Il caleidoscopio rumeno

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In questo articolo, comparso sulla rivista specializzata polacca Rynki Alkoholowe, Mariusz Kapczyński descrive in generale i principali vini rumeni disponibili sul mercato occidentale e riassume un po’ il giudizio sui “lavori in corso” in quel Paese dei Balcani nei prodotti tipici delle maggiori cantine. Si tratta di una panoramica delle produzioni principali, quelle che appaiono un po’ dovunque agli enoappassionati che si recano per turismo in quei luoghi e che Mariusz suggerisce per cominciare a farne la conoscenza (e proseguire magari sulle tracce delle indicazioni di Jancis Robinson che in Romania ha scritto altri interessanti resoconti delle varie sue degustazioni in loco) allegando un primo giudizio su tutti i singoli vini di tutte le cantine che ha visitato. Ma vi lascio subito al testo nell’edizione che mi è stata mandata dalla redazione del mensile, di cui ho aggiornato però i dati relativi agli ettari vitati e soltanto questi), in quanto il successo dei vini delle cantine presentate ha prodotto un rapido incremento delle loro rispettive superfici vitate.

 

(traduzione e aggiornamento di Rolando Marcodini)

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Nell’osservare alcuni produttori rumeni di vino, proviamo a presentare, anche se in breve, le trasformazioni che avvengono in questo paese.

La vecchia guardia

Nel mercato dei vini di massa in Romania le carte le distribuiscono ancora i grandi protagonisti di una volta, quelli che adesso vanno bene e che continuano a lanciare sul mercato i loro prodotti standard.

– Murfatlar, che è il gruppo vitivinicolo più grande del Paese (si tratta di circa 3.000 ettari vitati intorno a Murfatlar, Valu lui Traian, Poarta Albă e Siminoc), ha la sua sede nel sud-est, nella regione Dobrogea, sul Mar Nero. Tanti anni fa i vini che sono stati qui prodotti hanno provato, perfino con un limitato successo, a duellare sul mercato con i Tokaji. Questa ditta gestisce ovviamente una parte cospicua del mercato locale; nel 2009 ha fatto ben 250.000 ettolitri di vino. I suoi vini sono conosciuti da molto tempo anche in Polonia; facevano presa soprattutto le loro versioni amabili, che non costavano molto. Buoni terreni e un microclima adatto permettono di produrre ogni genere di vino, dai più semplici fino ai più raffinati e non soltanto tranquilli, ma anche spumanti. Negli ultimi anni l’esportazione è cresciuta del 20% (verso Israele, Finlandia, Germania, Inghilterra, Polonia, Spagna, Italia e USA). Con una stupenda linearità che mostra per esempio come il produttore dai progetti più ambiziosi in questo grande gruppo sia Trei Hectare. Il suo Fetească Neagră 2008, un vino rosato, silvestre e dal tono terroso, acidulo, dall’onesto carattere leggermente asprigno della fetească, fa parte di questa serie. Si rivela interessante il Rai de Murfatlar 2001. È un uvaggio di riesling, chardonnay e pinot gris con 140 g/l di zuccheri naturali residui, dall’aroma di tiglio e tabacco, con una bocca di spezie e i toni saporiti di toffee e di miele. Il vino dolce Lacrima lui Ovidiu 5 è un altro taglio, ha un colore di ambra e di tè con note aromatiche di albicocche secche e altri frutti esotici. È più sciropposo, ma possiede una certa, anche se minima, freschezza. Un altro vino, il famoso Cotnari, è prodotto in Romania da oltre cinque secoli. Viene dalle terre intorno al paese di Cotnari che si trova circa 70 km a ovest di Jass (nel nord-est del Paese). Queste vigne sono solidamente iscritte nella storia enologica della Romania. Malgrado che nel XIX secolo siano state violentemente devastate dalla fillossera, si è riusciti a riattivarle. Oggi ne derivano vini da vendemmie tardive, anche da uve botritizzate, attaccate dalla muffa nobile. Qui la qualità è molto estesa. Anche questi vini sono ben conosciuti da molti anni in Polonia.

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Gli investimenti stranieri

Questi stanno arrivando in Romania e con il tempo continueranno certamente ad arrivare grazie al clima buono, al potenziale delle vigne, ai prezzi relativamente economici dei terreni e alla manodopera conveniente, che costituiscono un incoraggiamento sufficiente. È la strada giusta per l’introduzione delle novità nelle tecnologie e nei progetti di produzione che di conseguenza correggeranno lo standard e miglioreranno in generale la qualità.

