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I vini Vermentino di Gallura

L’uva vermentino è coltivata con buona fortuna anche fra i colli di Luni, cioè fra le valli della Liguria al confine con la Toscana, ma trova però fra i graniti della Sardegna le condizioni più adatte a esprimere tutto il suo amore per il sole forte e l’aria leggera dei monti. In Gallura, terra vocata alle ombrose sugherete e dove piove pochissimo, quel tanto che basta a mantenere fresche le radici delle piante, non più di 800 mm/anno, il territorio è sotto il dominio dei lecci, del mirto, del ginepro, del corbezzolo ed è ricco di rocce modellate in una miriade di forme e di colori. I profumi della vegetazione sono particolarmente esaltati dal sole e dall’aria che si rinfresca sul massiccio ventosissimo del monte Limbara e sui selvaggi contrafforti, paradiso di cinghiali, mufloni, lepri, conigli e volpi rosse ma anche di daini e dell’aquila reale. Il paesaggio silenzioso e molto vasto che si gode dalle alture è un susseguirsi di vallette, di oliveti e di vigneti disseminati di nuraghi, domus de janas, dolmen di epoche antichissime, fra i laghi del Coghinas, del Liscia e di Castel Doria (d’inverno ci sono anche le benefiche nebbie, la zona è ricca di sorgenti rigogliose e di fontane cui consiglio di fermarsi a bere, anche per poter ascoltare i silenzi e gustare i profumi dell’aria). In lontananza si vede il mare con tutta la costa settentrionale dell’isola, l’arcipelago maddalenino e le scogliere alte e bianche della Corsica.

Proprio da quest’isola, ceduta dai Savoia ai Francesi dopo la nascita di Napoleone, nel XVIII secolo sono state portate le barbatelle del Vermentino, che si è diffuso rapidamente in tutta la Sardegna settentrionale per via dei terreni di sabbia e argilla a limitata profondità, dal basso contenuto di sostanze organiche e dallo scarso potere di ritenzione dell’acqua, ma anche per la temperatura che raramente scende sotto i sette/otto gradi, con ampie escursioni termiche fra giorno e notte e un’estate lunga. Bisogna ricordare che l’isola possedeva allora 70.000 ettari di vigneti (la filossera in vent’anni ne ha eliminati due su tre), ridotti presto a circa 30.000 di cui 3.000 proprio nella sola Gallura, dove sono dissodati particolarmente in profondità con erpici da oltre 1 metro e 10 cm, ma soprattutto ben drenati da 30 a 60 centimetri con le zappature. Il Vermentino, insomma, qui ha trovato il suo habitat ideale sui disfacimenti granitici a quote di altezza intorno ai 400 metri sul livello del mare.

Il disciplinare di produzione DOCG stabilisce tipi di terreno, sesti d’impianto, forme d’allevamento, sistemi di potatura tradizionali e comunque tali da non modificare le caratteristiche proprie delle uve e dei vini. I nuovi impianti e i reimpianti devono avere una densità minima di 3.250 ceppi per ettaro ed è consentita l’irrigazione di soccorso. In vinificazione può essere aggiunto al massimo il 5% di altre uve bianche locali. La resa massima di uva in coltura specializzata non deve superare i 100 quintali per ettaro (90 per la tipologia Superiore). Le uve destinate a Vermentino di Gallura devono avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo dell’11% (10 per le tipologie Frizzante e Spumante, 12,00 per le tipologie Superiore, Vendemmia Tardiva e Passito, ma le uve destinate alla produzione della tipologia Passito devono anche essere sottoposte a un appassimento sulla pianta e/o in idonei locali fino a raggiungere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo non inferiore al 15%. Colore caratteristico giallo paglierino intenso con riflessi verdolini, profumo fruttato e floreale (mela delicious e fiorellini di campo) con leggerissima, soave nota di vaniglia. Gusto secco, caldo d’alcool, si sente la roccia, ma abbastanza fresco di acidità e morbido a sufficienza, sapido e di buon corpo. Grandi vini da pesce, frutti di mare, crostacei e aragoste, primi piatti tipici sardi, minestre e risotti, ma con livelli alcoolici un po’ più alti accompagnano bene anche vitellino e carni bianche e sono degli ottimi aperitivi.

