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I vini delle isole Canarie

Sono stati gli Inglesi a conquistare nel XV secolo le isole Canarie, che oggi sono spagnole. A causa dei loro terreni particolarmente accidentati, soprattutto nelle isole occidentali, la conquista durò a lungo, quasi per un secolo. L’ultima isola a essere conquistata è stata Tenerife nel 1496. Le prime vigne di cui si ha notizia sono state piantate sull’isola di Tenerife nel 1497 dal portoghese Fernando de Castro e sull’isola di La Palma nel 1505, ma poiché le isole di Lanzarote e Fuerteventura erano state conquistate quasi un secolo prima dal francese Juan de Betancourt, probabilmente le prime vigne eranno state piantate laggiù già allora, ma dai francesi, che le avevano fatte subito fiorire. Infatti, all’inizio del XVI secolo i vini delle Canarie erano già noti per la loro qualità, tanto da essere esportati a Madera fin dal 1515, a Jerez fin dal 1517 e in Inghilterra fin dal 1519. Erano molto apprezzati soprattutto i vini dolci provenienti da uve di malvasia di Candia, conosciuti come Canarias o Canary.

Alla fine del XIX secolo, però, due terribili flagelli avevano distrutto i vigneti: l’oidio nel 1852 e la peronospora nel 1878. È così che sono finiti i floridi traffici commerciali che erano durati per tre secoli, favoriti dalla posizione geografica di questo arcipelago atlantico, e per alcuni decenni il vino è stato prodotto praticamente soltanto per il consumo locale. Nel 1985, finalmente, è stato definito il disciplinare della denominazione di origine controllata Tacoronte-Acentejo, la prima a proporsi di rinnovare i vigneti secondo dei criteri moderni per restituire al vino le caratteristiche di qualità perse nel tempo, regolando la produzione a partire dai vigneti e in pochi anni il successo commerciale ottenuto ha permesso di definire anche le altre denominazioni di origine controllata in tutte le isole dell’arcipelago.

La prima trasformazione affrontata è stata quella delle forme d’impianto. La pratica di coltivazione tradizionale avveniva un tempo con lo sfruttamento promiscuo dei terreni, anzitutto attraverso la notevole distanza tra i filari, da 6 ad 8 metri, in modo da lasciare libero abbastanza spazio per coltivare il miglio e quant’altro assicurasse un reddito certo ai coltivatori. L’attribuzione di una posizione di secondo piano che veniva data allora alla produzione di uva risulta evidente anche dai tipici telai smontabili usati per sorreggere i tralci soltanto durante il periodo vegetativo, che erano applicati ai ceppi a giugno e venivano tolti subito dopo la vendemmia e accatastati. Negli ultimi anni, invece, gli impianti a spalliera, dalla maggiore densità di ceppi per ettaro, hanno contribuito a elevare di molto il livello qualitativo delle uve e le doti organolettiche dei vini, eliminando le altre colture fra i filari.

La seconda trasformazione è avvenuta in cantina, adattando le moderne tecnologie alle antiche pratiche di vinificazione, cosa che ha reso costante nel tempo la qualità dei vini al consumo. Si è raggiunta così una effettiva collaborazione tra viticoltori e cantine, che ha permesso ai primi di ottenere un reddito fisso dalla vendita delle sole uve e alle seconde di pianificare con maggiore certezza gli sviluppi commerciali della produzione di vino. Garante di questi impegni è il Consejo Regulador di ogni denominazione di origine controllata. Quello della prima nata tra le DOC, Tacoronte-Acentejo è composto oggi da oltre 1.500 vignaioli e da oltre 40 cantine. Sebbene l’abbandono del sistema di coltivazione promiscua della vite insieme ad altre colture sia stato molto discusso negli ultimi anni, oggi è la condizione fondamentale per poter condurre i vigneti nelle Canarie secondo una politica efficace di contenimento sia delle carenze che delle eccedenze di uva, che sono invece la maggior preoccupazione, per esempio, del comparto vitivinicolo di tutta l’area iberica che in tutte le zone di pianura.

I vigneti delle Canarie, infatti, oggi non potrebbero più ospitare delle coltivazioni alternative, in quanto sono posti su forti pendenze, su suoli molto accidentati, di difficile irrigazione, sono poveri e per giunta molto differenti fra loro a seconda dello stato di evoluzione rispetto al periodo geologico di formazione, con strati di cenere, lastre di roccia, detriti di pietre vulcaniche e sono perciò tutti difficilmente lavorabili con i mezzi meccanici adatti alla riduzione dei costi di produzione e al mantenimento dei prezzi correnti di mercato. Ciascuna delle isole, a seconda dell’orografia, delle altitudini e dell’esposizione al sole dei versanti delle sue colline e montagne, presenta una moltitudine di microclimi influenzati dai venti alisei che provengono da nordest e dalla corrente oceanica fredda delle Canarie, due veri e propri regolatori naturali dell’umidità dell’aria e della moderazione delle temperature tropicali.

La grande differenza delle condizioni pedoclimatiche di ogni terreno ha reso necessaria la differenziazione dei sistemi di coltivazione e la grande ricchezza di varietà, tutte franche di piede per l’assenza della fillossera, la terribile distruttrice di gran parte dei vigneti d’Europa a partire dalla fine del XIX secolo. Questo è il vero patrimonio formatosi nelle Canarie fin dai tempi remoti, grazie all’interscambio di ceppi con le altre parti del mondo.