– Carl Reh Winery (Oltenia-Muntenia) è una cantina fondata nel 1994 dalla tedesca Reh Kanderman, un grande produttore ed esportatore tedesco di vino (il suo marchio senza dubbio più noto è Black Tower) che ha la sua sede a Bingen sulla Mosella. Si può dire che questa impresa realizza un’idea tedesca nelle vigne rumene. Tutto è stato fatto scrupolosamente, secondo un piano tracciato con precisione. Subito dopo la svolta politica, sono stati comprati quasi 350 ettari di vigneti non lontano da Oprişor. Una superficie che viene però coltivata unicamente a macchina: la conduzione delle vigne e la produzione sono fortemente automatizzate, ma si mantiene una produzione di un certo livello e alcuni dei vini sono veramente eccellenti.

Di anno in anno si vedono sia i progressi sia i miglioramenti di stile. Un buon terreno, la terra rosa, ha permesso di riuscire a coltivare pinot noir, merlot, dornfelder e i vitigni bianchi chardonnay, fetească regală, sauvignon blanc, muscat ottonel e pinot blanc. L’investimento arrivato dalla Germania ha introdotto dunque un ordine nuovo e nuove usanze. Ancora adesso però gli uomini di Reh raccontano che la popolazione locale era profondamente turbata e si ribellava addirittura quando si doveva buttare via l’uva scartata nelle selettive “vendemmie verdi”, effettuate per ottenere migliore concentrazione e qualità dei vini.

Reh produce circa 200.000 ettolitri. Oltre ai vini base quotidiani se ne può trovare anche qualcuno di gran classe, come i seguenti. Il Fetească Neagră 2008 della linea Caloian, denso ed espressivo, equilibrato, un po’ silvestre, con un potente fruttato di more, una piacevole freschezza e l’impronta di questo vitigno. Il Crama Oprişor Cabernet Sauvignon 2008, appena 6.000 bottiglie, prodotto da uve accuratamente selezionate, un vino elegantemente cupo, scuro, vellutato, molto pulito, concentrato, con uno sfondo piacevole di terra grassa, cedro, erbe officinali e aromatiche, piante silvestri. Il Dragaica Rosie 2008, da un taglio di merlot, cabernet sauvignon, syrah, pinot noir, un vino elegantemente armonico, equilibrato, levigato e di grande stile. C’è pepe, carne arrosto con le verdure, toast abbrustolito e fiori scuri. È eccellente anche il Fragmentarium 2007, fatto con cabernet sauvignon, merlot e dornfelder, vellutato, floreale (viole), fruttato e silvestre, molto succoso, dal nerbo acidulo, un vino affascinante. Una sorpresa inaspettata è stato anche l’assaggio del Dornfelder 2008. La coltivazione di questo vitigno non copre neanche un ettaro intero. È elegante, pulito, con un fruttato vellutato e note di legno bruciacchiato. Ben fatto, concentrato e molto interessante, con una struttura di gran lunga migliore perfino di quella delle versioni tedesche di questo vitigno, un vino davvero eccellente. È un vero peccato che qui si usi il dornfelder soltanto per gli assemblaggi…

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– Vinarte (Oltenia-Muntenia) è un’altra joint-venture, stavolta italo-rumena, fondata nel 1998. Si tratta di circa 400 ettari di vigneti che producono quasi 3 milioni di bottiglie l’anno. È una cantina che si sviluppa e perfeziona il suo stile in modo costante. Le prime vigne gestite si trovano in tre regioni: Mehedinţi (200 ettari), Dealu Mare (80) e Samburesti (60). Qualità e buoni risultati fin dall’inizio. E ci si riesce: i vini sono fatti bene, fanno parte senza dubbio dell’eccellenza rumena. Qui sono buoni i vini rossi, per esempio i merlot. Il Merlot 2008 Prince Mircea DOC Mehedinţi-Stârmina, succoso, sa di ciliegia visciola, è fresco e invogliante. La buona acidità, la struttura e la concentrazione gli conferiscono un bel potenziale e una veste elegante. Castel Starmina: amarene secche, vinaccioli, cioccolato amaro e un lungo finale dalle note leggere di erbe aromatiche ne fanno un merlot lontano da quei noiosi e caramellosi estratti di lampone che di solito serve invece il mercato. Un vino fatto molto bene. Il Merlot Reserva 2006 Prince Matei DOC Dealu Mare-Zoreşti è soltanto un tantino più debole, più rustico, ma anche qui ci sono le amarene, le erbe aromatiche, il bosco. È un vino rilassante, di buon nerbo e dal fruttato solido, con un po’ di muschio, funghi e spezie. Qui sanno estrarre bene anche il carattere della fetească neagră. Ma pure tra i bianchi c’è di che scegliere, per esempio il Tămâioasa Românească 2009 Castel Stârmina, un vino interessante, delicato, ricco di aromi floreali di tiglio e camomilla, con miele, fieno e noci tostate. In bocca è morbido, con un finale di fiori e di miele.

