I vini di Alghero e della riviera del corallo

“L’Alguer”, come la chiamavano gli spagnoli che l’hanno tenuta per quasi 400 anni e come la chiamano ancora oggi i suoi abitanti che discendono dai catalani, è un’isola nell’isola. Una città murata dai bastioni del cinquecento, con le solide torri che fungevano da fortezze a racchiudere case molto alte e strettissime viuzze in acciottolato, costruite in modo da frangere i poderosi venti di Libeccio e Maestrale, e circondata dal mare. Anzi, dire mare è ancora poco… qui raccoglie inimmaginabili tonalità di blu e di smeraldo ed è intensamente popolato dalle alghe da cui deriva il nome della città, le poseidonie che vivono solo nei mari eccezionalmente limpidi, oltre che da fantastiche aragoste e dal corallo rosso della migliore qualità.

Se il centro storico è stupendo, il territorio circostante lo è ancora di più. Per chi ama il mare non c’è che l’imbarazzo della scelta fra numerose e diversissime spiagge. Sabbia bianca e finissima a Maria Pia, cui si accede da una pineta che profuma di ginepri e rosmarini, sabbia più grossa e tappeti di alghe secche a La Speranza, sabbia rosa e granulosa sotto i pini dei Mugoni, sabbia e sassolini multicolori al Porticciolo. Per non parlare delle scogliere selvagge sulla litoranea per Capo Marargiu, calette meravigliose fra scogli bassi a Punta Negra, Le Bombarde, Lazzaretto, Porto Agra, sulla costa tra Porto Ferro e il vivaio della Forestale nell’antica colonia penale oppure da Porto Conte a Punta Giglio. Pietre più levigate intorno alla torre Bantine Sale e strapiombi di rocce dolomitiche a Capo Caccia e in tutta la splendida costiera della riserva dell’Arca di Noè, un’oasi faunistica ben sorvegliata dove nidificano i grifoni e migliaia di colombi alla Puntetta della Ghisciera.

Tra i lentischi e le euforbie della macchia mediterranea, dopo la prima Guerra d’Africa di oltre cento anni fa, un geniale capogiardiniere della tenuta Surigheddu, nativo di Sorso, mise a dimora filari di eucalipti intorno ai campi da coltivare, esposti al violentissimo e salato vento di Maestrale che brucia letteralmente ogni tipo di vegetazione. Grazie a questi altissimi muraglioni vegetali e alle siepi miste di acacia salina e cipressi, prima sperimentate nelle radure a mare vicine alla Colonia Penale, le gemme delle piante da frutto e delle viti non bruciarono più a causa del vento salato e il sistema venne velocemente esteso al vasto territorio tra Sa Segada e Villa Assunta. Era un’epoca di grandi scommesse, subito dopo la strage della filossera che distrusse quasi tutte le vigne europee. Nel fermento delle grandi iniziative terriere di quel periodo, sul vasto altopiano tra Tanca Farrà e Bonassai s’insediarono le tenute Sella & Mosca, il più importante complesso vitivinicolo sardo che oggi occupa i 650 ettari della regione I Piani ed è fra i più grandi d’Europa a ciclo completo di produzione di vini di pregio, dalla terra al vivaio e dalle vigne all’imbottigliamento. Dopo la Prima Guerra Mondiale i profughi italiani cacciati dall’Istria e dalla Dalmazia bonificarono le terre tra I Piani e Maristella alle pendici del monte Doglia (che è un immenso pascolo di capre ricco di grotte) e nel periodo della guerra di Corea la grande Riforma Agraria bonificò la restante zona in direzione del Lago Baratz. Nacque in questa occasione la Cantina Sociale di Santa Maria La Palma, una cooperativa di oltre 320 soci su almeno 300 ettari vitati dei circa 1.350 dell’intera denominazione.

I lussureggianti vigneti degli autoctoni Cannonau e Carignano (il ”selvatico” e il ”domestico”) giungono adesso fino al mare d è uno spettacolo percorrere le strade dell’agro di Alghero con la calma più serafica, soffermandosi a godere di tanta rigogliosità e della bellezza del paesaggio che è veramente incantevole. Un bell’itinerario si snoda sulla strada fra gli oliveti a partire da Sant’Agostino Vecchio, costeggiando la ferrovia per Punta Moro e l’antica tenuta di Mamuntanas che una volta produceva l’ambrato vino di Monte Oro. Si prosegue sotto i cipressi a fianco dei residui vigneti frazionati dai Serra e attivi per il consumo privato, attraversando poi il fitto canneto che nasconde le acque del rio Su Mattone e il successivo incrocio fino alle vigne di Tanca Farrà e alla Statale dei due mari che porta alle tenute Sella & Mosca. La strada consente solo velocità limitate, ma ne vale la pena. È tutta sana campagna, ricca di poderi e di piccole ”campagnette” e case rurali, zona tranquilla e abitata da gente rispettosa e dedita al lavoro, diffidente ma cordiale.