Oggi l’unica coltivazione resistente alle intemperie e alla siccità in luoghi tanto inaccessibili, da Lanzarote fino alla Gran Canaria, si è rivelata proprio soltanto la vite, che contribuisce notevolmente a combattere l’erosione e la desertificazione dei terreni di origine vulcanica e a preservare la bellezza dei paesaggi e un ambiente sano e godibile dal punto di vista del turismo, che è la principale risorsa di queste isole.

Anche per questo è in atto una terza trasformazione, sulla base dei criteri della politica agricola comunitaria per la conservazione dell’ambiente e del paesaggio, che richiede un’estensione dei vigneti e quindi una corrispondente riduzione delle rese di uve per ettaro. L’esempio più eclatante viene dalla recente denominazione di origine controllata ”La Palma” definita nel 1994. Vigneti di età superiore ai 40 anni (che sono il 92% del totale) e quasi abbandonati che rinascono, nuovi impianti che vengono messi a dimora su terreni di forte pendenza resi coltivabili da spettacolari terrazzamenti costruiti su muretti a secco a partire da 200 metri sul livello del mare fino a raggiungere i 2.000 metri. Per un totale di circa 1.600 ettari di estensione autorizzata, quasi 1.000 sono attualmente in produzione e risultano distribuiti per la maggior parte su fondi di piccole dimensioni dalla topografia molto accidentata. La Palma comprende tre sottozone ben differenziate: Hoyo de Mazo, Fuencaliente e Norte.

Della sottozona Hoyo de Mazo fanno parte i comuni di Breña Alta, Breña Baja, Santa Cruz de La Palma e Villa de Mazo, tra i 200 ed 700 metri di altezza sul livello del mare, dove troviamo le cantine Bodega Carlos Fernández e Bodegas El Hoyo. La sottozona Fuencaliente comprende i comuni di El Paso, Fuencaliente, Los Llanos de Aridane e Tazacorte, è molto ventosa al punto da richiedere muretti di protezione e frangivento sui terreni, tra i 200 ed i 1.900 metri di altitudine, dove troviamo le cantine Bodegas Carballo, Bodega Melquiades Camacho Hernández, Bodegas Tamanca, Cooperativa Ltad., Llanovid, S.l. e S.L. insieme a molti piccoli produttori.

La sottozona Norte, infine, si estende nei territori dei comuni di Barlovento, Garafía, Puntagorda, Puntallana, San Andrés y Sauces e Tijarafe, con paesaggi mozzafiato e vegetazione esuberante, tra i 100 e i 2.000 metri di altezza sul livello del mare, dove troviamo le cantine Bodegas Castro y Mogán, Bodegas el Níspero, Bodegas Las Toscas, S.A.T, Bodegas Onésima Rodríguez, la Cooperativa Virgen del Pino ed S.L.

Le varietà bianche autorizzate alla coltivazione dal Consejo Regulador sono, in ordine secondo l’estensione della superficie occupata: Listán blanco, Bujariego, Moscatel Pedro Ximenes, Verdello, Sabro, Albillo e Malvasia, poi Bastardo Blanco, Bermejuela, Burra blanca, Forastera blanca, Gual e Torrontes. La varietà Listán blanco è molto produttiva ed è la base dei vini bianchi La Palma. La varietà Bujariego, abbastanza produttiva, si usa per vini giovani, aromatici e fruttati. Le varietà Albillo, Malvasia, Moscatel, Verdello e Sabro danno eccellenti vini dolci naturali ed è decisamente notevole il Malvasia, che merita un’attenzione particolare. Le varietà rosse autorizzate alla coltivazione dal Consejo Regulador sono: Negramol (la principale) e poi Almuñeco, Listán negro, Malvasia rosada, Moscatel negro e Tintilla. Il Negramol è di qualità decisamente superiore.

I vini sono di cinque tipologie: bianchi, rosati, rossi, dolci naturali e vini aromatizzati (i famosi vinos de tea (botti di legno di pino canario con più di 20 anni di età.

VINI BIANCHI: sono molto gradevoli, aromatici, freschi, leggeri, di grande delicatezza. Di colore paglierino con tonalità verdoline e dorate, limpido, molto brillante. Lacrime persistenti. Aroma fruttato con toni di spezie, densi, ricchi di estratto, pieni e fini in bocca.

VINI ROSATI: sono allegri, leggeri e gradevoli. Di colore rosa salmone con tonalità di violetta, limpido e brillante. Aromi delicati, freschi, con un tenue gusto ammandorlato.

VINI ROSSI: hanno grande personalità. Di colore rosso rubino con tonalità viola e buona consistenza, limpido e brillante. Aroma intenso, erbaceo, al palato sono densi, di buona struttura, carnosi, con sensazioni di lunga persistenza.

VINI DOLCI NATURALI: sono incomparabili, ideali, perfetti. Di colore d’oro giovane con tonalità ambrate, intenso, limpido e brillante. Aroma di potenza aromatica molto marcata, al gusto risultano di buona struttura e con una dolcezza ampia e prolungata, equilibrata da una fresca e vivace acidità.

VINOS DE TEA: sono elaborati da uve Negramol, Listán prieto e Albillo, invecchiati in barrique di legno di tea (pino delle Canarie), che gli dona un aroma intenso e un sapore tipico di resina, come i vini greci ”Retsina”. Sono vini di colore rosso ciliegia e dagli aromi fruttati ed erbacei integrati da un fondo resinoso, una curiosità enologica da non perdere.



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