inserendolo all’interno di una riflessione più ampia sul calo dei consumi. Sulla necessità di rendere il vino nuovamente consumabile.

Secondo Maroni, oggi si beve meno perché il vino è diventato, poco adattabile ai nuovi stili di vita. In questo contesto, l’apertura a nuove strade – come quella dei vini dealcolati – non rappresenta una negazione del vino. Piuttosto un tentativo di recuperare occasioni di consumo che il vino tradizionale sta perdendo.

Le bevande alternative crescono perché intercettano momenti diversi della giornata e della socialità. Il vino, se resta legato a un solo modello di consumo, rischia di essere escluso.
I vini dealcolati, ha sottolineato Maroni, possono costituire una risposta concreta per avvicinare al vino chi oggi ne è fuori. A patto che restino legati all’uva, al frutto e al lavoro del produttore.

Il nodo non è l’assenza di alcol, ma la presenza di identità.
Il vino dealcolato deve cercare di esprimere territorio, profilo aromatico e qualità sensoriale.

Così può diventare uno strumento per riportare il vino al centro del villaggio, non per allontanarlo dalla sua storia.

Infine, su tutti, ha ribadito il ruolo centrale del produttore, vero interprete del territorio, genius loci, “mezzo uomo e mezzo radice”. Nelle sue mani si trova una parte fondamentale del futuro del vino italiano.

L’intervento del Vicepresidente del Senato e la lettura del comunicato dell’ARSIAL

Alla serata inaugurale, è intervenuto anche il Vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio.

Il vice presidente del Senato Gian Marco Centinaio e Luca Maroni
Il vice presidente del Senato Gian Marco Centinaio e Luca Maroni

Rivolgendosi a Luca Maroni, ha sottolineato come il suo intervento meriterebbe di essere estrapolato e condiviso con tutti i colleghi parlamentari. Affinché si comprenda realmente qual è oggi la situazione del vino italiano e in quale direzione sia necessario andare.

Ha ricordato come ci si trovi in un anno particolarmente significativo, in cui la cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO, così come la dieta mediterranea. In questo contesto, il vino rappresenta la portaerei che porta nel mondo questi valori, il vero ambasciatore dell’agroalimentare italiano.

Utilizzando una metafora forte, ha osservato che durante una guerra le prime navi a essere bombardate sono proprio le portaerei. Colpire la portaerei significa colpire tutto ciò che essa trasporta. Allo stesso modo, colpire il vino significa colpire il cuore dell’agroalimentare italiano.

Per questo motivo, ha sottolineato l’importanza di tutelare la “portaerei”, raccontare al mondo che il vino è il nostro ambasciatore.  Ma raccontarlo in modo diverso, soprattutto alle nuove generazioni, che sono veloci e non possono essere coinvolte con narrazioni lunghe e complesse. Serve qualità, ma anche una comunicazione profondamente diversa rispetto al passato, capace di riportare il vino al centro del villaggio.

In seconda battuta è stata data lettura di un comunicato ufficiale del Presidente dell’ARSIAL, Massimiliano Raffa.

Nel messaggio, il Presidente dell’ARSIAL ha evidenziato come la manifestazione rappresenti molto più di una celebrazione. Configurandosi come un momento di valorizzazione concreta dell’intera filiera vitivinicola, dalla produzione alla promozione, dalla qualità alla competitività sui mercati.

È stato inoltre ribadito l’impegno della Regione Lazio e dell’ARSIAL nell’accompagnare il comparto vitivinicolo in un percorso di crescita, promozione e apertura ai mercati. Rafforzando il sostegno alle aziende e alla filiera nel suo complesso.
Il vino è stato definito un asset economico, occupazionale e culturale fondamentale per il territorio.

Il comunicato si è concluso con un ringraziamento e le congratulazioni alle aziende del Lazio premiate. E’ stato riconosciuto nel loro successo il risultato di competenza, passione e visione imprenditoriale.

Le degustazioni guidate ed i focus tematici

Come ogni anno, la manifestazione ha previsto le degustazioni guidate da Luca Maroni. Momenti centrali dell’evento pensati per accompagnare il pubblico nella lettura dei vini premiati e per approfondire specifici raggruppamenti tematici.

Nel corso dei tre giorni ci si è soffermati su selezioni mirate di vini, offrendo strumenti utili per una comprensione più consapevole.

Particolarmente significativa è stata la degustazione dedicata ai vini dealcolati, pensata per aiutare i consumatori a capire e leggere questa nuova strada del vino. Una strada che si affianca alle produzioni tradizionali e intercetta nuove esigenze di consumo.

Accanto al vino, spazio anche ad altri prodotti della terra, come il laboratorio “Pane, vino e pecorino”,una degustazione con assaggi, guidata da Francesca Romana Maroni. Curata dalla Forneria Agricola Caccioppoli in collaborazione con il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano. Il percorso  ha messo in dialogo pane, vino e pecorino.  come espressioni autentiche del territorio e della cultura gastronomica italiana.

Piccini e Masso Antico - due delle aziende che hanno presentato i propri vini dealcolati
Piccini e Masso Antico – due delle aziende che hanno presentato i propri vini dealcolati

Conclusione

La rassegna I Migliori Vini Italiani si conferma non solo come momento di premiazione, ma come osservatorio sul presente e sul futuro del vino italiano.

Dall’intervento inaugurale alle degustazioni guidate, emerge una direzione chiara: la qualità è altissima. Il vino, però, deve interrogarsi su accessibilità, linguaggio e modalità di racconto, per restare centrale nella vita delle persone.

Un vino che sa rinnovarsi senza perdere radici è un vino che può continuare a essere gesto condiviso e ambasciatore di cultura.

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Napoletana di nascita e romana d’adozione, dal 2010 vivo nella Capitale, dove lavoro come IT Manager. Da buona donna del Sud, amo la cucina tradizionale, i sapori autentici e le tavole conviviali, anche se preferisco più stare davanti ad una tavola imbandita che dietro ai fornelli. Le contaminazioni moderne? Le accetto, ma con moderazione. Diciamo che, se volete conquistarmi, una buona pizza batte sempre il sushi! Ho molte passioni: il cinema anni ’50 e ’60, il teatro, i romanzi gialli, la musica, l’opera lirica, la disco music rigorosamente anni ‘70 e ’80 e sono una grande tifosa del Napoli. Quando posso mi piace viaggiare tra borghi e luoghi poco battuti, od andare alla ricerca di ristoranti e realtà che coniugano semplicità e raffinatezza, dove poter vivere quelle esperienze “per molti, ma non per tutti”. Nel 2022 mi sono avvicinata per curiosità al mondo del vino. E pensare che credevo di essere astemia! È stato amore a prima vista. Da allora ho iniziato a studiare, a degustare e a partecipare a corsi e masterclass, fino a diplomarmi Assaggiatore ONAV e certificarmi Wine Ambassador. E non mi fermo qui, perché la mia sete di sapere (e di vino) continua a spingermi verso nuove avventure Nel 2025 ho creato un mio blog, Un bicchiere alla volta per condividere, con curiosità e leggerezza, le emozioni che nascono da un calice di vino e da un buon piatto. Con molta umiltà, cerco di non parlare di tecnicismi, ma di raccontare le emozioni che il vino sa suscitare. Come diceva Socrate, “so di non sapere”, e ogni calice resta per me un piccolo mondo da scoprire.
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