– Cramele Recaş (Banat e Transilvania) si può dire invece che sia l’approccio britannico allo scenario rumeno. Il progetto è nato nel 2002. Qui comanda Philips Cox, flemmatico, ma attivo e concreto, mentre la moglie Elvira amministra le vendite. Hanno quasi 1.300 ettari di vigneti situati in gran parte su alture dolci e ben soleggiate. Vi si coltivano i vitigni bianchi chardonnay, sauvignon blanc, pinot grigio, muscat, fetească regală, riesling italico, muscat ottonel, mustoasa de Măderat e i rossi syrah, cabernet sauvignon, merlot, kékfrankos, pinot noir, fetească neagră, burgund. Tutto ciò che si fa è fin da subito caratterizzato da uno stile e da un’immagine di modernismo. La Cramele Recaş punta su impianti ultramoderni e sulla buona preparazione essenziale dei suoi dipendenti. L’offerta è ampia, fa molti vini di largo consumo a buon prezzo, semplici e accessibili. Alcuni dei marchi sono: Schwaben Wein, V-legend of Transilvania, Sole, La Putere, Recaş Castle. Cramele Recaş è uno dei maggiori produttori e non soltanto nello scenario locale. Ha ottenuto un successo abbastanza grande nell’esportazione; spedisce i vini a 25 paesi, tra cui USA, Canada, Italia, Francia, Giappone, Corea, Germania, Austria, Inghilterra, Svezia, Malesia. Degni d’attenzione sono, per esempio, i seguenti. Il Fetească Neagră 2009 La Putere, terroso e ricco di fruttato silvestre, lamponi, more, dal nerbo acidulo, buoni tannini e con un finale al cioccolato fondente. Il Merlot 2008 e il Cabernet Sauvignon 2008 della stessa linea sono dei vini piacevoli e fruttati. Per giudicare annate diverse ho assaggiato la Cuvee Überland del 2008 (trovando lamponi, amarene, vinaccioli e succo di ciliegia in questo vino levigato e succoso) e quello del 2007, che si è mostrato più interessante, con un po’ più di caffè tostato e una migliore concentrazione del fruttato di amarene secche, succhi di frutta, more. È anche più complesso. Un po’ più debole, ma sullo stesso sfondo è quello del 2006, che però risulta sviluppato abbastanza bene, è levigato, silvestre, con ciliegia visciola e cioccolato, buoni tannini e una certa, schiva, eleganza. I sapori sono già fin troppo maturi.

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I vini in un altro stile

In Romania si può notare che chi ha viaggiato e si è educato al vino all’estero prova quasi subito a fare il vino in un altro stile, un po’ diverso dal solito. Servirebbero esperti con una visuale più aperta, consolidati negli stili più differenti dei mercati e delle tendenze mondiali. Quelli che sono passati attraverso queste esperienze vedono la necessità dei cambiamenti, sanno che bisogna fare diversamente alcune cose.

– Domeniile Săhăteni (Muntenia, Dealu Mare) ne può essere un esempio. La sua giovane e slanciata proprietaria, Aurelia Vişinescu, è un’esperta enologa, propone vini realizzati con enologica gentilezza e maestria. Si è fatta da sola due annate di vino in Australia e Sudafrica. Un po’ si vede quest’educazione tipo Nuovo Mondo, perché rispetto ai miei gusti usa un po’ troppo intensamente i legni, però si tratta di un’idea e di una cultura enologica precise. Aurelia conduce 82 ettari. Conosceva il mondo del vino in un contesto differente e forse è proprio questo che le permette di guardare diversamente il mercato. È aperta alle sperimentazioni, all’introduzione di nuove soluzioni (preferisce i vini secchi, cosa che in Romania non è così ovvia, vuole introdurre i tappi a vite, usa in gran parte botti di rovere rumeno, eccetera).

Ha sfruttato abilmente i sussidi dell’Unione Europea e ha veramente qualcosa da proporre. Produce 500.000 bottiglie l’anno e s’impegna nel farle bene, fuori dal comune. Ed è ancora poco. Riesce perfino a mantenere un rapporto veramente buono tra la qualità e il prezzo. Aurelia fa dei vini molto decorosi dal pinot noir, dalla fetească albă e dalla forse più promettente fetească neagră (linea Nomad), ma offre anche dei tagli ben assemblati (per esempio il DiVin Reserva Cuvée Blanc 2006).

