I sorrisi sono l’anticamera del buono
- Quando siamo entrati nel ristorante Guarini, a Torino, è questa la prima cosa che abbiamo notato.
- Tutti sorridevano, pur girando come trottole fra i tavoli.
- Il più noto, e a ragione, è un antipasto.
- Il branzino croccante con carpione.
- Alla fine, un’altra piacevolissima sorpresa, il crème caramel con nocciole sabbiate, che sfoggiava una meravigliosa tavolozza di sapori e consistenze. La carta dei vini non è particolarmente estesa, ma pensata: a livello tanto territoriale, quanto di produttori.
Qual è il migliore indicatore della bontà di un ristorante? Il personale di sala.
Attenzione, però, non ci riferiamo alla qualità del servizio in sè e per sè, quanto al modo d’interagire dei camerieri coi camerieri, e dei camerieri con il maître, prima ancora che coi clienti.
Se sorridono, vuol dire che c’è armonia, e pure coscienza del fatto che la gente, lì dentro, starà bene.
A partire dai piatti.
Quando siamo entrati nel ristorante Guarini, a Torino, è questa la prima cosa che abbiamo notato.
Tutti sorridevano, pur girando come trottole fra i tavoli.
La sensazione, certo, è stata forse amplificata dal fatto di trovarsi a due passi dalla principale stazione ferroviaria cittadina, Porta Nuova, che non pullula di grandi proposte, e dove di solito la frenesia dell’arriva/parti si riversa anche sul modo di fare della sala.
Amplificazione a parte, la serenità era tangibile.
Merito di questo è la “squadra” che hanno saputo creare lo chef Luca Varone – con alle spalle un’importante esperienza presso il miglior ristorante di Torino, Condividere – e il maître, Fabrizio Gallo.
In un ambiente tanto informale, quanto elegante, coi tavoli ben distanziati e un’illuminazione che mette d’accordo il bisogno di riservatezza con quello di avere uno sguardo d’insieme, vanno in scena dei piatti tutti eseguiti a regola d’arte.
Il più noto, e a ragione, è un antipasto.
Il branzino croccante con carpione.
La panatura era così leggera da dare l’idea che il pesce stesse per volare, non fosse che veniva (sensorialmente) tenuto con le pinne per terra dal carpione, a disegnare una combo vincente.
Tradizionalmente buoni gli antipasti piemontesi, e sfizioso il risotto con animelle e carciofi, anche se privo (forse) di un legante collettivo.
La grissinopoli vince facile, e infatti è andata così, mentre ci ha sorpreso il fragrante Wellington di verdure, unito a una salsa vegetale (di soia?) che dava la sapidità (e l’illusione) di un fondo di carne, in omaggio alla versione tradizionale del piatto.
Alla fine, un’altra piacevolissima sorpresa, il crème caramel con nocciole sabbiate, che sfoggiava una meravigliosa tavolozza di sapori e consistenze.
La carta dei vini non è particolarmente estesa, ma pensata: a livello tanto territoriale, quanto di produttori.
O forse l’abbiamo letta con poca attenzione, presi com’eravamo dai divertentissimi vermouth spinati proposti dal Guarini.
Prima uno rosè, poi uno rosso, e poi ancora uno rosso…



