Il caviale… di limone! Il frutto che tutti credono moderno ed ha migliaia di anni.

Finger lime

È una pianta che nasce nella foresta pluviale Australiana. Appartiene alla famiglia delle Rutacee sottofamiglia delle Aurantioideae più conosciuta come famiglia degli Agrumi.

La prima volta che è stata vista da noi, oltre a suscitare grande stupore e interesse tra gli chef ha anche fatto gridare tutti al miracolo della tecnologia agraria. In tanti sono rimasti anche diffidenti nei confronti di questo frutto.

Se pensate che i nostri antenati ebbero pari reazione in presenza di patate, pomodori e peperoni allora capirete che sensazione dovettero provare quando dalle “Indie” o dal Nuovo Mondo giunsero i nuovi frutti della terra.

Ecco il finger lime (Citrus australasica) è esattamente come quelle patate per i nostri antenati.

Adattatosi ad una foresta pluviale così competittiva per le specie arboricole come quella Australe il finger lime conta ad oggi l’individuazione già di circa 1500 sottospecie.

La riproduzione da seme è molto lenta, la radice è lunghissima e va in profondità a cercare l’acqua, i frutti non appaiono prima di 10 o 15 anni, dipende dalle condizioni di sviluppo.

Anche la riproduzione via talea è molto lenta,  paragonabile a quella da seme.

Si tratta di un frutto molto antico, che cresceva in Australia quando ancora essa faceva parte del super-continente Gondwana. Per migliaia di anni ha avuto un ruolo importante nell’alimentazione degli Aborigeni, per poi venire dimenticato – per favorire la coltivazione della frutta europea – con l’arrivo dei colonizzatori.

Finger lime

La sua riscoperta è molto recente, ed è stata sicuramente favorita da Slow Food, che ha inserito questa specie nella sua Arca del Gusto.

È, come detto, una specie autoctona dell’Australia, che vive ancora oggi allo stato selvatico nella foresta pluviale. Attualmente però, dopo attenta selezione delle cultivar più interessanti, viene anche coltivato in alcune zone dell’isola, come il New South Wales e il Queensland.

Si tratta di un arbusto perenne, sempreverde, che raggiunge un’altezza massima di 7 metri. Il frutto, ha forma cilindrica allungata, con dimensione media compresa di 6-8 centimetri con all’interno la polpa suddivisa in piccole sfere ripiene di succo, il cui colore può variare con tinte che vanno dal rosa sino al rosso, verde e giallo.

Come tutti gli agrumi è ricco di vitamina C ma anche di vitamina B6, acido folico e potassio.

Del frutto oltre ad adoperare le sfere che si esprimono particolarmente bene in abbinamenti su crudi di pesce (ma non solo) è possibile adoperare anche la buccia che essiccata e macinata può insaporire risotti o insalate.

Insomma un frutto a dir poco prodigioso e interessantissimo che nella nostra penisola si sta cominciando a coltivare con buoni risultati.

Le varietà attualmente più frequenti sono la Alstonville dalla buccia verde e sfere verde pallido, il Pink Ice dalla buccia e sfere rosa, il Judy’s Everbearing con buccia marrone molto scuro e perle grandi, gialle e ben separate, a volte screziate di rosa.

Finger lime

Finger limeFinger lime

I sentori vanno a seconda dei frutti dalla noce moscata, legno aromatico, eucaliptus e canforasino a mandarino, mandorle, pepe, fiori freschi, menta piperita e citronella.

Il prezzo è ancora importante e oscilla, a seconda dei mercati e della reperibilità da 80-100 euro sino a 200 euro al kg. Va detto che un frutto dà molte perle.

Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori.
Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo.
Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta.
Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito.
Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.

Comments are closed.