La fortuna del Vermentino di Gallura è che tutti i produttori mantengono un elevato livello di qualità dei vini imbottigliati con la fascetta verde, raro esempio di grande intuito e d’intelligenza collettiva del quale del resto non si poteva dubitare, data l’imprenditorialità eccellente che ha prodotto notevoli risultati nel campo dello sviluppo sociale, turistico e finanziario della zona fino a creare le basi per farne una nuova provincia distaccata da quella originaria di Sassari. Oltre a questo standard così elevato e che marca con caratteristiche specifiche gli ottimi Vermentino galluresi, una seconda dote particolare è rappresentata dalle moderne concezioni degli enologi che hanno sperimentato soluzioni diverse per fornire anche altri vini a base di vermentino ma più leggeri e da grandi bevute, oppure vini da vendemmie tardive, vini frizzanti, spumanti secchi o più ammorbiditi, insieme col moscato. Partendo da una solida base ormai affermata intorno al Vermentino, hanno creato cioè il terreno ideale di confronto e di sviluppo di una nuova enologia per tutti i sapori originali della tipica cucina gallurese, che combina matrimoni fra portate diverse di carne e di pesce nelle grandi feste e nelle domeniche con tutta la famiglia riunita, simpaticissima abitudine mantenuta anche nelle adiacenti zone del Turritano, del Logudoro e dell’Anglona fin dai tempi dei Giudicati, di Eleonora d’Arborea, di Adelasia di Torres e di Sebastiano Rassu Addis Tansu, il bandito Muto di Gallura.

I castelli della Gallura sono testimoni di questa civiltà orgogliosa che da una parte è solidamente ancorata alle tradizioni e che dall’altra apre nuovi orizzonti, connubio questo che rende eccellenti i vini dei produttori più impegnati nella ricerca di altissima qualità e del buon rapporto tra qualità e prezzo. Non conoscendoli tutti, suggerisco di andare in ferie almeno una volta in quei luoghi meravigliosi per degustarne più che si può, anche perché le capacità di penetrazione commerciale fuori dall’isola non sempre si accompagnano con il massimo livello di qualità, anzi molti eccellenti vini non superano il mare spesso per scelta della cantina stessa, dato l’enorme mercato interno del settore turistico e alberghiero.

D’obbligo una visita al Museo del Vino di Berchidda, con le sue terrazze sul paese, verso la montagna e sul vigneto didattico, una moderna struttura, unica in Italia, che presenta filmati, video e mostre, ha collegamenti internet con le cantine, una rifornitissima enoteca regionale e luoghi per la degustazione, veramente molto interessante.
Tra i vini che mi hanno emozionato ed impressionato di più negli otto anni che ho passato sul posto provo a elencarne qualcuno per dare almeno un’idea di dove cominciare. Aggiungo il tenore alcolico perché è utile per regolarsi meglio negli abbinamenti con pesce e frutti di mare, oppure con crostacei ed aragosta, nonché con vini da carni bianche o da meditazione. A fianco, una brevissima nota peculiare e distintiva.
Insisto comunque nell’invito a passare delle meravigliose giornate in uno dei posti più incantevoli del mondo, fatto di coste famose ma soprattutto di territori dell’interno ancora magicamente vergini, favolosamente tranquilli e abitati da gente capace di grande calore umano.

Scoprirete che il mondo del vino in Gallura è regno di ospitalità, disponibilità, gentilezza e cortesia, rende merito e fa onore all’isola ma anche all’intera nazione. Ecco alcuni dei vini che consiglio di assaggiare.

  • Cantina del Vermentino di Monti: Aghiloja DOCG, eccellente come aperitivo, ottimo con i crostacei, S’Eleme DOCG più morbido, profumo di mela fresca, da pesce, Funtanaliras DOCG molto asciutto, nota di cotogna, da frutti di mare e pesce, Soliana DOC, leggero passaggio in barrique, da aragosta, frutti di mare, carni bianche.
  • Cantina delle Vigne di Piero Mancini a Olbia: Cucaione DOCG, ben strutturato, ottimo con grigliate e arrosti di pesce e crostacei, Saraina DOCG, fresco e fruttato, sapido, superbo con aragosta e crostacei.
  • Cantina sociale Gallura di Tempio Pausania: Balayana DOCG, caldo e avvolgente, Canayli DOCG, aroma intenso e grande armonia, Mavriana DOCG, secco e ben equilibrato.
  • Cantina sociale del Giogantinu di Berchidda: Vermentino Superiore DOCG, morbido e d’intenso aroma di mela e di fichi, da crostacei, Vermentino DOCG, fresco, nota di mela verde e di macchia, avvolgente, da pesce e frutti di mare.
  • Pedra Majore dei fratelli Isoni sulla via delle Conche a Monti: Hysony Superiore DOCG, grande struttura, aroma e gusto persistenti, da aragosta e crostacei, I Graniti DOCG, intenso e fruttato, equilibrato, da zuppe di pesce, primi piatti tipici e funghi, Le Conche DOC, caldo, armonico, gran corpo, da pesce e anche carni bianche leggere.
  • Tenute Capichera dei fratelli Ragnedda di Arzachena: Capichera DOCG, molto ricco di profumi e di estratti, da aperitivo, Capichera Vendemmia Tardiva, molto variegato e speziato, da meditazione.

Consiglio inoltre vivamente di assaggiare anche quei frizzanti e spumanti delle produzioni più moderne al passo con un mercato ancora giovane, tra i 10,5 gradi alcool e gli 11, molto freschi, briosi e dai profumi che ricordano le ginestre e i fiori di montagna, da bere molto freddi a temperature di champagne, sciolgono stupendamente il salmastro dell’aria e addolciscono la bocca dopo i sapori forti.



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