Il cerasuolo non è rosa

Il cerasuolo non è rosa

Il cerasuolo non è rosa

Tra il 6 e l’8 luglio è andata in scena la prima edizione della manifestazione Cerasum, il Cerasuolo d’Abruzzo Festival promosso dal comune di Tortoreto in collaborazione con il Consorzio di tutela dei vini d’Abruzzo.

Una manifestazione nata per rilanciare un prodotto enologico abruzzese che sta “risorgendo” anche grazie ad una sempre maggiore diffusione del vino rosa, spesso “piacione” e quindi più facile di beva, soprattutto d’estate.

E non sarà stato quindi un caso che il DoctorWine, al secolo Daniele Cernilli, nel selezionare i vini d’Abruzzo per la sua guida Vini d’Estate 2026, abbia scelto ben quattro Cerasuoli a fronte di soli due Pecorino.

Ma può definirsi oggettivamente un vino rosa il Cerasuolo?

Secondo Federico  De Cerchio, vignaiolo di quarta generazione e Ceo della cantina Torre Zambra, il cerasuolo non è altro che un vino rosso che può essere bevuto freddo.

E in effetti la sua vicinanza con il vino rosso, non fosse per il colore, fondamentale perché si possa definire Cerasuolo, è piuttosto importante.

Cerasuolo, per chiarezza, deriva dal nome della ciliegia in latino: cerasum appunto.

Tra le scelte di Daniele Cernilli c’è l’azienda dei Fratelli Barba, con il Cerasuolo d’Abruzzo Doc Collemorino.

Siamo a Roseto degli Abruzzi in provincia di Teramo. 680 ettari di azienda agricola con 60 ettari dedicati alla viticoltura.

L’azienda, infatti, produce latte e tanto, 120 quintali al giorno che vanno a rifornire principalmente il caseificio marchigiano Sabelli.

I 60 ettari vitati producono circa 400.000 bottiglie l’anno di cui.

L’80% è venduto all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Messico.

E in questo ultimo paese, racconta Giovanni Barba, sta finalmente trovando un po’ di spazio il Cerasuolo.

I bianchi e i rosati italiani non hanno un  grande mercato nel continente americano, anche se un leggero trend di crescita ci viene confermato: è preferito il rosso del nostro paese mentre il rosa è a prevalente appannaggio della Francia.

Ma appunto il Cerasuolo con il suo essere un “rosso” da bersi freddo sembra trovare un suo pubblico, come mostrano le vendite in Messico che ci racconta Giovanni Barba.

Ma c’è Cerasuolo e Cerasuolo, come c’è il territorio del teramano tra mare e Gran Sasso e la provincia dell’Aquila con la realtà della Cantina Cataldi Madonna.

Il Cerasuolo  d’Abruzzo Doc Malandrino è stato selezionato nella guida Vini d’Estate già citata ed il “Piè delle Vigne – Terre Aquilane Cerasuolo d’Abruzzo Superiore DOC 2024” si è aggiudicato il primo posto del concorso per la Cerasa d’Oro nella categoria Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore al Festival di Tortoreto.

I vigneti Cataldi Madonna si trovano alle pendici del Gran Sasso, e sotto l’omonimo ghiacciaio appenninico.

Questo crea un microclima unico di “forno e frigorifero”, dove le correnti fredde del ghiacciaio mitigano le alte temperature che in estate si raggiungono sull’altopiano.

un momento del festival
un momento del festival

Proprio a Luigi Cataldi Madonna, il Professore, docente di Storia della Filosofia all’Università dell’Aquila, si deve il rilancio di questo vino, e alla figlia Giulia, che lo ha accompagnato da subito nella sua vita da vignaiolo, e oggi, dopo la sua scomparsa, ne continua il cammino.

Quello che differenzia i Fratelli Barba e Giulia Cataldi Madonna, oltre il clima e il terreno, è la modalità di come viene fatto il Cerasuolo.

Nel primo caso il colore “cerasa” viene prodotto da una limitata macerazione sulle bucce del Montepulciano, vitigno base del Cerasuolo Doc.

Nel secondo caso, invece, si usa quella che viene chiamata la svacata, l’unione, in una determinata fase dell’affinamento, di Montepulciano vinificato in bianco e Montepulciano vinificato in rosso.

Il Cerasum, il Cerasuolo Tortoreto Festival, sembra essere nato, quindi, nel momento più propizio, con una viticoltura abruzzese che si sta scoprendo di qualità e, in molti casi, come quelli citati, con un ottimo rapporto qualità prezzo.

tortoreto dall'alto in occasione del festival
tortoreto dall’alto in occasione del festival

Certamente le 40 cantine partecipanti, ma soprattutto i 5000 avventori del Festival sono la conferma di un successo destinato a ripetersi.

 

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Giornalista professionista dal 1994, ha lavorato per diverse testate nazionali, stampa, radio e video, oltre che per alcune istituzioni politiche. Laureato in lettere, indirizzo storia contemporanea, da oltre venti anni lavora alla comunicazione di istituti scientifici, legati allo spazio e all’astrofisica spaziale. È stato Fondatore e Direttore Editoriale del magazine cartaceo Globalscience e del giornale online Artemis Scienza. È tra gli autori e curatori del libro Italia Dello Spazio 1948-2008. È autore, con Marco Spagnoli che ne è anche il regista, del documentario Spazio Italiano, dalle Origini al San Marco prodotto da Istituto Luce. Dal 2023 è sommelier professionista ed ha ripreso ad occuparsi giornalisticamente del settore agroalimentare.
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