I vini della cantina “Di Bella” rivelano l’antica anima siciliana

Quando i suoi vini rossi forti, eleganti, di carattere, splendenti tra i bagliori della Valle dello Jato, si sono presentati nei calici, un po’ di stupore ha serpeggiato tra i giornalisti presenti e pronti alla degustazione. Alla prima edizione della “Festa del Catarratto”, andata in scena il 6 e 7 giugno scorsi, infatti, ci si aspettava innanzitutto bagliori dorati, gialli carichi o un po’ più tenui, sentori di frutta bianca e polpa gialla, note agrumate o esotiche ma non certo quei rossi rubini intensi, quasi regali, morbidi già alla vista prima ancora che al palato. E soprattutto, in “casa” del presidente di ARCA – Associazione Regionale del Catarratto Autentico, organizzatore e coordinatore della festa con gli altri produttori associati, nonché titolare dell’omonima azienda Di Bella, Sebastiano Di Bella. Niente vini bianchi, invece, per concludere il press tour dell’evento, ma una altrettanto gradevole sorpresa, condita dal piacevole stupore.

I rosso che hanno concluso l’evento

E questi rossi, infatti, erano là, in tutta la loro eleganza e autenticità: il Nero d’Avola “Esperides” Doc Sicilia 2023 ed il Rosso Di Bella “Anima Antica” senza solfiti aggiunti, Terre Siciliane IGT 2023.

Certamente tesi ad esaltare egregiamente un altro vitigno principe della Sicilia, quel Nero d’Avola che proprio Di Bella coltiva da tempo nella sua azienda agricola di Noto, nel Siracusano, fondata 25 anni fa. Con la stessa tenacia, dunque, con la stessa costanza e la medesima volontà di trasferire nel calice la Sicilia più autentica, anche oggi nell’azienda immersa nel cuore della Valle dello Jato, Di Bella porta avanti il suo progetto personale (con la produzione dei suoi vini) e corale (con la presidenza e il coordinamento di ARCA). Sia sul fronte del Catarratto che degli altri vitigni!

Il territorio
Siamo in uno scenario affascinante, esattamente alle pendici meridionali dell’area montuosa di Palermo, in un territorio incastonato e compreso tra i Comuni di San Giuseppe Jato e Camporeale. È anche qui che da anni opera Sebastiano Di Bella, filosofo, ex docente, già lettore per la cattedra di Filosofia antica all’Università di Palermo e già presidente per un paio d’anni dell’IRVO (Istituto Regionale Vino e Olio), oltre che cultore dell’antichità classica. L’imprenditore ha anche condotto anni fa con successo la traduzione di un prezioso frammento del primo manuale di gastronomia siciliana, richiamando l’anima stessa di Archestrato di Gela e dell’Isola, riportandoci ai capitoli della storia della Magna Grecia.

Ciò che il professore e presidente insegue oggi, assieme agli altri produttori che compongono ARCA (cioè, oltre a Di Bella, le cantine Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Feudo Disisa e Tenute Lombardo) è un nuovo profilo aromatico dei propri vini, una nuova longevità di cui i bianchi di Sicilia sono capaci, a cominciare proprio dal Catarratto e, dunque, anche una nuova identità.
La degustazione
Ed ecco, poi, la gradevole sorpresa, con la degustazione proposta nel contesto del press tour, con i due vini rossi che hanno segnato positivamente e ugualmente il passo della riscoperta del territorio. Una conclusione nella giornata finale dell’evento a testimoniare l’anima poliedrica della Sicilia antica e contemporanea, allo stesso tempo. Il rosso rubino intenso di “Anima Antica” del 2023 ha espresso, così, nel calice tutta la carica dell’Isola, seppure qualche chilometro più in là, verso i vigneti orientali.
In etichetta, però, vengono richiamate le caratteristiche dell’airone grigio, in riferimento alla fauna che assieme alla flora arricchisce il territorio della Valle dello Jato. Si tratta di un vino nato dalla fermentazione spontanea e da una lunga macerazione a temperatura controllata, come dichiarato in etichetta. L’ “Esperides”, poi, sempre del 2023, ha dalla sua una naturale morbidezza, che riporta alla consueta eleganza svelata già dal “fratello” senza solfiti, come illustrato anche dall’enologo dell’azienda, Angelo Rubino. La degustazione comparata ha dimostrato come la forte volontà del produttore sia innanzitutto culturale oltre che equamente distribuita tra i bianchi e i rossi, tra il Catarratto e il Nero d’Avola, figli nobili della stessa Isola, la più grande del Mediterraneo.

Macelleria Bilello

Ottimo, infine, l’abbinamento con i salumi della Macelleria Bilello, dal 1986 punto di riferimento della qualità a Camporeale, nel Palermitano. La macelleria ha iniziato da cinque anni anche la produzione di salumi propri, tra cui la squisita mortadella che recentemente ha vinto a Modena la Medaglia d’argento al concorso nazionale in Emilia Romagna. La sicilianità della produzione, come spiegato dal titolare, è dettata soprattutto dall’uso di aromi e ingredienti naturali, come il finocchietto selvatico e altri aromi identitari dell’Isola. Come identitari sono i vini dell’azienda Di Bella, rivelatrice dell’anima antica isolana.