Dentro la tenuta, sempre aperta e in cui è un vero piacere percorrere i viali fra i vigneti e gli oleandri, una sosta all’enoteca aziendale (occhio agli orari: telefono 079.997700). Poi di nuovo in strada verso Santa Maria la Palma e i suoi vigneti, la Cantina Sociale La Riforma Agraria e la sua enoteca interna (079.999008). Il paesaggio si fa molto più interessante da qui fino a Fertilia, la strada scorre praticamente sotto un tetto di alberi che costeggia le pendici del monte Doglia fino allo stagno del Calich e alla scuola di immersione subacquea. Da Fertilia per Porto Conte lo spettacolo si fa di fiaba. S’incontreranno i vigneti a vista sul mare del Lazzaretto, quasi di fronte al villaggio nuragico Palmavera in bella posizione fra due mari e affidato a una cooperativa di giovani.

Bisogna scendere lungo la strada che va verso la spiaggia, è uno dei posti più incantevoli del mondo, in mezzo al vigneto. Alla Torre si svolta a destra verso Maristella e i suoi assolatissimi vigneti, fino a tornare nel mondo dei turisti di mare. Ma lungo il percorso ci si è resi conto davvero di quali meraviglie è capace la vitivinicoltura algherese, con le sue ben 23 tipologie di vini riconosciute nel disciplinare della DOC Alghero del 19/8/1995. Non c’è un vino rosso che assomigli a un altro, anche i bianchi sono assolutamente tipici e sorprende la finezza dei rosati. Vini di grande individualità, personalità e nobile stoffa.

In tanto poco spazio e’ stupefacente trovare suoli ed esposizioni molto differenti, variabilità estreme del microclima fra zone a un tiro di schioppo tra loro, profumi conferiti alle uve da una vegetazione circostante che non è mai la stessa, distinzione dello stile fra scuole di vinificazione divise in pratica soltanto dall’incrocio di San Marco fra le due strade più importanti della Nurra. Si sente la mano dell’artista nei vini di Sella & Mosca, si distingue la generosità dei vignaioli associati nei vini della Cantina Sociale, ma si sente anche la ricchezza della diversità biologica nei vini delle altre piccole aziende che negli ultimi 15 anni si sono affacciate affacciate sul mercato dei vini con prodotti sia di tipo tradizionale sia di tipo più moderno.

Eppure oggi sono tutti dei veri gioielli di tecnologia, frutto delle larghe vedute e delle rivoluzionanti intuizioni degli imprenditori sassaresi che si sono susseguiti alla presidenza di complessi tanto prestigiosi. Tra tutti quelli meritevoli di grande stima, ricordo con simpatia ed affetto il compianto avvocato Giuseppe Palmas, talmente appassionato da produrre anche in famiglia alla Landrigga gli eccellenti vini Arcone di un’azienda modello che oggi è diretta dal figlio Gabriele.

Questi uomini hanno ricostruito alla grande un’enologia boccheggiante fra vini selvatici e disarmonici, credendo fino in fondo alle enormi potenzialità della Sardegna che sono ancora tutte da scoprire nella vitivinicoltura, tanto che nella zona di Alghero se ne evidenziano di ulteriori a ogni nuovo vino che viene prodotto sia dai selezionatissimi innesti locali che dai nuovi ceppi importati. Una scuola che ha entusiasmato e trascinato a grandi risultati anche i produttori di decine o centinaia di chilometri di distanza, da Monti a Oliena, da Jerzu a Santadi e dovunque l’impianto di moderni vigneti entri in simbiosi con il territorio più vocato.

I vini bianchi di Alghero, un tempo troppo alcoolici, sono diventati finalmente entusiasmanti: nelle terre bianche ai Piani della Sella & Mosca il Vermentino dona dei profumi meravigliosi ed è di una delicatezza notevole, mentre sotto il monte Doglia nascono i migliori vini da crostacei e da frutti di mare. Ai Piani troviamo infatti il paglierino chiarissimo Cala Reale (anni fa chiamato La Cala), leggero e morbidamente fruttato poco sopra i 12 gradi, con una lunga macerazione a freddo e l’elevazione sui lieviti, ma anche il Torbato Brut spumante, fresco e fragrante sui 12 gradi. Uva rara e preziosa, riscoperta e valorizzata da Sella & Mosca in anni di lavoro, il torbato cresce su terreni ricchi di calcare provenienti da sedimentazioni marine millenarie e si caratterizza per la spiccata acidità, esaltata dal metodo cuvée close, capace di preservare al meglio gli aromi più intimi del vitigno.

A Santa Maria dalle uve vermentino di Sardegna si produce invece l’Aragosta, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdognoli, equilibrato, ma ben espresso con fresca fragranza che ricorda la mela matura dal sapore asciutto senza asperità, fresco e leggermente vivace, molto armonico, con misurato fondo di mandorla e tenore alcolico tra il 12,5% e il 13%. Da un taglio di uve banche locali nasce anche l’Aragosta Frizzante, ottenuto per spremitura leggera dell’uva vendemmiata in anticipo, di colore paglierino con riflessi verde chiaro e fragranza di mele, equilibrato, con misurato fondo amarognolo e un tenore alcolico dell’11,5%.