– Prince Ştirbey è un’altra forma relativamente recente di “trapianto” di esperienza, una cantina che si può considerare come un esempio di grande onestà e di esperienza. La sua storia è molto curiosa, fin dal barone austriaco Jakob Kripp che si sposò con la nipote del principe rumeno Barbu Ştirbey. Oggi la baronessa Ileana Kripp-Costinescu sostiene vigorosamente il marito nelle attività enologiche. Un matrimonio riuscito da cui è nato un agognato progetto di vini rumeni. L’idea si è sviluppata in 24 ettari di vigne condotte in modo esemplare che si trovano nell’incantevole e tranquilla valle dell’Olt e che qua e là ricordano veramente le colline toscane. Sono vigne che giacciono su dolci colline tra i 260 e i 340 metri s.l.m. dai suoli marnosi e argillosi. Prince Ştirbey produce circa 900 ettolitri di vino l’anno.

I vini della Prince Ştirbey. Rispetto alle visite nelle altre cantine rumene qui ho visto un’eleganza davvero raffinata, ingegnosità e classe. Da questo nasce evidentemente lo stile di questi vini. La produzione si fonda sia sui vitigni internazionali sia su quelli tipicamente locali. Qui fanno un eccellente bianco secco, il Fetească Regală 2009 Olteniei, ricco di note di fieno, erbe aromatiche, noccioli di mela e di pera. Tipici di questo vitigno sono la sua bella struttura, la concentrazione e perfino il tannino. Il gustoso Tămâioasa Românească sec 2009 VIG Dealurile Olteniei è aromatico, mieloso e campestre. Di dolce qui c’è parecchio, sia nell’aroma che in bocca. Questo vitigno si realizza per la verità nei vini dolci, ma anche in quelli secchi. Dal novac, un altro vitigno locale interessante, nasce il Novac 2006, un vino delicato, verecondo, sobrio. Un po’ di viole e di rose, un fruttato delicato e un tabacco leggero. Non ha l’acidità migliore, ma i tannini sono ben delineati. Prince Ştirbey interpreta benissimo la locale fetească con il Fetească Neagră 2008, un vino affascinante, ricco di note speziate e coloniali, di carne succulenta e buona terra. Appare levigato, vellutato. Alla fine vediamo comparire il caffè, il dolce al cioccolato, la confettura di amarene, i noccioli.

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La tradizione e gli influssi

È facile notare l’influsso ungherese nelle vigne di quella piccola regione di confine che è Banat.

– Wine Princess è un esempio di buona continuità della tradizione e di assimilazione degli influssi del vicinato. Ne è titolare infatti Géza Balla che si era diplomato enologo in Ungheria e poi era tornato a Păuliş a fare i suoi vini da uve che nascono sulle pendici argillose e pietrose dei monti Zarand. Questa è una zona dove il vino si produceva già nel secolo XI per gli Asburgo e che è abitata non soltanto da Rumeni, ma anche da alcuni Magiari e Tedeschi che si tramandano le loro tradizioni enologiche. Per quello che riguarda lo stile, si può dire che il dr. Balla conduce le sue vigne e fa i suoi vini come un buon magiaro.

Le bottiglie dei suoi vini si riconoscono facilmente per la caratteristica confezione: sono avvolte in una carta semplice, ma di buon gusto e sono legate da un lungo spago di paglia, secondo un brevetto registrato dal proprietario. Géza Balla conduce 124 ettari di vigne in cui dominano i vitigni rossi cadarca, merlot, pinot noir, cabernet sauvignon e burgund mare (cioè kékfrankos). I vini che si distinguono maggiormente sono: Burgund Premium 2006, Kadarisszima 2008, Cabernet Sauvignon Gran selection 2003, Cadarca Réserve 2006 e Balada Cuvée 2006. Wine Princess è un buon produttore, è interessante, s’impegna a mantenere disciplinatamente il suo stile e marca nettamente la sua presenza sul mercato rumeno.

Mi manca ancora tanto spazio per scrivere di più sui vini rumeni. Ho potuto infatti visitare anche Cramele Halewood (una tenuta di 280 ettari che si sta sviluppando e ha in offerta dei vini di livello decente e di sicuro stile di vinificazione, levigato e pulito. Senator ha 850 ettari di vigne situate nelle regioni Banat-Tirol, Husi, Vrancea e Insuratei, dove coltiva molti vitigni locali, tra cui quelli meno conosciuti come băbească gri, băbească neagră, zghihara de Huşi, busuioacă de Bohotin e sarba. Bisognerebbe dedicare appositamente alcune parole anche per dei produttori come Serve, Rhein Azuga, Coroanei Segarcea e alcuni altri. Le riservo però per un’altra occasione. Adesso non ci rimane altro che brindare alla rumena: “Noroc”!

Mariusz Kapczyński

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