
Il Biondo tardivo di Trebisacce
Protetti dal Massiccio del Pollino e bagnati dallo Jonio, il mare di Venere, i “Giardini” di Trebisacce, con i loro poco più di cento ettari di estensione, rappresentano una delle oasi agrumicole più interessanti del Sud.
Qui continua ad essere coltivata, e da alcuni anni riceve finalmente una meritoria tutela da parte di istituzioni ed associazioni locali e non, l’arancia bionda tardiva, recentemente inserita tra i Presidi Slow Food dalla locale condotta.
Questa particolare varietà di arancia, “non ombelicata” viene coltivata dalla fine dell’Ottocento.
Dopo l’epidemia di fillossera che, nei fatti, distrusse le “Vigne” che insistevano sullo stesso territorio, in un’area contraddistinta da un microclima unico nel proprio genere, in cui il mare mitiga le temperature e i monti circostanti proteggono gli agrumeti dalle correnti fredde.
Sono proprio queste condizioni ambientali, unite alla natura dei terreni, a rallentare il processo di maturazione del frutto, consentendo alle arance di restare sulla pianta fino alla tarda primavera e, negli orti dei coltivatori più sapienti e con le piantagioni meno esposte, anche fino all’inizio dell’estate.
La raccolta avviene infatti tra maggio e giugno, rendendo il Biondo tardivo un autentico “frutto d’estate”.

Questa maturazione lenta e naturale permette all’arancia di mantenere intatte le sue proprietà organolettiche e nutrizionali.
Una particolarità che regala un sapore equilibrato tra dolcezza e acidità e un profumo intenso ma delicato.
Il Biondo tardivo di Trebisacce è riconoscibile per la buccia leggermente ruvida dal colore arancione chiaro e per la polpa compatta, succosa e di tonalità giallo-arancio.
Ogni frutto pesa mediamente circa 180 grammi e si presta a molteplici utilizzi: dal consumo fresco alle macedonie, fino alla preparazione di marmellate, dolci e liquori artigianali, in continua crescita negli ultimi anni.
Gli agrumeti del territorio vengono ancora oggi chiamati “vigne”, memoria storica di quando quelle stesse terre erano destinate alla coltivazione della vite.
Fu, infatti, proprio la devastazione colturale provocata dalla fillossera a spingere gli agricoltori locali verso una nuova coltura capace di garantire sostentamento economico alle famiglie.
Per decenni, infatti, l’arancia bionda rappresentò una risorsa fondamentale per l’economia di Trebisacce.
Oggi, però, la coltivazione sopravvive grazie alla passione e alla tenacia di centinaia di piccoli produttori, i cosiddetti “vignaruli”, custodi di un patrimonio agricolo e culturale che rischiava di scomparire.
Con l’arrivo sul mercato di varietà più commerciali e spesso provenienti dall’estero, a partire dagli anni Settanta il Biondo tardivo ha conosciuto un progressivo ridimensionamento.
Nonostante ciò, il legame con il territorio non si è mai spezzato e negli ultimi anni si è rafforzato grazie al lavoro della rete dei produttori di Slow Food, impegnati nella tutela e nella valorizzazione di questa eccellenza identitaria.
Proprio con l’obiettivo di promuovere il Biondo tardivo e il territorio dell’Alto Ionio, il 9 e 10 maggio si è svolta a Trebisacce la XIV edizione della “Festa del Biondo”, manifestazione ormai diventata un appuntamento simbolo per la comunità locale.
Due giornate dedicate all’enogastronomia, alla cultura e alle tradizioni, con degustazioni, show cooking, mercatini, agropasseggiate nelle storiche “vigne”, musica e momenti di approfondimento dedicati al presente, e soprattutto al futuro della filiera agricola locale.
La festa ha rappresentato ancora una volta un’importante occasione di promozione territoriale, capace di coinvolgere cittadini, operatori del settore e visitatori provenienti da tutta la Calabria.
Fondamentale l’impegno di Assopec, l’associazione dei commercianti trebisaccesi presieduta da Nicola Perrone, che ha contribuito all’organizzazione e alla crescita della manifestazione, sostenendo concretamente le attività legate alla valorizzazione del Biondo tardivo.
Importante anche il supporto dell’amministrazione comunale di Trebisacce guidata dal sindaco Franco Mundo, da sempre vicina alle iniziative che puntano alla promozione delle eccellenze locali e allo sviluppo turistico del territorio.
Tra gli appuntamenti più significativi legati alla valorizzazione del Biondo tardivo, anche il pranzo riservato agli operatori del settore e alla stampa organizzato il 2 maggio presso “Arancetodamare”, la struttura della famiglia Micelli che ha reso la cultura agrumicola del territorio parte di un paradigma innovativo di ospitalità.
In questo contesto è stata presentata una ricetta ideata dallo chef Rocco Gerundino, tra i protagonisti anche degli show cooking della festa del Biondo, pensata proprio per esaltare le caratteristiche aromatiche e la straordinaria versatilità del Biondo tardivo di Trebisacce.
La stroncatura con coulis di asparagi al biondo, uova e salsiccia secca calabrese.
Un piatto, questo, che rappresenta una composizione elegante ed armonica, ma anche e soprattutto capace di valorizzare a 360 gradi la tradizione locale in una forma innovativa capace di non stravolgerla.
La proposta gastronomica dello chef ha interpretato il frutto in chiave contemporanea, valorizzandone freschezza, profumo e delicatezza attraverso un equilibrio di sapori capace di raccontare il legame profondo tra cucina, territorio e tradizione agricola.
Una portata, nata in occasione di questa nuova edizione della festa, non solo, dunque, per celebrare un’eccellenza identitaria locale.
Una dimostrazione della centralità del Biondo tardivo, protagonista dell’alta cucina e strumento di promozione territoriale dell’intero Alto Ionio cosentino.