I vini rossi da uve Cannonau di Alghero imprigionano il vento nei propri profumi, per questo hanno dei bouquet fantasticamente caratteristici del proprio vigneto a seconda delle vegetazioni e dei fiori attraversati dalle forti correnti d’aria come il mitico Anghelu Ruju Riserva Sella & Mosca che profuma di eucalipto e di acacia, liquoroso e inebriante oppure come il vino Dimonios Cannonau Riserva, dedicato alla Brigata Sassari, con lunga permanenza sulle bucce e maturazione in grandi botti di rovere, tenore alcolico del 14%, carnoso e avvolgente, generoso e rotondo, di colore rubino intenso, dal bouquet ricco, pieno con un goudron nobile, maestoso. l

Gli altri vini rossi della cantina dei Piani provengono dalla sapiente vinificazione di altre uve sarde che non catturano il vento, ma sono caldi, avvolgenti e ricchi di componenti estrattive. Il vino Terre Rare Riserva, dal vitigno carignano, di colore rubino, profumo vinoso, fruttato, di buon corpo e morbido nei tannini, ricordi erbacei e di grande armonia. Il vino Tanca Farrà, da cabernet sauvignon e cannonau coltivate su terre forti di argilla rossa, ricche di ferro, esposte al sole e al vento proprio dove abitavo io, verso Mamuntanas, che imprimono una particolare fierezza a questo rosso pieno, asciutto, strutturato e armonicodal tenore alcolico del 13,5%.

Il vino Marchese di Villamarina proviene invece in purezza da uve cabernet sauvignon coltivate su terre dove una volta c’erano carciofi e i cardi. Viene vendemmiato fra i venti puliti d’autunno per mitigare l’erbaceo e nel sapore si sente il fieno fresco che si combina con note calde di rovere perché è vinificato alla francese. Dopo la raccolta, le uve fermentano con lunga macerazione sulle bucce, quindi il vino è posto a maturare in barrique per circa 18 mesi e ad affinare in vetro per altri 12 mesi. Colore rubino deciso con riflessi violacei, sprigiona aromi ampi e intensi di marasca, ribes nero, tabacco e spezie e mostra un’ottima armonia tra l’acidità e il tenore alcolico del 13,5%.

Diversi sono i rossi della Cantina Sociale di Santa Maria La Palma perché tutti provengono da vigne sul mare o molto vicine al mare, come Le Bombarde Riserva da uve cannonau che, per le sferzate di Libeccio, sorprende con i profumi regalatigli dal mare, il tenore alcolico del 13% o poco oltre e il colore rubino con riflessi mattone. Una nota di personale apprezzamento per il nuovo rosso Cagnulari che proviene dalle arenarie della omonima località “Arenosu”, di colore rubino carico tendente leggermente al violetto, dal profumo intenso, suadente, caratteristico, con note frutti di bosco,macchia mediterranea, radice di liquirizia e un sapore pieno, morbido, intenso e persistente di ciliegia e di marasca.

Entrambe le cantine producono dei rosati che piacciono molto perché non assomigliano per niente né ai bianchi né ai rossi, per una propria componente austero/delicata che nasce nella macchia mediterranea tipica della zona. Sono rosati molto beverini, Quelli della Sella & Mosca sono il Rosato fresco e morbido che sa di rosa e lamponi ed è un taglio di uve autoctone con sangiovese e recentemente anche il chiaretto Anemone solo da uve autoctone raccolte precocemente e vinificato per mantenere la maggiore quantità di CO2 dalla fermentazione e mantenersi fine, fresco, agile, agrumato. Quelli della Cantina Sociale di Santa Maria La Palma sono l’Aragosta Rosé, fresco, di buona finezza con profumi leggeri di rosa e frutti di bosco rossi, un sapore asciutto, sapido, vivace ma armonico e un tenore alcolico dal 12% al 13%, per non parlare dello storico Puntarosa con il suo carattere forte e vigoroso da uve cannonau di Sardegna delicatamente vinificate per ottenere un vino con note persistenti di fiori e piccoli frutti di bosco, vivace e armonico dal tenore alcolico tra dal 13% al 13,5%. Le spremiture soffici ottenute con le nuove presse, in questo caso particolare, hanno prodotto miracoli con i rosati, le cui uve sono raccolte non ancora pienamente mature, quando le campagne iniziano a respirare quando calano i grandi caldi.

Tutti i vini di Alghero sono preparati a puntino e perfettamente equilibrati all’atto dell’immissione in commercio. A mio modesto parere è meglio saper cogliere la fragranza anche dei rossi che sanno invecchiare e che sono però già pronti, affinché si possano cogliere quelle delicate sfumature di profumo della terra algherese che ne fanno dei vini tipici da bere per sognare quei meravigliosi luoghi di vacanza.

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *